Riki Biancolini

Giacomo Catalani:
“Oggi Obiettivo Calciatore coinvolge moltissimi ragazzi, come nasce il progetto?”

Riki Biancolini:
“Faccio una premessa: Obiettivo Calciatore nasce con la volontà di fornire una formazione di eccellenza a ragazzi con buona volontà. La prima cosa che abbiamo fatto, e di cui andiamo fieri, è quello di aver coinvolto nel progetto alcuni tecnici di eccellenza. Ne cito due: Armando Caligaris, che è stato anche ospite qui e che lavora con il Genoa, e Massimo De Paoli, responsabile del settore giovanile del Brescia Calcio. Stiamo inserendo nell’organico anche Luca Russo che si occuperà di risponderà ad un’esigenza sempre più importante che è quella della valutazione posturale.

Da molto ho avvertito la mancanza di programmi che fossero in grado di fornire a tutti quei ragazzi che hanno voglia di migliorarsi, la possibilità di ottenere il massimo dal proprio talento. Faccio l’esempio di un ragazzino calabarese di 11 anni, Davide Caruso, un talento incredibile, ma che purtroppo abita a 300km dalla società sportiva più vicina di un certo livello. Di Davide ce ne sono tanti e credo che tutti questi ragazzi devono avere la possibilità di inseguire il loro sogno.”

Giacomo Catalani:
“Come mai il calcio italiano è in crisi e la nazionale non è ai mondiali?”

Riki Biancolini:
“Perché oltre ai grandi campioni come Pirlo o Totti, che vengono fuori al di là di tutto, c’è necessità di una programmazione che possa creare un numero importante di calciatori di qualità importante. Questo in Italia manca e non da adesso.

Il problema è quindi sistemico. Per prima cosa dobbiamo abbandonare le facili considerazioni da bar e provare a risolvere il problema partendo dall’analisi di un sistema educativo che non riesce a uscire dall’annoso nodo della sua stessa inefficienza.

In Italia esiste, evidentemente, un grande vuoto formativo quando si parla preparare i giovani calciatori. Esiste un mondo fatto di società professioniste, dove i ragazzi possono avere accesso a strutture all’avanguardia, mister e preparatori atletici con competenze di alto livello. Queste sono società dove la crescita dei giovani è garantita da un approccio analitico/scientifico. Ma poi esiste tutto un grande mondo fatto di società dilettantistiche, con staff spesso composti da persone solo appassionate, ma con competenze basse se non nulle, che predispongono piani di allenamenti standardizzati obsoleti e poco efficaci.

Giacomo Catalani:
“Perché il calcio giovanile in Italia non produce più grandi campioni come una volta?”

Riki Biancolini:
“Esattamente per il motivo di cui parlavo prima. L’esempio da seguire secondo me è ancora e forse sempre di più quello degli Stati Uniti, dove la formazione atletico/sportiva dei ragazzi è totalmente demandata alle scuole. Lì esistono i programmi di allenamento di altissimo livello già in quelle primarie e nelle high school o ancora meglio nelle università, la qualità dei professionisti e del livello di formazione sono altissimi.

Negli Stati Uniti esiste un sistema per cui la scuola ti forma davvero, sia dal punto di vista culturale ed educativo sia da quello sportivo. Sappiamo tutti che lì le squadre professionistiche attingono direttamente dalle scuole per formare le proprie rose di atleti, attraverso quel sistema chiamato draft che permette alle franchigie di prelevare i giocatori al termine del loro percorso scolastico.

È facile portare ad esempio l’NBA. Tra quello che sono forse i migliori 5 giocatori, 4 sono stati selezionati direttamente dalle scuole. LeBron James, il giocatore di basket più famoso e pagato del mondo, usciva dal liceo St. Vincent – St. Mary, e l’anno dopo giocava come professionista.”

Giacomo Catalani:
“Quali sono le componenti principali per la crescita di un buon calciatore?”

Riki Biancolini:
“Un calciatore va formato sotto tre macro aspetti. La parte fisica riveste ovviamente un ruolo determinante, se un giocatore non ha delle caratteristiche fisiche importanti farà certamente più fatica a emergere, è naturale. Il secondo aspetto che costituisce le fondamenta per la costruzione di calciatore importante è la tecnica. In questo caso possiamo dire che se non hai naturalmente delle doti tecniche di grande livello è necessario poter avere gli strumenti per poter lavorare e poterle sviluppare. Infine la parte che forse è la più importante è quella che viene declinata in tanti modi, l’attitudine mentale. La passione, la testa giusta, la mentalità, la tenacia sono tutti modi per indicare una struttura mentale in grado di supportare in maniera adeguata le doti fisiche e tecniche di un atleta.

Per esempio la facilità con cui un ragazzo è in grado di capire quanto il sacrificio e il lavoro sono ciò che sottende al successo e al miglioramento. Questo fa la differenza tra chi riesce a intraprendere percorsi di crescita e chi è destinato a non ottenere tutti i risultati che si aspetta. Non sono  rari i casi in cui i campioni più grandi, con più talento, sono anche quelli che dimostrano più degli altri l’importanza del lavoro e del sacrificio. Oggi più che mai è difficilissimo emergere se non sei disposto a compiere dei sacrifici e lavorare duro.”

Giacomo Catalani:
“Come funziona Obiettivo Calciatore?”

Riki Biancolini:
“Il primo appuntamento, dove conosciamo i ragazzi, è quello che chiamiamo la “Domenica del campione”. In questa giornata i ragazzi che si sono iscritti saranno analizzati a fondo a un punto di vista funzionale/posturale, da un punto vista tecnico e anche dal punto di vista mentale. Una giornata intensa che si svolge a Roma, presso il prestigioso circolo sportivo “La borghesiana”, lo stesso campo che ha ospitato molte squadre professioniste, su tutte la Nazionale Italiana Campione del Mondo nel 2006.

Al termine di questa giornata i ragazzi più pronti saranno selezionati per partecipare alla MasterClass, un percorso avanzato basato su incontri trimestrali di due giorni. La MasterClass di Obiettivo Calciatore rappresenta il fulcro del nostro programma di formazione, il momento in cui concentriamo tutti i nostri sforzi e chiediamo il massimo a un giovane calciatore, con l’ambizione di diventare grande e la determinazione di ottenere un miglioramento delle performance evidente.

Secondo noi il talento è migliorabile e non è solo un aspetto incontrollabile. Siamo convinti che i risultati derivino dal duro e metodico lavoro quotidiano. Un lavoro basato su dati oggettivi e misurabili che permettano di predisporre un piano di crescita solido e che contribuisca alla rivoluzione del movimento calcistico Italiano.”

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