Matteo Marconcini

Si ferma a un passo dal podio l’ottima Olimpiade dell’aretino Matteo Marconcini negli 81 kg, fermato solo nella finale per il bronzo dal moldavo Sergiu Toma.

A decidere l’incontro è stato un ippon di sumi-gaeshi, che tuttavia non sminuisce le grandi prestazioni del toscano, che si era qualificato ai Giochi in soli 4 tornei nel 2016 e numero 35 del ranking mondiale.
Matteo Marconcini ha messo in fila, nell’ordine, il filippino Nakano, il belga Bottieau (n. 7 nel ranking) e il moldavo Duminica, prima di arrendersi al georgiano numero 1 al mondo Tchirikishvili. Nei ripescaggi invece ha sconfitto il bulgaro Ivanov (n. 4 del ranking) dopo un interminabile match conclusosi al golden score dopo quasi 10 minuti di battaglia.
Gli esempi di sportivi professionisti di Matteo Marconcini sono Federer e Castrogiovanni, modelli di impegno e perseveranza che sono le stesse qualità che gli hanno permesso di sfiorare ieri il podio olimpico, nonostante l’intervento alla spalla che lo ha tenuto fuori gioco per 9 mesi.
Romano di adozione, ma vero aretino di nascita, Matteo Marconcini, classe 1989, è certamente una delle grandi promesse del judo italiano.
Dopo l’oro di Fabio Basile e l’argento di Odette Giuffrida, tutta l’Italia aveva sperato di festeggiare un nuova medaglia.
Matteo oltre al judo è appassionato e  pratica il surf e ama “il rugby e il tennis, due sport che adoro e che guardo spessissimo”.
Nella 63° Puntata del Talk Show Scienze Motorie le parole di un campione che ha lottato alle Olimpiadi di Rio e che ha dimostrato tutto quello che ci aveva detto solo qualche settimana fa.
L’insegnamento è che dobbiamo imparare a cadere per rialzarci. Questa è la filosofia del judo e di Matteo Marconcini, un grandissimo atleta, un grande campione e una grande persona. In conversazione con Giacomo Catalani su come vincere nello sport e nella vita.

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