Giulia Farnia

PERCORSO:

Giulia Farnia è stata per prima cosa un’atleta e fin da piccola ha praticato molto seriamente Judo, allenandosi già in giovane età per molte ore alla settimana. Lo sport ha sempre caratterizzato la sua vita e fino a 25 ha messo tutta se stessa nel tentativo di diventare un atleta professionista di Judo, ottenendo buoni risultati a livello italiano.

Questa ragione non poteva che scegliere Scienze Motorie per i suoi studi, per poter continuare a inseguire il suo sogno di fare della sua passione anche il suo lavoro. Subito dopo la laurea ha iniziato a lavorare in uno studio di fisioterapia, nel quale è rimasta 4 anni, e nel rugby a San Dona del Piave dove ha invece lavorato per quasi 10 anni e dove ha costruito la sua grande competenza in ambito di preparazione recupero infortuni.

Giacomo Catalani:
“Quanto è importante per un preparatore avere un passato come sportivo?”

Giulia Farnia:

“Secondo me è fondamentale. Solo avendo provato su se stessi cosa significa caricare per una settimana e poi dover gareggiare, provare a scaricare e sentire gli effetti della supercompensazione oppure provare sul proprio corpo il sovrallenamento e doverlo gestire in momenti in cui ci sono le gare, puoi capire nel dettaglio come gestire e programmare la preparazione fisica.”

Giacomo Catalani:
“Cosa significa essere una donna che allena un gruppo di rugbisti?”

Giulia Farnia:

“L’impatto non è stato facile ma devo dire che il grande rispetto che caratterizza il modo di vivere questo sport da parte di tutti gli atleti mi ha aiutato molto. Alla scoperta di Giulia Farnia, la preparatrice atletica del Benetton rugby.

All’inizio non sapevo cosa mi si sarebbe prospettato e in particolare non avevo idea di come avrebbero potuto reagire al fatto che fosse una donna a gestire un aspetto così importante, come la preparazione fisica.

La professionalità e l’umiltà con cui mi piace propormi credo sia sempre stata molto apprezzata da ogni tipologia di atleta, dalla donna dilettante al professionista di rugby.

La mia volontà di essere sempre al top, di avere sempre una risposta pronta e di dimostrare ogni giorno di possedere un grande bagaglio di competenze è stato sicuramente un approccio che ha mi ha agevolato.

Ho imparato che i rugbisti sono dei veri gentlemen, rispettosi di professionalità e competenza. Ma da donna vi assicuro che bisogna dimostrarne il doppio per guadagnarsi la giusta stima in questo ambito”

Giacomo Catalani:
“L’ultima stagione hai fatto il salto allenando la Benetton Treviso, cosa puoi dirci a riguardo?”

Giulia Farnia:

“Ho allenato tanti anni il San Dona e non è stato sempre facile guadagnarsi il rispetto di tutti. In entrambe le realtà, gli atleti devono essere forti, veloci, potenti, devono poter resistere per 80 minuti e oltre di gara e devono lavorare sulla prevenzione degli infortuni.

Ovviamente in Pro12 c’è una cura dei dettagli più precisa, ma la differenza sostanziale è la diversa richiesta che possiamo fare ai giocatori. A Treviso i giocatori sono tutti professionisti, quindi ci si può permettere un maggior numero di allenamenti nell’arco della settimana e dei carichi di lavoro non indifferenti.

I giocatori della Benetton non sono solo professionisti perché vengono pagati per giocare ma sono anche più professionali nel lavoro e questo permette a chi deve programmare un’intera stagione di allenamenti di chiedere e ottenere il massimo in ogni occasione.“

Giacomo Catalani:
“Come ti sei interfacciata con l’aspetto della riatlettizzazione e della riabilitazione?”

Giulia Farnia:

“Nel rugby sappiamo che gli impatti sono pesanti e il rischio di infortuni è alto se non c’è una struttura forte che sostiene soprattutto a livello articolare. Ancora prima di pensare a come poter recuperare ho sempre approcciato il lavoro a come prevenire, a cosa avrei potuto fare per creare una “corazza” ed evitare gli infortuni.

Da questo principio ho sempre strutturato tutti i miei programmi di allenamento e devo dire che nel tempo ho avuto molti riscontri positivi. Gli infortuni certamente capitano, gli impatti sono spesso importanti, però nel lungo termine l’approccio forte alla prevenzione paga.”

Giacomo Catalani:
“Hai sviluppato qualcosa di particolare in merito proprio alla prevenzione?”

Giulia Farnia:

“Nei miei programmi ho sempre previsto, con volumi diversi in base ai vari momenti della stagione, un circuito corra e un circuito per muscolatura profonda e preventiva che fossero centrati sulle carenze di ogni singolo ragazzo.

Il vero e proprio lavoro è costituito da pochi esercizi base dedicati alla forza seguiti da un buon numero di esercizi funzionali, questo perché ritengo inutile avere un muscolo fortissimo se non è sostenuto da catene muscolari che creano un tuttuno.”

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