Protocolli di Riatletizzazione nel Calcio
Nello sport e, in particolare, nel calcio, il ritorno in campo è, a oggi, un percorso sospeso tra arte, evidenza e pratica. Poiché non esistono protocolli gold standard (Draovitch et al., 2022) per ciascun tipo di infortunio e avendo ogni atleta un vissuto differente, aspettative e necessità diverse, la via del rientro deve essere adattata a ogni situazione e cucita su misura sul singolo calciatore.
Solcando ogni volta un sentiero nuovo nel cammino verso la guarigione e lo stato prestativo, si nasconde dietro l’angolo il rischio di perdersi pezzi per strada. Nel caos di una società di calcio, tra pressioni e tempistiche, è tremendamente facile perdere di vista l’ago della bussola; ritrovare l’orientamento velocemente è fondamentale e può fare la differenza tra un buon rientro e una recidiva. Di conseguenza, diventa di grande utilità avere una lista delle varie tappe da affrontare per non farsi cogliere impreparati e realizzare protocolli con progressioni logiche e consapevoli. Pur non avendo sempre un andamento didattico lineare, a causa di vincoli interni o esterni (Tol et al., 2020), a volte, sarà necessario rallentare o tornare indietro di qualche passo per prendere metaforicamente la rincorsa e saltare al livello successivo (Taberner & Cohen, 2018).
Nel percorso più o meno lungo da affrontare bisogna, prima di tutto, fissare le principali tappe del viaggio:
- RTR: return to run, ripresa della corsa
- RTT: return to training, ritorno agli allenamenti in forma parziale prima e, successivamente, completa
- RTP: return to play, ritorno in campo e allo stato prestativo

Lavori sui diversi tipi di contrazione muscolare, movimenti fondamentali, propriocezione, propedeutica alla corsa, accelerazioni e decelerazioni, cambi di direzione, sprint e tecnica di base sono aspetti fondamentali che tutti i calciatori devono affrontare prima di calcare nuovamente il campo con la squadra.
In questa prima parte, verrà approfondita la successione dei diversi tipi di contrazione muscolare, alla base della scelta di tutte le proposte di ciascun periodo di riatletizzazione. Nella seconda parte, verranno visti gli obiettivi da superare per ritornare a correre prima, ad allenarsi poi e, alla fine, a competere nuovamente.
Infortuni muscolari, tendinei, traumatici, articolari e legamentosi sono le tipologie più diffuse tra le cause di stop per un giocatore (Ekstrand et al., 2019; UEFA Elite Club Injury Study, 2021). I percorsi di guarigione sono diversi tra di loro ma con alcuni tratti in comune che aumentano a mano a mano che ci si avvicina al ritorno in campo, come in un collo di bottiglia.
Nella prima fase, sempre in collaborazione con l’area medica, sarà necessario favorire il processo di guarigione senza dimenticare di continuare ad allenare il giocatore nelle qualità metaboliche (aerobiche e anaerobiche), nella forza, nella potenza e nella velocità, a patto che il tipo di infortunio lo permetta (Buckthorpe et al., 2019).
Prima di tutto il calciatore dovrebbe essere un atleta e, in modo trasversale, può sfruttare metodi, mezzi e sport differenti per rallentare l’inevitabile decondizionamento, soprattutto negli infortuni di lunga durata. Superate le due settimane di stop, infatti, iniziano a ridursi gli adattamenti nervosi ed enzimatici mentre quelli strutturali tendono a mantenersi più a lungo (Mendiguchia et al., 2020). Per esempio, un giocatore che ha subito una distorsione di caviglia può lavorare in piscina con il duplice vantaggio di ridurre più velocemente il gonfiore e mantenere la condizione aerobica nuotando, usando inizialmente per precauzione un attrezzo come il pull buoy per sfruttare le braccia ed evitare ulteriore stress nella zona infortunata.
Contrazioni muscolari
Premettendo che possiamo classificare la contrazione muscolare in diversi modi, la tipologia di contrazione rappresenta il vincolo principale, soprattutto nelle prime fasi degli infortuni muscolari e tendinei, di cui tenere conto per impostare l’intera programmazione (Mendiguchia et al., 2017; Van Hooren & Bosch, 2017).
Le contrazioni isometriche, concentriche ed eccentriche sono le risposte più analitiche della fibra muscolare. Nel primo caso, il muscolo sottoposto a un carico massimale o sub-massimale si contrae ma non varia la propria lunghezza; nel secondo si accorcia; nell’ultimo si allunga.
Il ciclo allungamento-accorciamento (SSC: Stretch-Shortening Cycle) rappresenta la base di movimenti più complessi come la pliometria e la balistica. In queste situazioni, il muscolo si allunga e, sfruttando sia l’energia elastica accumulata nella componente tendinea sia lo stiramento della fibra muscolare, restituisce una contrazione concentrica potenziata dalla fase precedente (Komi, 2000). Minore è il tempo di transizione tra l’allungamento e l’accorciamento, maggiore sarà la potenza e l’efficienza del gesto (Cormie et al., 2011).
In base al tipo di resistenza a cui è sottoposto il muscolo, possiamo identificare diverse modalità di lavoro:
- isotoniche, quando la resistenza offerta dal peso spostato non varia;
- isocinetiche, in cui la velocità rimane costante mentre la resistenza si adatta automaticamente per mantenerla;
- isoinerziali, dove la resistenza restituita varia in base alla forza espressa (Bolling et al., 2021);
- auxotoniche, in cui la tensione aumenta progressivamente grazie all’elasticità del mezzo (per esempio bande elastiche).
Lesioni muscolari e tendinee
La fase di proliferazione e le isometriche
Dopo la fase acuta (infiammatoria), la prima contrazione da introdurre è quella isometrica. Questo approccio ha due vantaggi principali:
- stimola la sintesi di collagene nel tessuto danneggiato, favorendo la riparazione della lesione;
- permette il recupero neuromuscolare senza imporre stress eccessivo sul muscolo o sul tendine lesionato (Hickey et al., 2020; Mendiguchia et al., 2020).
L’isometria fornisce anche un feedback importante allo staff medico. Se il muscolo può tollerare carichi progressivi senza dolore, permette di monitorare la risposta del tessuto e di prendere decisioni sul momento in cui passare alla fase successiva.
Concentriche o eccentriche?
Già a questo punto, ci troviamo di fronte al primo bivio. In base al tipo di infortunio e alla scelta dello staff medico, si possono impostare le prime contrazioni di tipo concentrico o eccentrico a bassa intensità. Come in ogni scelta, ci sono dei pro e dei contro ma anche delle necessità. La scelta dipende principalmente dai seguenti fattori: tipo di tessuto lesionato (muscolare o tendineo), gravità e localizzazione della lesione e obiettivi funzionali sui tempi di recupero desiderati.
| Contrazioni concentriche |
Contrazioni eccentriche |
||
| Pro | Contro | Pro | Contro |
|
consentono un recupero più graduale della funzione muscolare |
minore stimolazione dei processi di riallineamento delle fibre | promuovono il riallineamento delle fibre muscolari secondo i vettori di forza fisiologici | rischio maggiore di dolore o sovraccarico se il tessuto non è sufficientemente guarito |
| riducono il rischio di stress eccessivo sul tessuto tendineo lesionato | minor effetto preventivo contro future lesioni eccentriche | riducono il rischio di formazione di tessuto cicatriziale disorientato | potenziale aumento del rischio di recidiva se non monitorato con criteri rigorosi |
| permettono un recupero funzionale lineare (Draovitch et al., 2022) | tempi di ritorno alla piena prestazione più lunghi rispetto a un inserimento controllato dell’eccentrico | migliorano la stiffness muscolare e la capacità di assorbire energia meccanica (Opar et al., 2012; Timmins et al., 2016) | |
In lesioni muscolari isolate l’inserimento precoce di contrazione eccentriche può accelerare la qualità della guarigione. Se, invece, la lesione coinvolge il tendine, le eccentriche dovrebbero essere posticipate fino quando la guarigione del tessuto non sarà sufficientemente consolidata, privilegiando inizialmente concentriche e isometriche (Mendiguchia et al., 2020; Timmins et al., 2016).
In un secondo momento, durante l’introduzione iniziale del SSC si rivela utile sotto molteplici aspetti l’uso del metodo lento (per esempio 5 secondi di contrazione eccentrica e altrettanti in concentrica) per rinforzare la componente tendinea e recuperare i livelli di forza in maggior sicurezza, utilizzando carichi più bassi rispetto a movimenti eseguiti con lo stesso carico ma più velocemente.
Al contrario, dove non c’è la necessità o la volontà di stimolare la componente tendinea, si possono utilizzare altre metodologie come l’elettrostimolazione o il blood flow restriction (BFR).
Tendinopatie
Le tendinopatie rappresentano un capitolo a parte in quanto si caratterizzano per alterazioni strutturali del tendine, degenerazione del collagene e infiammazione (Rees et al., 2014). La gestione precoce delle contrazioni richiede grande attenzione e cautela poiché l’obiettivo iniziale è duplice: stimolare il rimodellamento del collagene e migliorare la capacità del tendine di sopportare carichi graduali.
La progressione ideale prevede
- Isometriche – rappresentano la prima scelta nella fase iniziale poichè riducono il dolore e mantengono la funzione neuromuscolare senza sovraccaricare il tendine (Rio et al., 2015);
- Eccentriche lente e controllate – inserite progressivamente sono fondamentali per stimolare l’allineamento delle fibre di collagene lungo i vettori di forza fisiologici, aumentando la resistenza del tendine (Alfredson et al., 1998; Mendiguchia et al., 2020);
- Progressione graduale del carico – combinare esercizi eccentrici con attività di carico progressivamente crescenti prima di tornare ad attività intense.
Le tendinopatie tendenzialmente hanno tempi di recupero più lunghi rispetto alle lesioni muscolari e un inserimento precoce di eccentriche non deve compromettere la tolleranza al carico. Il monitoraggio costante di dolore, rigidità e forza sono essenziali per modulare la progressione in sicurezza (Rio et al., 2015; Malliaras et al., 2015).
Stretch-Shortening Cycle
Dopo la fase di guarigione, l’obiettivo primario è rieducare il muscolo e il sistema neuromuscolare alla gestione di contrazioni veloci, esplosive e reattive (Jiménez-Reyes et al., 2017).
Il focus si sposta sulla ripresa del ciclo allungamento-accorciamento e sul miglioramento della stiffness muscolo-tendinea, prerequisiti fondamentali per l’espressione di forza esplosiva (Cormie et al., 2011; Buckthorpe & Della Villa, 2020).
Movimenti fondamentali
Dopo aver impostato i movimenti fondamentali a corpo libero o, dove possibile, utilizzando il metodo lento, come detto precedentemente, bisogna gradualmente migliorare i livelli di forza, ipertrofia (se necessario) e potenza. Per dare continuità, l’ideale è ripercorrere le orme della squadra e seguire la metodologia di allenamento adottata solitamente dal gruppo così da essere preparato una volta rientrato.
Pliometria

Il lavoro pliometrico, essendo per natura traumatico, deve essere introdotto in maniera graduale e controllata, rispettando la capacità del tessuto di tollerare e dissipare le forze di impatto.
Una suddivisione analitica utile per organizzare il lavoro è quella di scomporre il movimento in atterraggi e balzi, due momenti distinti del rimbalzo che richiedono stimoli e adattamenti differenti (Markovic & Mikulic, 2010).
Il primo step può prevedere atterraggi bipodalici sul posto, inizialmente su superfici a basso impatto (per esempio su trampolino elastico o materassino per ridurre lo stress eccentrico sul tendine) e successivamente su superfici rigide.
Lo step successivo può consistere negli atterraggi monopodalici e, per aumentare la complessità, si possono introdurre varianti con rotazioni parziali (¼ o ½ giro), aggiungendo così anche stimoli propriocettivi e coordinativi (Taberner et al., 2020; Mendiguchia et al., 2020).
Per quanto riguarda i balzi, invece, inizialmente si possono eseguire sul posto con atterraggio su un box e discesa su trampolino, per ridurre il carico eccentrico dell’impatto a terra e facilitare la transizione verso esercitazioni più dinamiche.
In questa fase, l’obiettivo è insegnare nuovamente al giocatore a controllare il tempo di contatto al suolo e a ridurre progressivamente la fase di ammortizzazione, migliorando la capacità reattiva e l’efficienza del SSC (Markovic & Mikulic, 2010; Cormie et al., 2011).
Il primo impatto con la pliometria dovrebbe avvenire attraverso esercitazioni a basso impatto come saltelli su ostacoli bassi (10–15 cm) o l’utilizzo della funicella.
Quest’ultima, spesso trascurata, rappresenta uno strumento eccellente per affinare la coordinazione intramuscolare, intermuscolare, la frequenza di passo e l’economia di corsa (Jiménez-Reyes et al., 2017).
Successivamente, si può progredire verso esercitazioni a maggiore intensità come i drop jump. Inizialmente, le altezze del box devono essere modeste (20–30 cm) e aumentate solo quando il soggetto dimostra simmetria funzionale, assenza di dolore e tolleranza post-carico (Della Villa et al., 2021; Buckthorpe & Della Villa, 2020).
L’aspetto primario in questa fase non sono la quantità di salti o le altezze (che devono essere di basso volume) ma la qualità del gesto, la rapidità della transizione eccentrico-concentrica e il controllo dell’atterraggio, elementi fortemente correlati con la riduzione del rischio di recidiva e il successo del ritorno in campo (Taberner et al., 2020).
Lavoro balistico
Il ritorno al gesto del calcio rappresenta un capitolo cruciale del RTP (Draovitch et al., 2022). Reintegrare movimenti specifici del gioco è necessario ma, in alcuni casi, serve con un approccio graduale, analitico e biomeccanicamente controllato (Taberner & Cohen, 2018).
Prima di introdurre esercitazioni balistiche, è consigliabile proporre slanci controllati e movimenti a catena cinetica aperta con l’uso di elastici o cavi. Questi esercizi consentono di ripristinare la sinergia tra i muscoli principali coinvolti nel gesto del calcio (flessori e estensori d’anca, quadricipiti, ischiocrurali e adduttori) e di ricostruire la coordinazione intermuscolare con un feedback immediato sulla gestione del movimento (Mendiguchia et al., 2020).
Una volta raggiunto un buon controllo e una completa tolleranza al carico, si può progredire verso la fase balistica vera e propria, caratterizzata da gesti esplosivi e liberi.
La progressione ideale prevede:
- Gesti a bassa potenza: palleggi e passaggi brevi, focalizzati su fluidità e precisione del movimento;
- Gesti a media potenza: calci a distanza medio-lunga, cross e lanci;
- Gesti ad alta potenza: tiri massimali senza e con sprint finalizzati al gesto, in cui la velocità di contrazione e l’energia elastica devono essere pienamente ristabilite (Jiménez-Reyes et al., 2017; Buckthorpe & Della Villa, 2020).
Nuovamente, durante questa fase è essenziale monitorare non solo la quantità di calci eseguiti ma anche la qualità cinetica e cinematica: angolo di impatto, tempo di contatto, stabilità posturale e risposta eccentrica all’arresto dopo il gesto.
Il ritorno alla balistica, infatti, non rappresenta solo la riattivazione di un gesto tecnico ma anche la rieducazione della catena cinetica completa, dal core al piede d’appoggio, con l’obiettivo di ripristinare la trasmissione di forza in sicurezza (Mendiguchia et al., 2020).
Nella seconda parte, verranno approfonditi criteri soggettivi e oggettivi per passare da una fase all’altra e parametri GPS di riferimento per facilitare il RTP.
Bibliografia
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