La corsa rappresenta una delle forme di locomozione più evolute dell’essere umano. Sebbene nell’immaginario comune sia considerata un gesto istintivo — quasi banale nella sua immediatezza — un’analisi scientifica rivela una struttura complessa, regolata da fini concatenazioni motorie e leggi fisiche precise. La distinzione tra “correre” e “saper correre” non è puramente semantica: il “sapere” motorio è il presupposto fondamentale per l’efficienza e, di conseguenza, per la velocità. Questo bagaglio di competenze non si acquisisce solo tramite istruzioni verbali, ma è la sedimentazione di esperienze vissute coscientemente fin dall’infanzia.
Il Ciclo di Corsa: Meccanismi di Accumulo e Restituzione Energetica
Il cuore della corsa risiede in una successione ritmica di contatti con il terreno, dove il corpo umano opera come un sistema elastico ad alta precisione. Secondo gli studi pionieristici di Carmelo Bosco e Carlo Vittori, l’azione muscolare durante la corsa si articola in un ciclo specifico definito eccentrico-concentrico.
Già pochi millisecondi prima dell’impatto con il suolo, il sistema nervoso attiva i muscoli antigravitazionali, preparando lo scheletro a sostenere il carico. Al momento del contatto, avviene quello che viene definito “lavoro negativo”:
- Fase di Ammortizzazione (Lavoro Eccentrico): Le articolazioni degli arti inferiori si flettono controllatamente e i muscoli estensori subiscono uno stiramento. In questa fase, l’energia potenziale non viene dissipata, ma immagazzinata nei tendini e nei muscoli sotto forma di energia elastica.
- Fase di Spinta (Lavoro Concentrico): Immediatamente dopo, avviene il “lavoro positivo”. Le articolazioni si estendono e l’energia precedentemente accumulata viene restituita sotto forma di energia meccanica.
Come sottolineava magistralmente Carlo Vittori, il piede non effettua una spinta statica, ma un vero e proprio rimbalzo. Questo meccanismo permette all’atleta di muoversi con un costo metabolico inferiore rispetto a quanto richiesto da una contrazione puramente muscolare.

Il Piede: Da Molla Passiva a Modulatore Energetico
Per decenni, il piede umano è stato paragonato a una semplice molla meccanica, un arco plantare capace di riciclare energia passivamente. Tuttavia, la ricerca contemporanea ha ribaltato questa visione. Uno studio fondamentale del 2019 (Riddick, Farris e Kelly) ha dimostrato che il piede è un organo attivo, la cui funzione è modulata dinamicamente dalla muscolatura plantare.
I muscoli intrinseci del piede non si limitano a sostenere l’arco, ma svolgono un ruolo attivo nell’adattare il corpo alle richieste energetiche della locomozione. Questa funzione diventa determinante in situazioni variabili:
- Accelerazione e Decelerazione: Dove il piede deve gestire variazioni repentine di carico.
- Locomozione su Pendenze: Dove la gestione dell’energia elastica deve essere ricalibrata per contrastare la gravità o frenare la caduta.
- Stabilizzazione: Il piede agisce come un dissipatore intelligente di energia, correggendo le irregolarità del terreno per proteggere le articolazioni superiori.
La ricerca stima che questa capacità di riciclare energia meccanica contribuisca fino al 17% dell’energia necessaria per alimentare ogni singola falcata, rendendo il piede un componente essenziale dell’economia di corsa.
La Complessità del “Saper Correre”
La tecnica di corsa non è dunque un vezzo estetico, ma la ricerca della massima economia di esercizio. Saper correre significa ottimizzare il tempo di contatto al suolo e massimizzare la restituzione elastica. Un appoggio inefficiente o una muscolatura plantare debole trasformano il “rimbalzo” in un impatto traumatico, aumentando la dispersione energetica e il rischio di infortuni.
L’integrazione tra la visione classica di Bosco-Vittori e le nuove scoperte sulla funzione attiva del piede suggerisce che l’allenamento moderno non può limitarsi al potenziamento dei grandi gruppi muscolari. È necessaria un’educazione al movimento che parta proprio dal piede, inteso come il primo e più importante modulatore di energia a disposizione dell’atleta.

L’anatomia del dorso del piede rivela la complessa rete di muscoli estensori e strutture nervose che permettono la pre-attivazione e la modulazione attiva durante la fase di volo e il contatto al suolo.
Conclusione: Il Valore della Consapevolezza Motoria
In conclusione, la corsa si configura come una sfida biomeccanica dove la biologia incontra la fisica. La capacità di sfruttare il ritorno elastico e la funzione attiva del piede distingue il corridore evoluto dal principiante. Comprendere che ogni passo è un rimbalzo guidato dal sistema nervoso permette di approcciarsi alla corsa non più come a una fatica muscolare, ma come a una gestione intelligente delle energie. Il segreto della velocità, in ultima analisi, risiede nella capacità del nostro “software” neurale di far lavorare in armonia la struttura muscolare e la reattività del piede.














