Giovanni Occhionero

Giacomo Catalani:
“Come è iniziato il tuo percorso?”

Giovanni Occhionero:

“Il mio percorso è iniziato come molti percorsi quasi per caso, nel senso che io studiavo chimica farmaceutica e a chimica farmaceutica si studia la chimica dei farmaci, come si sintetizza un farmaco, come questo farmaco poi interagisce con l’organismo. Un mondo veramente affascinante. Io però mi ritrovai a fare la tesi su una sostanza vegetale e tanti anni fa non si usava studiare le sostanze vegetali. Era l’olio di oliva.

Diciamo che la tesi era più di tipo analitico, mi interessava sapere qual era la frazione di queste sostanze perché magari era utile anche nel controllare le frodi che si facevano sull’olio di oliva. In realtà, analizzando queste sostanze, pensavo che era interessante anche dal punto di vista nutrizionale, nel suo punto di vista.

Questo mi affascinò è quindi cominciai a chiedermi quali sostanze vegetali fossero contenute nelle piante e che azione potessero avere, anche perché, se ci pensi, il primo fare il farmaco più vecchio della storia è l’aspirina che ha poco più di cento anni. La ricerca farmaceutica è fantastica, ha fatto dei passi da gigante però vuol dire che fino al 1900, anno in cui la bayer sintetizzò l’aspirina, si era già fatto studiato molto di questi estratti vegetali.

Io mi sono appassionato di queste molecole, che per fortuna oggi vengono studiate benissimo a livello anche universitario e si conoscono i meccanismi d’azione e come interagiscono con il metabolismo. Quindi ho cominciato a studiare questa molecola, ho avuto la fortuna di collaborare con una grande azienda italiana che è Aboca. Abbiamo passato degli splendidi anni insieme, ho fatto tanta esperienza e fino ad arrivare poi a fare di questo il mio mestiere e a fondare in Molise “le officine naturali”.

Giacomo Catalani:
“Come funziona il processo di lavorazione?”

Giovanni Occhionero:

“Il processo nasce solitamente da un’esigenza, dal capire su quali esigenze si può intervenire attraverso un prodotto fitoterapico in maniera razionale e scientifica. Per esempio il controllo della glicemia. si fa un’analisi della letteratura scientifica, si cerca di capire quali sono quelle piante che contengono delle molecole potenzialmente utili per andare a correggere quelli che sono degli squilibri metabolici.

Si cercano delle molecole che possono essere utili in questo campo poi attraverso collaborazione con alcune università si fanno dei test in vitro ma poi anche anche in vivo e si fa un preparato che si propone al mondo scientifico attraverso l’informazione medica classica. Questo diciamo è il percorso, quindi ricerca, test e divulgazione. “

Giacomo Catalani:

“Quanto tempo ci vuole?”

Giovanni Occhionero:

“Diciamo che per fare il farmaco normale c’è un tempo molto lungo, molti anni delle volte. In questo caso il tempo è un pochino più breve per un motivo molto semplice, perché le piante che possono essere utilizzate all’interno di un cosiddetto integratore alimentare, anche se la pianta secondo me non è un integratore, appartengono già ad una lista ministeriale che si chiama “lista A” del ministero della salute delle piante ammesse e quelle piante sono state già valutate in termini di tossicità e sicurezza. Pertanto diciamo ci si può muovere soltanto con quelle piante che sono di libera vendita.”

Giacomo Catalani:
“Che situazione c’è in Italia per quanto riguarda la tossicità dei farmaci?”

Giovanni Occhionero:

“Credo che in Italia abbiamo un ministero della salute che adesso funziona abbastanza bene, c’è un servizio di farmacovigilanza che funziona abbastanza bene. Ci sono stati dei casi di tossicità dei farmaci plateali, penso al talidomide che era un antidepressivo che si usava negli anni 70 e che causava la nascita di figli focomelici. Certo, quando nascono figli focomelici c’è poco da fantasticare, il farmaco lo ritiri chiaramente.

Per altri farmaci alcuni parlano dell’effetto tossico del paracetamolo. Avete letto mai un bugiardino del farmaco? C’è scritto “raramente ha decorso fatale”, che un po può essere per garantirsi però c’è scritto. Penso che i farmaci vadano utilizzati con intelligenza, nel senso che quotidianamente noi possiamo farci una tisana. Non penso che quotidianamente possiamo farci un infuso di paracetamolo perché magari preveniamo l’influenza, se siamo molto influenzati magari ci facciamo il nostro infuso qualsiasi per un giorno.

Forse il lavoro da fare è sul far prendere alle persone coscienza anche del loro corpo. Purtroppo non è semplice avere coscienza e avere la sensazione chiara di che effetto ci fa un farmaco o che effetto ti fa una tisana. Siamo un pochino anestetizzati, siamo un pochino indietro su questo. Credo sia molto molto importante perché quando una persona ha più coscienza del proprio corpo, secondo me anche quando prende un farmaco lo prende con più intelligenza. Poi è chiaro che se il ragazzino va a scuola, come vedo fare, con le bustine di questo o quell’altro antinfiammatorio, senza controllo e questo rientra nella normalità di dover prendere ad ogni piccolo fastidio, chiaramente diventano “drogati” di medicinali. “

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