Il costo biomeccanico dello shock tattico

Scienze Motorie Dipartimento Calcio

Direttore Scientifico Dott. Mattia Giacobone, Vice-Direttore Dott. Pablo Lischetti

ats logo
Pablo Lischetti
Atleta che tiene il ginocchio infortunato con overlay a raggi X che mostra la rotula e l’articolazione del ginocchio.
04 febbraio 2026

Nel calcio professionistico, la frenesia di ottenere risultati immediati spinge spesso i club a compiere la scelta più drastica: cambiare allenatore. È una decisione strategica che mira a generare uno stimolo acuto sulla prestazione collettiva, ma che comporta inevitabili conseguenze fisiologiche e biomeccaniche sugli atleti. La letteratura scientifica suggerisce infatti che, nelle settimane successive a un cambio di guida tecnica, l’incidenza degli infortuni muscolari aumenta significativamente. Il cosiddetto “effetto shock”, spesso auspicato dalle società, si traduce in un incremento del rischio di lesioni da sovraccarico, con impatto diretto sulla disponibilità dei giocatori e sui costi sanitari. Questo fenomeno non riguarda solo la prestazione fisica, ma coinvolge anche le dinamiche del sistema neuromuscolare, chiamato a riadattarsi rapidamente a nuovi stimoli, metodologie e parametri di carico.   Calciatore in sprint durante una seduta ad alta intensità, simbolo della perturbazione biomeccanica generata dallo shock tattico post cambio allenatore

L’epidemia silenziosa degli infortuni muscolari

Gli infortuni muscolari da stiramento, non collegati a situazioni di contatto, rappresentano uno dei principali problemi sanitari negli sport ad alta intensità. Nel calcio professionistico costituiscono oltre un terzo di tutte le lesioni che determinano indisponibilità agonistica. Queste lesioni sono correlate a variabili multiple: tolleranza al carico, affaticamento neuromuscolare, intensità degli sprint, ripetizione dei cambi di direzione, gestione delle micro-variazioni. Tuttavia, accanto ai determinanti fisiologici, un ruolo cruciale è giocato anche dai fattori organizzativi e gestionali. Il cambio allenatore altera inevitabilmente il precedente equilibrio tra carichi, volumi, intensità, densità e modalità di allenamento. Questa perturbazione, in assenza di un adeguato periodo di adattamento, modifica la risposta neurofisiologica dell’atleta e aumenta il rischio di lesioni. Il costo economico di tali eventi è considerevole: un singolo infortunio muscolare può comportare perdite superiori ai 500.000 euro tra stipendio, trattamenti, impatto sulle prestazioni e valore potenzialmente ridotto del giocatore.

Lo studio che ha misurato l’effetto del cambio allenatore

Un contributo rilevante proviene da uno studio prospettico di coorte condotto nella Super League turca (Dönmez et al., 2018), una competizione caratterizzata da un elevato tasso di turnover tecnico. I ricercatori hanno monitorato 118 giocatori per tre stagioni, totalizzando oltre 53.000 ore di esposizione complessiva. L’obiettivo era valutare l’incidenza delle lesioni muscolari in relazione ai periodi di stabilità tecnica e ai momenti successivi al cambio di allenatore. Tutte le diagnosi sono state confermate mediante risonanza magnetica (MRI), garantendo elevata accuratezza clinica e permettendo un’analisi precisa dei fenomeni lesivi. L’incidenza complessiva è risultata pari a 2.3 infortuni ogni 1000 ore, con un rischio circa dieci volte superiore in partita rispetto all’allenamento (13.6 vs 1.2 per 1000 ore).   Allenatore sportivo in piedi che indica la direzione mentre tiene una cartellina ATS.

Il rischio esplode nelle settimane successive al cambio di guida tecnica

L’analisi dei dati ha mostrato un risultato inequivocabile: nelle quattro settimane successive al cambio allenatore, l’incidenza degli infortuni muscolari aumenta in modo sostanziale. Gli autori hanno identificato un incremento significativo di lesioni correlate a sovraccarico e livelli anomali di stress neuromuscolare. Il meccanismo fisiologico alla base è legato alla mancata capacità del sistema neuromuscolare di adattarsi ai nuovi stimoli: variazioni improvvise nel volume, nella distribuzione dei carichi o nei modelli motori richiesti compromettono la sincronizzazione tra unità motorie, coordinazione intermuscolare e controllo centrale del movimento. Questa instabilità momentanea rende il tessuto più vulnerabile agli stress meccanici, generando un picco di rischio difficilmente compensabile dagli atleti, soprattutto in periodi ad alta densità di gare.

Perché accade: la spiegazione neurofisiologica

Il cambio allenatore induce un vero e proprio shock al sistema neuromuscolare, che deve riorganizzare rapidamente i parametri di controllo motorio. Tra i principali fattori fisiologici coinvolti rientrano:
  • Ridefinizione dei pattern motori Nuovi schemi tattici modificano tempi, angoli e frequenze di attivazione muscolare.
  • Variazione della densità del carico Cambiano intensità, recupero e progressioni, imponendo adattamenti rapidi all’apparato neuromuscolare.
  • Stress cognitivo aumentato L’atleta deve elaborare nuove informazioni, aumentando la fatica centrale.
  • Disallineamento temporaneo tra agonisti e antagonisti Le sinergie motorie necessitano di tempo per stabilizzarsi sotto un nuovo sistema di stimoli.
La combinazione di questi fattori porta a una momentanea riduzione della capacità del muscolo di gestire gli stress di allungamento ad alta velocità, tipici delle fasi di sprint e cambi di direzione.

Conclusioni: l’importanza della stabilità tecnica per la salute muscolare

I dati scientifici dimostrano in modo chiaro che il cambio allenatore non è un evento neutro dal punto di vista fisiologico: rappresenta uno dei momenti a più alto rischio per l’integrità muscolare dell’atleta. Dal punto di vista biomeccanico e neurofisiologico, la stabilità tecnica costituisce un elemento fondamentale per la prevenzione degli infortuni. La gestione del carico deve essere progressiva e regolata da un’analisi multifattoriale che consideri non solo la performance ma anche l’adattamento neuromuscolare. Un approccio scientifico, supportato da dati oggettivi e da un coordinamento integrato tra staff tecnico, preparatori e medici, è essenziale per ridurre i picchi di rischio e ottimizzare la salute dell’atleta. Il messaggio finale è chiaro: le prestazioni non migliorano con l’instabilità. La continuità tecnica non è soltanto una scelta gestionale, ma un requisito biologico per preservare la funzionalità neuromuscolare e garantire performance sostenibili nel lungo periodo.   Giovani calciatori durante un esercizio di possesso palla, con un giocatore che conduce il pallone mentre altri lo pressano sul campo.

Cadaver Lab
Libro PlayBook + Video Corso Introduttivo Ginnastica Posturale®
Libro Nutrizione Funzionale
BFRT
Libro Scienza, Forza, Ipertrofia
Libro Allenamento Cognitivo Tennis
Libro Prevenzione delle cadute e riprogrammazione dell’equilibrio
Libro + PlayBook Metodologia dell'Allenamento e Calcio Modulato

Articoli Correlati

Instabilità posturale in fase lieve-moderata: passi di compenso e progressioni in sicurezza

Instabilità posturale in fase lieve-moderata: passi di compenso e progressioni in sicurezza

L' instabilità posturale è considerata uno dei segni cardinali della malattia di Parkinson e tende a diventare più rilevante con la progressione. Anche nelle fasi lieve-moderate, però, molte persone m...

La clitoride e il piacere nei legami umani

La clitoride e il piacere nei legami umani

di Prof. Ferdinando Paternostro e Prof.ssa Immacolata Belviso Prof. Ferdinando Paternostro — Direttore Scientifico del Dipartimento di Anatomia Umana di Scienze Motorie Prof.ssa Immacolata Belviso — P...

Tennis master over 50: volume di campo, sovraccarico di spalla e criteri per alleggerire la settimana

Tennis master over 50: volume di campo, sovraccarico di spalla e criteri per alleggerire la settimana

I tennisti master over 50 sono spesso tra gli atleti più costanti e motivati. Molti giocano più volte a settimana, partecipano a tornei di categoria e cercano di mantenere il livello di gioco degli an...

Reidratazione dopo sedute oltre i 75 minuti al caldo: peso, sodio e limiti del consiglio in palestra

Reidratazione dopo sedute oltre i 75 minuti al caldo: peso, sodio e limiti del consiglio in palestra

Con le sedute estive all'aperto, i corsi in sale poco ventilate e gli allenamenti lunghi di resistenza, la domanda su come reidratarsi diventa frequente. Le risposte che circolano in palestra sono spe...

Prove di verifica nella secondaria: distinguere apprendimento motorio e prestazione atletica

Prove di verifica nella secondaria: distinguere apprendimento motorio e prestazione atletica

In molte palestre scolastiche la verifica coincide ancora con una misura: secondi su una distanza, centimetri in un salto, ripetizioni in un tempo dato. Il dato è semplice da raccogliere e sembra ogge...

Integratori alimentari in Italia: 35 milioni di utilizzatori. Cosa dicono le evidenze e quali limiti di competenza ha il laureato in Scienze Motorie

Integratori alimentari in Italia: 35 milioni di utilizzatori. Cosa dicono le evidenze e quali limiti di competenza ha il laureato in Scienze Motorie

In breve Secondo l'indagine "Italiani e Integratori alimentari" (AstraRicerche, marzo 2026; 1.000 intervistati 18-74 anni), l'85% degli italiani ha usato integratori nell'ultimo anno; il 34% sceglie i...

Live Chat
assistance banner image
Whatsapp
Messenger
800.19.35.40