Il Sistema Miofasciale
L’Architettura Invisibile del Corpo
Nel panorama della fisiologia moderna, il concetto di muscolo isolato è ormai superato. Ogni componente del corpo umano — muscoli, organi, vasi sanguigni e nervi — è immerso in una guaina connettivale nota come fascia. Queste guaine, suddivise in epimisio, perimisio ed endomisio, creano una continuità strutturale che sostiene e collega ogni unità funzionale.
Dal punto di vista meccanico, la matrice extracellulare si è evoluta per distribuire le tensioni derivanti dal movimento e dalla gravità. Questo avviene attraverso una struttura a tensegrità, un modello architettonico dove le componenti in compressione (le ossa) spingono verso l’esterno contro le componenti in trazione (il sistema miofasciale) che spingono verso l’interno. In questo equilibrio dinamico, lo scheletro non è una struttura portante autonoma, ma dipende totalmente dal sostegno del sistema miofasciale per mantenere la propria integrità.


Efficacia Scientifica contro Efficienza Professionale
Un passaggio cruciale nella gestione clinica del paziente risiede nella distinzione tra il raggiungimento di un obiettivo e l’ottimizzazione delle risorse necessarie per ottenerlo.
Pertanto, ciò che appare essere efficace in scienza (capacità di raggiungere l’obiettivo prefissato) spesso non lo è nella vita professionale di tutti i giorni, per mancanza di efficienza (capacità di ottenere un risultato terapeutico con il minimo impiego di risorse).
| Dimensione | Definizione | Focus |
| Efficacia | Capacità di raggiungere l’obiettivo prefissato | Risultato Clinico |
| Efficienza | Capacità di ottenere il risultato con il minimo impiego di risorse | Sostenibilità del Trattamento |
Evoluzione delle Teorie sulle Catene Miofasciali
L’identificazione di specifiche connessioni miofasciali, intese come anelli di una catena che cooperano per una funzione comune, è frutto del lavoro di diversi autori che hanno rivoluzionato la posturologia e le scienze motorie.
Il Contributo di Françoise Mezieres
Françoise Mezieres è stata la pioniera nel classificare le catene muscolari, ponendo l’accento sulla globalità. Ha individuato quattro circuiti principali:
- Catena Muscolare Posteriore: la più estesa, che va dalla linea occipitale alle dita dei piedi. Include il trapezio, il gran dorsale, i muscoli erettori della colonna, i glutei, fino ai muscoli plantari del piede.
- Catena Muscolare Antero-Inferiore: nota come fascia cervico-toraco-addomino-pelvica, è formata dal tendine centrale, dal diaframma e dall’ileopsoas.
- Catena Muscolare Inspiratoria: composta dai muscoli nucali e dal tendine centrale che collega il rachide cervicale al diaframma.
- Catena Anteriore dell’Arto Superiore: comprende il bicipite brachiale, il brachio-radiale e tutti i muscoli flessori e pronatori dell’avambraccio.

L’Approccio di Leopold Busquet
Busquet ha introdotto una distinzione funzionale basata sull’azione del tronco, suddividendo il sistema in catene rette e crociate. Le catene rette, anteriore e posteriore, assicurano la stabilità e la statica. Le catene crociate, invece, sono i motori della torsione e collegano l’emi-bacino al torace controlaterale. Questi sistemi non agiscono in opposizione: la dinamica delle catene crociate necessita della stabilità offerta dal sistema retto. Il cingolo scapolare e gli arti superiori si innestano in questo complesso per potenziare o accompagnare i movimenti di arrotolamento e raddrizzamento.

I Meridiani Miofasciali di Thomas Myers
Thomas Myers ha ulteriormente espanso questa visione descrivendo dei “binari” di tessuto connettivo che distribuiscono la deformazione e il movimento in tutto il corpo:
- Linea Superficiale Posteriore: collega la fascia plantare all’occipite; è fondamentale per mantenere la stazione eretta.
- Linea Superficiale Frontale: corre lungo la parte anteriore del corpo, dai piedi allo scalpo, proteggendo gli organi e bilanciando la linea posteriore.
- Linea Profonda Frontale: il nucleo del corpo, che attraversa il pavimento pelvico, il diaframma, il pericardio e il mediastino fino alla mandibola.
- Linea a Spirale: avvolge il corpo come una doppia elica, gestendo le rotazioni e la stabilità multidirezionale.
- Linee del Braccio: circuiti che connettono il tronco alle dita della mano, suddivisi in superficiali e profondi.

Il Diaframma: Il Fulcro del Riequilibrio
Un elemento comune a tutti gli autori è l’importanza centrale del diaframma. Questo muscolo non è solo il motore della respirazione, ma un punto di snodo biomeccanico cruciale. I suoi pilastri posteriori lo legano alle catene di estensione, la sua parte anteriore alle catene di flessione tramite i grandi retti, e le porzioni laterali alle catene crociate. Da ciò deriva l’assoluta necessità di integrare una corretta meccanica respiratoria in ogni esercizio di riequilibrio miofasciale.

Le 6 Catene Funzionali nella Ginnastica Posturale
Il metodo della Ginnastica Posturale sintetizza questi studi in un protocollo basato su sei traiettorie fondamentali, progettate per rispondere alle tre leggi biologiche: equilibrio, economia e comfort (assenza di dolore).
Catene Statistiche: Posteriore e Anteriore
Queste linee gestiscono la nostra capacità di restare in piedi contro la forza di gravità. La catena posteriore comprende la muscolatura dalla fascia plantare all’occipite (erettori spinali, glutei, polpacci). Specularmente, la catena anteriore percorre il corpo dal dorso del piede alla mandibola, includendo il quadricipite, l’ileopsoas, i muscoli addominali e i muscoli ioidei.
Catene Dinamiche: Le Crociate
Sono le linee che utilizziamo attivamente durante il cammino, la corsa e ogni schema di movimento incrociato.
- Catena Crociata Posteriore: assicura il controllo durante il movimento collegando la regione postero-laterale di un arto superiore alla regione opposta dell’arto inferiore (es. gran dorsale e gluteo controlaterale).

- Catena Crociata Anteriore: delinea uno schema passante dalla regione antero-mediale di un arto superiore alla regione opposta inferiore, coinvolgendo pettorali, obliqui e adduttori.

Questa schematizzazione permette di costruire protocolli di esercizi che non lavorano sul singolo muscolo, ma sulla massima capacità di contrazione e allungamento delle traiettorie funzionali, garantendo un approccio globale al benessere posturale.














