19 dicembre 2025

Le nuove linee guida della rianimazione

Le novità delle linee guida 2025 sulla RCP e sul BLSD

La rianimazione cardiopolmonare (RCP) è una delle competenze salvavita più importanti per cittadini e sanitari. Le linee guida internazionali 2025 (ERC – European Resuscitation Council e AHA – American Heart Association) hanno aggiornato diversi punti chiave del BLSD, con l’obiettivo di aumentare la sopravvivenza e ridurre le complicanze.
Rispetto alle versioni precedenti (2020), le novità non stravolgono la pratica, ma la rendono più rapida, più focalizzata sulla qualità delle compressioni e più guidata dal supporto dei dispatcher del 112/118.

Il ruolo centrale del dispatcher nella Telephone-CPR e nella rianimazione precoce

Il dispatcher è l’operatore specializzato del 112/118, colui che risponde alla chiamata di emergenza, valuta rapidamente la situazione, formula domande mirate per capire se la persona è in arresto cardiaco e guida passo dopo passo il soccorritore al telefono. In pratica, trasforma ogni cittadino in una risorsa attiva, offrendo istruzioni in tempo reale su come riconoscere l’arresto, come iniziare le compressioni e come utilizzare il defibrillatore. Le nuove linee guida di rianimazione attribuiscono a questa figura un ruolo centrale: la rianimazione oggi non inizia più quando si mettono le mani sul torace, ma quando si effettua la chiamata e il dispatcher attiva quella che viene definita “Telephone-CPR”.

Rianimazione cardiopolmonare in ambiente domestico con assistenza telefonica dei servizi di emergenza.

Il ruolo del dispatcher: la novità più importante

Rispetto alle linee guida precedenti, il ruolo del dispatcher emerge con una forza completamente nuova. Non si tratta più solo di un operatore che invia i mezzi di soccorso, ma di una figura che, attraverso il telefono, avvia di fatto la catena della sopravvivenza. Le linee guida 2025 sottolineano che l’intero processo di rianimazione comincia da lui, perché permette al soccorritore che si trova davanti a una persona che non respira di essere immediatamente guidato a riconoscere l’arresto cardiaco e a iniziare le compressioni toraciche senza esitazioni. Questa guida vocale passo-passo riduce i tempi morti, elimina i dubbi e porta chiunque, anche chi non ha mai seguito un corso, a compiere i gesti corretti.

Grafico della Catena della Sopravvivenza con le fasi di intervento in caso di arresto cardiaco.

Riconoscimento dell’arresto cardiaco: più semplice

Una delle modifiche più importanti riguarda la semplificazione del riconoscimento dell’arresto cardiaco. In passato i soccorritori, soprattutto i laici, erano spesso incerti su cosa intendere per “respiro normale” o “assenza di respiro”. Le nuove linee guida affermano con chiarezza che, se una persona non risponde e non respira normalmente – includendo quindi il gasping, che è un respiro agonico e inefficace – ci si deve comportare come se fosse in arresto cardiaco. Questo elimina passaggi superflui e riduce in modo significativo il tempo che trascorre prima di iniziare la rianimazione. La logica è semplice: meglio iniziare qualche compressione in più che perderne una necessaria.

Compressions first: sempre e comunque

Il concetto di “compressioni prima di tutto” non è nuovo, ma nelle linee guida 2025 viene ulteriormente rafforzato. Le compressioni toraciche devono iniziare immediatamente, senza attendere il defibrillatore e senza perdersi in valutazioni ripetute delle funzioni vitali. La rianimazione moderna è centrata sulla qualità del massaggio cardiaco: la frequenza deve mantenersi tra 100 e 120 compressioni al minuto, la profondità attorno ai 5–6 centimetri e il torace deve potersi rialzare completamente a ogni ciclo. Le interruzioni devono essere ridotte al minimo, idealmente non oltre i cinque secondi. Tutto questo si traduce in un messaggio semplice: le compressioni sono la “medicina” principale della rianimazione e non vanno mai ritardate.

Head-Up CPR: introdotta come possibilità avanzata

Le nuove linee guida introducono un accenno a una tecnica avanzata che fino a pochi anni fa era considerata sperimentale: la Head-Up CPR, cioè la rianimazione con una lieve elevazione controllata della testa del paziente. È una procedura esclusivamente per operatori esperti e non riguarda i soccorritori laici, ma la sua comparsa nelle raccomandazioni segnala l’evoluzione tecnologica della rianimazione. Studi preliminari indicano che questa posizione potrebbe favorire il ritorno venoso dal cervello e ridurre la pressione intracranica, con potenziali benefici neurologici. Anche se ancora non rappresenta una pratica standard, il fatto che venga menzionata mostra come la rianimazione stia entrando in una nuova fase di sviluppo.

DAE: uso ancora più anticipato

Il defibrillatore semiautomatico esterno mantiene un ruolo centrale, ma le linee guida 2025 sottolineano con forza che il suo utilizzo non deve essere rimandato nemmeno di pochi secondi. Anche chi non è formato può usarlo senza difficoltà, perché il dispositivo fornisce istruzioni vocali chiare e intuitive. Il dispatcher, durante la chiamata, incoraggia attivamente il soccorritore a prendere il DAE presente nelle vicinanze e ad applicarlo immediatamente, senza interrompere per troppo tempo le compressioni. La defibrillazione precoce rimane uno degli elementi più determinanti per la sopravvivenza.

Utilizzo corretto del defibrillatore (DAE)

Accorgimenti tecnici fondamentali per l’applicazione corretta del DAE

L’uso del defibrillatore semiautomatico esterno è semplice e intuitivo, ma richiede alcune attenzioni tecniche indispensabili affinché l’erogazione dello shock sia efficace e sicura. La prima condizione essenziale è che il torace sia completamente nudo: abiti, reggiseni, camicie o giacche devono essere rimossi rapidamente, perché impediscono un adeguato contatto tra le placche e la pelle. Il torace deve essere anche asciutto, poiché l’acqua o il sudore possono disperdere la corrente o creare archi elettrici; basta asciugare la superficie con ciò che si ha a disposizione. In caso di torace particolarmente peloso, può rendersi necessaria una rapida depilazione localizzata: molti DAE infatti includono un rasoio nella dotazione, e l’obiettivo è solo quello di creare una zona pulita e aderente per evitare che i peli ostacolino l’adesione dell’elettrodo.

Posizionamento corretto delle placche e adattamenti in situazioni particolari

La posizione delle placche segue uno schema internazionale: una piastra va collocata sotto la clavicola destra, in posizione parasternale; l’altra sull’emitorace sinistro, circa sulla linea ascellare media. Questo orientamento antero-laterale permette alla corrente di attraversare il cuore in modo ottimale. Tuttavia, alcune condizioni richiedono piccoli adattamenti. Nel caso in cui il paziente abbia un pacemaker o un defibrillatore impiantabile (ICD), identificabile come un piccolo rilievo sottocutaneo nella regione pettorale sinistra, l’elettrodo non deve essere posizionato sopra il dispositivo ma almeno a qualche centimetro di distanza, preferendo una collocazione più laterale o leggermente inferiore. Lo shock non danneggia l’apparecchio, ma un contatto diretto con l’elettrodo potrebbe ostacolare la trasmissione della corrente verso il cuore. Lo stesso principio vale in presenza di piercing toracici: non è necessario rimuoverli, ma occorre evitare di applicare la piastra direttamente sopra il metallo, spostandola lievemente pur mantenendo il corretto vettore tra le due placche.

Uso del DAE nella donna e in gravidanza

Nella donna, comprese le donne con seno voluminoso, le placche vanno applicate esattamente negli stessi punti anatomici, sollevando il seno se necessario per ottenere una superficie stabile e ben aderente. In gravidanza, l’uso del DAE è assolutamente sicuro e non deve essere ritardato: la defibrillazione non danneggia il feto e la priorità, in ogni caso, è ripristinare la circolazione materna. La posizione delle placche resta invariata e il trattamento è identico a quello dell’adulto non in gravidanza.

Uso del DAE nel bambino e nel lattante

Nel bambino, a partire da un anno di età, le placche pediatriche (se disponibili) vanno utilizzate perché modulano l’energia erogata. Quando lo spazio toracico lo consente, si utilizza la posizione antero-laterale classica; se invece il torace è troppo piccolo per ospitare due placche senza che si tocchino, si adotta la configurazione antero-posteriore, applicando una piastra al centro del torace e l’altra sulla schiena. Nel lattante, sotto l’anno di età, il posizionamento antero-posteriore è spesso la scelta più efficace, sempre con placche pediatriche. Se queste non sono disponibili, è comunque preferibile utilizzare il DAE con placche per adulti piuttosto che rinunciare alla defibrillazione.

Perché il defibrillatore “ferma” il cuore e perché è indispensabile continuare a massaggiare

Perché il DAE non “riaccende” il cuore ma interrompe il caos elettrico

Un punto che spesso sorprende chi assiste a una defibrillazione è che il DAE, in realtà, non “riaccende” il cuore, ma fa quasi l’opposto: lo ferma per un istante. Questo accade perché nelle due principali aritmie che causano arresto cardiaco – tachicardia ventricolare senza polso e soprattutto fibrillazione ventricolare – il cuore non è fermo, anzi: è in uno stato di caos elettrico totale. Le cellule miocardiche scaricano in maniera disordinata, senza coordinazione, e quindi il cuore non riesce più a contrarsi in modo efficace. È vivo elettricamente ma morto funzionalmente.

Il meccanismo d’azione della defibrillazione: il “reset” elettrico del cuore

La defibrillazione serve proprio a questo: “resettare” il cuore, azzerare questo caos. Lo shock elettrico attraversa il miocardio e interrompe simultaneamente tutte le attività elettriche irregolari. Non è quindi un impulso che fa ripartire il battito, ma uno che ferma tutto, nella speranza che, subito dopo questa breve pausa forzata, il cuore possa ripristinare da solo un ritmo normale, partendo dal nodo senoatriale.

Perché riprendere subito le compressioni dopo lo shock

Questo meccanismo chiarisce perché il DAE dica: “Shock consigliato… shock in corso… shock erogato… ora riprendere le compressioni.”
Il soccorritore potrebbe pensare: “Perché massaggiare se ho appena dato lo shock?”
La risposta è semplice: dopo la defibrillazione il cuore può rimanere temporaneamente in una fase di silenzio elettrico, in cui non genera ancora un ritmo efficace. Le compressioni toraciche servono quindi a mantenere il flusso sanguigno verso cervello e cuore, in attesa che l’attività elettrica riparta correttamente.
In altre parole, il defibrillatore “riporta ordine”, ma è il massaggio cardiaco che mantiene in vita il paziente mentre il cuore tenta di recuperare la sua funzione. Per questo le linee guida ribadiscono con forza che le compressioni devono riprendere immediatamente dopo lo shock, senza perdere nemmeno un secondo, e devono continuare fino a quando il DAE non effettua una nuova analisi e indica se lo shock è ancora necessario o se è comparso un ritmo valido.

Defibrillazione e compressioni: due gesti inseparabili per salvare la vita

La defibrillazione è dunque un gesto altamente tecnologico, ma rimane indissolubilmente legata al gesto più semplice e umano della rianimazione: le mani che comprimono il torace. È l’unione delle due cose – shock + massaggio – che aumenta in modo decisivo le probabilità di sopravvivenza.

Differenze tra adulto, bambino e lattante nelle nuove linee guida

Differenze nella RCP: approccio nell’adulto secondo le nuove raccomandazioni

Le nuove raccomandazioni dedicano particolare attenzione alla distinzione tra adulto, bambino e lattante, perché le cause dell’arresto, la fisiologia e le priorità cambiano con l’età.  Nell’adulto la sequenza privilegiata resta quella centrata sulle compressioni toraciche, considerando che nella maggior parte dei casi la causa è cardiaca. Le ventilazioni sono consigliate solo ai soccorritori addestrati, mentre per tutti gli altri è accettabile proseguire con compressioni continue. Il rapporto quando si ventilano rimane 30:2.

RCP nel bambino: importanza delle ventilazioni e adattamenti tecnici

Nel bambino, che comprende la fascia tra un anno e la pubertà, il discorso si modifica perché molte volte l’arresto deriva da una causa respiratoria. Per questo motivo le linee guida ribadiscono l’importanza delle ventilazioni e introducono le classiche cinque insufflazioni iniziali, prima di passare alle compressioni secondo il rapporto 30:2 o 15:2 quando i soccorritori sono due. La profondità del massaggio deve essere pari a un terzo del torace, indicativamente intorno ai cinque centimetri.

RCP nel lattante: tecniche specifiche e aggiornamenti 2025

Nel lattante, cioè al di sotto dell’anno di età, la sequenza riprende gli stessi principi del bambino, ma con tecniche adattate a un torace molto più piccolo. Le cinque ventilazioni iniziali restano fondamentali e le compressioni possono essere eseguite con due dita quando si è da soli, oppure con i due pollici circondando il torace quando i soccorritori sono due. La profondità consigliata è di circa quattro centimetri. Una novità importante delle linee guida 2025 è una maggiore apertura all’uso del DAE anche nei lattanti: se sono disponibili le placche pediatriche vanno utilizzate, ma in loro assenza si può comunque procedere, applicando le piastre in alternativa anteriore-posteriore.

BLSD nel trauma: chiarite alcune ambiguità

Nella gestione dell’arresto cardiaco traumatico, le nuove linee guida chiariscono che l’apertura della via aerea resta una priorità, ma deve essere eseguita con attenzione alla possibile instabilità del rachide cervicale. La manovra preferita, quando possibile, è il “jaw thrust”, che riduce la mobilizzazione del collo. Tuttavia, le raccomandazioni affermano con decisione che, se il soccorritore è solo, la rianimazione ha comunque priorità rispetto all’immobilizzazione cervicale. La sopravvivenza dipende dall’inizio precoce delle compressioni e non va ritardata per procedure accessorie.

Addestramento al primo soccorso con rianimazione cardiopolmonare e utilizzo del defibrillatore DAE.

Un BLSD sempre più “realistico”

Le linee guida 2025 riconoscono che la rianimazione, nella realtà, avviene spesso in condizioni emotive difficili e che il soccorritore laico può essere spaventato o esitante. Per questo motivo la nuova impostazione riduce al minimo le decisioni da prendere, semplifica i criteri diagnostici e affida al dispatcher il compito di accompagnare il soccorritore in ogni fase. Il BLSD diventa così più umano, più aderente alla realtà e più accessibile anche ai non esperti. Il messaggio sottostante è che non serve essere perfetti: serve essere veloci.

Cosa significa tutto questo per la comunità?

Il BLSD 2025 e il ruolo decisivo della comunità nella sopravvivenza

Il BLSD 2025 afferma con chiarezza che la sopravvivenza all’arresto cardiaco non dipende solo dalle competenze dei professionisti sanitari, ma dalla rapidità della comunità nel riconoscere e trattare l’evento. È la società nel suo insieme che determina la probabilità di salvarsi: chi chiama, chi comprime, chi usa un DAE. La rianimazione diventa quindi un gesto condiviso, un’azione collettiva che comincia dalla voce del dispatcher, passa per la prontezza del soccorritore e arriva fino alle mani dei sanitari avanzati.

Conclusioni: una rianimazione più rapida, partecipata e orientata al futuro

Le nuove linee guida non rivoluzionano la rianimazione, ma la rendono più immediata, più moderna e più centrata sulle persone. La grande novità è il ruolo del dispatcher, che diventa il primo anello della catena della sopravvivenza e guida il cittadino in modo continuo. Il riconoscimento dell’arresto diventa più semplice, l’importanza delle compressioni viene ribadita con ancora maggiore forza, il DAE è considerato uno strumento utilizzabile da chiunque e le differenze tra adulto, bambino e lattante vengono definite con maggiore chiarezza. Si apre inoltre la porta a nuove tecniche come la Head-Up CPR, segno di una rianimazione sempre più tecnologica e orientata al futuro.
In definitiva, il BLSD 2025 punta a una rianimazione più rapida, più efficace e più partecipata, nella quale ogni cittadino può diventare, per qualche minuto decisivo, parte attiva del salvataggio di una vita.

Bibliografia

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