Posturologia nello sport

Di:   Riccardo Barigelli Calcari  |  11 Maggio 2022

La postura può essere definita come la posizione del corpo in un dato momento. Si ha una postura corretta quando muscoli e lo scheletro sono in equilibrio. Quando esiste un rapporto scorretto tra le diverse parti del corpo che produce una tensione maggiore sulla struttura di contenimento e l’equilibrio corporeo è diseguale, possono verificarsi problematiche posturali.

Il sistema neuro-sensoriale, attraverso meccanismi vestibolari, visivi e propriocettivi, contribuisce a una postura corretta. Inoltre specifici meccanismi neurofisiologici giocano un ruolo importante nel mantenimento di un corretto tono posturale. Le strutture principali sono la formazione reticolare e il nucleo di Deiters o nucleo vestibolare laterale.

Le influenze propriocettive provenienti dai distretti muscolari e vestibolari, insieme alle influenze discendenti del cervelletto e del prosencefalo, mantengono e modulano l’attività della formazione reticolare e del nucleo di Deiters.

La posturologia è fondamentale per riconoscere la relazione anatomo-funzionale tra un certo atteggiamento posturale e alcune condizioni patologiche altrimenti difficili da riconoscere.

Per studiare l’atteggiamento posturale, possiamo utilizzare piattaforme di forza per valutare i recettori, il peso, l’andatura e la stabilità, o piattaforme baropodometriche o dinamometriche per analizzare il sistema tonico posturale, sia durante la postura statica, sia durante la dinamica.

studio atteggiamento posturale

Stusio atteggiamento posturale – Barigelli Calcari, 2022

Queste piattaforme possono anche essere preziose per la prevenzione del disequilibrio posturale, così come per valutare l’efficacia della terapia solitamente impiegata in medicina dello sport (Paterno et al., 2010).

Le principali lesioni negli atleti sono causate da traumi cumulativi (lesioni da overuse) dovuti al sovraccarico funzionale, che portano a condizioni come il ginocchio del corridore, il ginocchio del saltatore, il dolore anteriore del ginocchio, la sindrome della bandelletta ileotibiale, la frattura del piatto tibiale, la tendinite di Achille, le fratture da stress, la trazione inguinale, la trazione muscolare, la metatarsalgia, il mal di schiena.

Performance

La relazione tra recupero e fatica e il suo impatto sulla performance ha attirato l’interesse della scienza dello sport per molti anni. Un adeguato equilibrio tra lo stress (carico di allenamento e di competizione, altre esigenze di vita) e il recupero, è essenziale per gli atleti per ottenere prestazioni continue di alto livello.

La ricerca si è concentrata sull’esame delle strategie di recupero fisiologico e psicologico per compensare i carichi di allenamento e di competizione esterni e interni.

Un monitoraggio sistematico del recupero e la successiva implementazione di routine di recupero mira a massimizzare le prestazioni e a prevenire sviluppi negativi come il sotto-recupero, il sovraccarico non funzionale, la sindrome da sovrallenamento, lesioni o malattie.

A causa della variabilità inter e intra-individuale delle risposte all’allenamento, alla competizione e alle strategie di recupero, è necessario un insieme diversificato di competenze per affrontare i fenomeni del recupero, delle prestazioni e delle loro interazioni, per trasferire le conoscenze dalla scienza dello sport alla pratica sportiva.

Nelle impostazioni il successo dell’implementazione di un sistema per identificare il giusto rapporto recupero-fatica dipende dalla cooperazione di un team multidisciplinare.
L’impegno e l’accordo per quanto riguarda gli elementi e le strategie di monitoraggio dovrebbero essere acquisiti dalle parti partecipanti (ad esempio allenatore, scienziato dello sport, psicologo dello sport) per garantire un’alta qualità del processo complessivo.

Secondo Jaspers per ottenere una comprensione del carico di allenamento e del suo effetto su un atleta, sono stati introdotti diversi indicatori del carico di allenamento, ma spesso mancano forti prove scientifiche a sostegno della loro applicabilità.

Gli strumenti di monitoraggio per quantificare i carichi esterni includono, ad esempio, dispositivi di misurazione della potenza e analisi del tempo di movimento.

Le misure del carico interno comprendono la percezione dello sforzo, il consumo di ossigeno, le valutazioni della frequenza cardiaca, misurazione del lattato ematico, l’impulso di allenamento, la funzione neuromuscolare, le valutazioni biochimiche/ormonali/immunologiche, i questionari e i diari, la velocità psicomotoria e la qualità e quantità del sonno.

monitoraggio carichi allenamento

Monitoraggio carichi di allenamento – Barigelli Calcari, 2022

Kellmann distingue il recupero in approcci passivi, attivi e proattivi. I metodi passivi possono variare dall’applicazione di metodi esterni (ad esempio, il massaggio) per attuare uno stato di riposo caratterizzato da inattività.

Il recupero attivo, ad esempio jogging di cooldown o esercizi di ginnastica e mobilità, comporta principalmente attività fisiche volte a compensare le risposte metaboliche della fatica fisica.

Il recupero proattivo (per esempio attività sociali) implica un alto livello di autodeterminazione scegliendo attività personalizzate in base alle esigenze e preferenze individuali.

Approccio per il recupero

Approccio per il recupero – Barigelli Calcari, 2022

La rigenerazione nello sport e nell’esercizio fisico si riferisce all’aspetto fisiologico del recupero e segue idealmente la fatica fisica indotta dall’allenamento o dalla competizione. Gli approcci di rigenerazione frequentemente applicati e scientificamente valutati comprendono strategie come l’immersione in acqua fredda (CWICold water immersion) e il sonno.

Al contrario, la fatica mentale può essere compensata principalmente utilizzando strategie di recupero psicologico come l’autoregolazione cognitiva, l’attivazione delle risorse e le tecniche di rilassamento psicologico.

Rigenerazione nello sport

Rigenerazione nello sport – Barigelli Calcari, 2022

Prevenzione

Soprattutto negli atleti la valutazione posturale è importante per migliorare l’atteggiamento errato con l’aiuto di esercizi terapeutici e propriocettivi, con plantari ortopedici, per prevenire lesioni.

Secondo un’interessante review del 2019 gli obiettivi primari per la prevenzione delle lesioni muscolo-scheletriche nello sport includono l’allenamento neuromuscolare (NMT), la modifica delle regole e le raccomandazioni sulle attrezzature.

Prevenzione delle lesioni muscolo-scheletriche nello sport

Prevenzione delle lesioni muscolo-scheletriche nello sport – Barigelli Calcari, 2022

Attualmente, ci sono prove significative e di alta qualità a sostegno dell’uso diffuso di programmi di riscaldamento NMT nello sport di squadra e giovanile, con un impatto significativo atteso di riduzione del rischio di lesioni muscolo-scheletriche di oltre il 35%.

La politica che non consente il body checking nell’hockey su ghiaccio giovanile ha portato a una riduzione delle lesioni di oltre il 50%, e le regole che limitano la pratica del contatto nel football americano giovanile hanno un potenziale significativo per la prevenzione delle lesioni.

Ci sono prove a sostegno dell’uso di bracing e taping nello sport d’elite per ridurre il rischio di lesioni ricorrenti da distorsione della caviglia, ma non per l’uso per prevenire la lesione primaria, e le protezioni per i polsi sono protettive delle lesioni da distorsione nello snowboard.

Riabilitazione

Dopo un trauma, la riabilitazione è un passo molto importante per tornare all’attività sportiva in breve tempo.

Il processo di riabilitazione si divide in tre fasi: una fase acuta, una fase post-acuta e una fase di “ritorno al gioco”.

Durante la prima fase l’obiettivo principale è ridurre il dolore e l’infiammazione attraverso il riposo e l’uso di trattamenti medici come crioterapia, laserterapia, tecarterapia e FANS. In questa fase, in accordo con l’ortopedico, il fisioterapista può iniziare un esercizio terapeutico sicuro ed efficace, come il training isometrico e l’idrokinesiterapia.

Durante la seconda fase, si deve prestare particolare attenzione al recupero della massa muscolare e del range di movimento attraverso lo stretching e l’esercizio propriocettivo e l’allenamento isotonico contro resistenze graduate. In questa fase la terapia fisica è ancora necessaria per controllare il dolore e l’infiammazione.

L’obiettivo della fase di “ritorno al gioco” è quello di recuperare l’abilità atletica attraverso esercizi di stretching e propriocettivi, aumentare la forza e tornare al gesto specifico. Si può usare la tecnica del taping in questa fase.

Riabilitazione post-trauma

Riabilitazione post-trauma – Barigelli Calcari, 2022

Il tempo di recupero dipende dalla gravità della lesione, dall’età, dalla comorbilità e dalla motivazione del paziente.

L’obiettivo della prevenzione e della riabilitazione è quello di trovare e rimuovere lo stress e l’agente patologico, ridurre la limitazione del range di movimento, controllare il dolore e tornare allo sport, tutti elementi raggiungibili attraverso un’attenta valutazione posturale.

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