Introduzione
La distorsione di caviglia è uno degli infortuni più comuni nello sport e nella vita quotidiana. Dolore persistente, gonfiore, perdita di mobilità, ricadute ripetute, fino all’instabilità cronica (CAI, Chronic Ankle Instability) sono complicanze note.
In questo articolo cercherò di dare delle indicazioni, basandomi su studi scientifici su come impostare la riabilitazione post distorsione per offrire una guida aggiornata a fisioterapisti, professionisti del settore motorio o chiunque si trovi a gestire questo tipo di problematica.
Definizione
La distorsione di caviglia è una lesione traumatica dei legamenti che stabilizzano l’articolazione della caviglia, causata da un movimento anomalo o forzato, solitamente di inversione (rotazione interna) del piede. Questo movimento provoca un allungamento eccessivo o la rottura parziale o completa dei legamenti, in particolare del legamento peroneo-astragalico anteriore (LPAA), il più frequentemente coinvolto.
A seconda della gravità del danno, si distinguono tre gradi:
- Grado I (lieve): stiramento legamentoso senza lacerazione.
- Grado II (moderato): rottura parziale del legamento.
- Grado III (grave): rottura completa del legamento con instabilità articolare.

Epidemiologia
La distorsione di caviglia è una delle lesioni muscolo-scheletriche più comuni, rappresentando circa il 15-20% di tutti gli infortuni sportivi. Colpisce soprattutto adolescenti e giovani adulti. Nel 70-85% dei casi interessa i legamenti laterali a causa di un movimento di inversione. Se non trattata adeguatamente, può portare a instabilità cronica e recidive.
Test
I principali test ortopedici da fare in caso di problematica alla caviglia sono:
- Anterior Drawer Test: valuta la stabilità del legamento peroneo-astragalico anteriore. Il paziente è seduto o disteso, la tibia viene bloccata e il tallone tirato in avanti. Se si percepisce uno scivolamento eccessivo o dolore, può esserci una lesione legamentosa
- Posterior Drawer Test: (test del cassetto posteriore della caviglia). Il test che valuta il legamento peroneo-astragalico posteriore. Il paziente è seduto o sdraiato con il ginocchio flesso. Il terapista blocca la tibia con una mano e con l’altra spinge il tallone all’indietro (verso la parte posteriore). Se si avverte un eccessivo movimento del talo (astragalo) all’indietro o dolore, può indicare una lesione del legamento peroneo-astragalico posteriore.
- Talar Tilt Test (Test di inclinazione della tibia). Il test che valuta il legamento peroneo-calcaneare. Il terapista inclina la caviglia verso l’interno (inversione) per valutare la stabilità del legamento peroneo-calcaneare. Se si avverte un movimento eccessivo o dolore durante questa manovra, indica una possibile lesione o instabilità di questo legamento.
- Test di eversione: serve per valutare l’integrità del legamento deltoideo (leg. Interni della caviglia)

Inoltre ci sono dei test utili per la valutazione iniziale di una sospetta frattura e uno di questi è Ottawa Ankle Rules (1). Consiste nel palpare in punti ossei chiave come i malleoli, la base del 5° metatarso e l’osso navicolare. Viene anche verificata la capacità di camminare almeno quattro passi consecutivi. Se c’è dolore in queste zone o difficoltà a camminare, è necessario fare una radiografia.
Le attuali linee guida cliniche e revisioni sistematiche (2)(3)(4) indicano chiaramente che un trattamento attivo, progressivo e strutturato è più efficace rispetto all’immobilizzazione prolungata o all’approccio passivo. Di seguito viene proposto un protocollo riabilitativo completo, articolato in 4 fasi, ciascuna con obiettivi specifici, strategie consigliate e fondamento scientifico.
| Fase | Tempistica approssimativa | Obiettivi principali | Interventi / tecniche efficaci |
|---|---|---|---|
| Fase acuta / subacuta | Subito dopo la distorsione,
dai 0 ai 7 giorni |
Ridurre dolore, gonfiore; preservare mobilità; evitare rigidità; proteggere la lesione | RICE (Rest, Ice, Compression, Elevation), uso di bendaggi o tutori se necessario; mobilizzazione dolce; esercizi di ROM non dolorosi; crioterapia; educazione paziente. Linee guida raccomandano movimento precoce quando possibile. (5) |
| Inizio esercizi di base | Dopo la fase acuta, quando dolore/gonfiore permettono | Ripristino progressivo della mobilità completa; iniziare l’attivazione muscolare; promuovere controllo neuromuscolare | Esercizi di flesso‑estensione, dorsiflessione/plantarflessione, inversione/eversione sotto controllo; esercizi isometrici; mobilizzazione con movimento (MWM) per migliorare mobilità articolare e ridurre dolore. (6) |
| Rinforzo / stabilizzazione / equilibrio | Dopo che mobilità e dolore sono sotto soglia accettabile (1‑3 settimane o più, a seconda della gravità) | Migliorare forza muscolare (in particolare degli stabilizzatori della caviglia e del piede), del peroneo, dei muscoli tibiali; migliorare equilibrio e postura; prevenire instabilità cronica e ricadute | Training di equilibrio (statico e dinamico), esercizi su superfici instabili, esercizi monopodalici, esercizi multiplanari, allenamento funzionale (salti, cambi direzione, se necessario). L’evidenza (es. meta‑analisi su CAI) mostra che il balance training ha effetti positivi importanti. (7) |
| Reintegrazione funzionale / ritorno allo sport | Progressivo, quando si hanno buon controllo, forza, assenza di dolore significativo | Ripresa dei gesti specifici; prevenzione delle ricadute; fiducia del paziente nell’articolazione; prestazioni simili al pre‑infortunio | Esercizi di agilità, salto, cambi di direzione; progressione del carico; uso dell’acqua per dare supporto quando richiesto (specialmente per distorsioni gravi) – lo studio acquatico ne ha mostrato i benefici. (8)Riga 5, Col 4 |
Dalle ricerche recenti emergono alcuni approcci e concetti che stanno guadagnando spazio:
- Esercizi mirati precoci che vanno oltre il solo ROM
Ad esempio, l’heel kicking exercise (calciata all’indietro) mostra come si possa mettere in atto fin da subito un esercizio funzionale mirato che accelera il recupero. (9) - Balance device training
L’uso di dispositivi specifici (palle, tavolette instabili, pedane balance, hardware dedicato) appare utile non solo per equilibrio, ma anche per migliorare rapidità di reazione muscolare, che può contribuire a prevenire nuove distorsioni. (10) - Allenamenti dual‑task
Spostano l’allenamento su piani più vicini alla vita reale o all’attività sportiva: l’atleta non esegue solo movimenti motori ma “doppio compito” (cognitivo o motorio complementare), che aiuta con la stabilità in condizioni complesse. (11)

Conclusione
La distorsione laterale della caviglia, sebbene spesso considerata “lieve”, richiede una gestione attenta e progressiva per evitare complicanze come instabilità cronica, dolore persistente o ricadute. Le ricerche recenti (2024‑2025) confermano che:
- Introdurre esercizi specifici precoci può accelerare il recupero del dolore e della funzione;
- Il balance training, soprattutto se ben strutturato, è uno dei pilastri della riabilitazione, specie per chi sviluppa instabilità cronica;
- Approcci innovativi come dual‑task training e dispositivi per l’equilibrio aiutano ad adattare il riabilitazione alle complessità della realtà sportiva.
- Allo stesso tempo, servono protocolli più standardizzati, con definizioni chiare di dose, intensità, progressione, studi su atleti ad alto livello e follow up prolungato.
Per fisioterapisti sportivi, l’idea è di combinare quanto suggerito dalle evidenze con l’esperienza clinica, personalizzando il percorso per ogni individuo, tenendo conto della gravità, del tipo di sport, del livello, dell’età.
Bibliografia
1. Bachmann LM et al (2023) – Accuracy of Ottawa ankle rules to exclude fractures of the ankle and mid-foot: systematic review. BMJ.
2. van Rijn RM et al. (2018) – Update of the evidence-based clinical guideline for ankle sprains. Br J Sports Med
3. Gribble PA et al. (2021) – Clinical Practice Guidelines on Lateral Ankle Sprain and Instability. JOSPT DOI:10.2519/jospt.2021.0302
4. NICE guidelines (UK) – Assessment and management of sprains and strains
5. Najeeb Bsoul et al. (2024) – Evidence-based clinical practice guidelines for the management of acute ankle injuries according to: a PRISMA systematic review and quality appraisal with AGREE II – BMC Musculoskeletal disorders Sistematic Review
6. Mohamed M. ElMeligie et al. (2025) – The effectiveness of mulligan mobilization with movement (MWM) on outcomes of patients with ankle sprain: a systematic review and meta-analysis – BMC Sports Science, Medicine and Rehabilitation volume 17, Article number: 105
7. Yiwei Guo et al. (2024) – A systematic review and meta-analysis of balance training in patients with chronic ankle instability – Systematic Reviews volume 13, Article number: 64
8. Maryam M. Sadaak et al. (2024) – Effect of aquatic versus conventional physical therapy program on ankle sprain grade III in elite athletes: randomized controlled trial – Journal of Orthopaedic Surgery and Research volume 19, Article number: 400
9. Qi-Ning Qin et al. (2025) – Heel kicking exercise rapidly improves pain and function in patients with acute lateral ankle sprain: a randomized controlled trial – BMC Musculoskeletal Disorders volume 26, Article number: 666
10. Jiasheng Xuet al. (2025) – Effects of balance device training on ankle function and postural control ability in patients with functional ankle instability – Journal of Orthopaedic Surgery and Research volume 20, Article number: 795
11. Lu Wang, Ge Yu, Yaping Chen (2023) – Effects of dual-task training on chronic ankle instability: a systematic review and meta-analysis – BMC Musculoskeletal Disorders volume 24, Article number: 814














