Gian Maria Zazzaroni

Giacomo Catalani:
“Come è iniziato il tuo percorso?”

Gian Maria Zazzaroni:
“Atleta agonista sin dall’infanzia, ho iniziato con la ginnastica e il karate shotokan ottenendo la cintura nera appena compiuti i 16 anni e prendendo in seguito il 2° dan. Ma la mia vita è stata la pallanuoto, avendo giocato 12 anni nella Rari Nantes Bologna fino alla serie B con presenze in A2.

Affronto preparazioni atletiche fin dall’adolescenza e sono appassionato di sport da combattimento.
Nella mia esperienza un anno di power lifting, uno di kick boxing agonistico passando in seguito alla boxe e un anno di kettlebell training.
In palestra fin dai 16anni.

Ho trascorso lunghi stage all’estero (Stati Uniti, Brasile, Australia).
Possiedo un advance course ottenuto al King’s College di Londra.
In passato ho lavorato per Giorgio Armani, Abercrombie&Fitch, Manila Grace e durante la mia permanenza a NY ho partecipato a un corso di recitazione al TVI actors Studio di New York.”

Giacomo Catalani:
“Qual è il tuo rapporto con Massimo Spattini?”

Gian Maria Zazzaroni:
“Iniziare un nuovo percorso universitario non è una cosa che fai a cuor leggero. Sappiamo quanto è dura. Anche se è un privilegio e una fortuna dopo è durissima, è una maratona che quindi devi pensarci bene. Ho cominciato a documentarmi, poi ho conosciuto la figura di Massimo Spattini che è stato anche tuo ospite e che oggi è un uno dei miei mentori.

Massimo coniugava due mondi che convenzionalmente dovevano essere per forza scissi e che io trovo fosse un’assurdità. Io non sarei arrivato a un tale livello fisico però lui è lui. È stato eccellente come atleta, un ottimo bodybuilder e inoltre era un medico con due specializzazioni. Mi ha fatto capire che si può fare tutto insieme, non c’è una regola.

Lui è stato per me un’ispirazione in questo. Visto che aveva un’accademia che faceva dei corsi e mi sono incuriosito al punto che mi sono iscritto. Il primo corso non mi ha soddisfatto, ma mi è piaciuto l’impostazione, avevo solo bisogno d’altro. Massimo allora mi ha consigliato un altro corso che lui teneva, dove si andava molto nel micro, nella parte genetica, ricostruttiva, dermatologica. C’era di tutto, c’erano grandi professionisti e ho conosciuto tutti i suoi collaboratori in accademia che sono veramente bravi.

Mi piace il materiale che mi hanno dato, è un modo per rispolverare alcune nozioni, perchè altrimenti ce ne sarebbero talmente tante che non riusciremmo mai. Sono molto contento della mia scelta. Quando ho visto questo e dopo aver conosciuto Massimo, il quale mi ha dedicato del tempo perché ha riconosciuto quel tipo di passione che fa la differenza, la mia strada era in qualche modo chiara.”

Giacomo Catalani:
“Cosa conta per raggiungere i propri obiettivi?”

Gian Maria Zazzaroni:
“A me piace tantissimo il modo di parlare di Jordan Peterson, perché è il modo di dibattere, di organizzare un pensiero, di arrivare a una spiegazione logica delle cose che mi è molto vicino. Lui è uno dei pochi che ancora si erge per difendere quello che è un aspetto fondamentale, cioè il fatto che non ci sia una tirannia patriarcale alla base della struttura della nostra cultura (parlo di quella occidentale), quella orientale non la conosco e non ne parlo.

Lui parla di un esito che deriva da quelle che chiama “achievement”, quindi la capacità di ottenere qualcosa che deriva enormemente dall’impostazione biologica, della programmazione individuale. È un discorso poco romantico e poco religioso, soprattutto in una cultura come la nostra che inconsapevolmente è molto influenzata da fattori trascendentali.

Molte persone non vogliono fare sacrifici per arrivare a uno status, ma vogliono farlo per dimostrare loro stessi di poterlo fare, perché il rapporto finale è con sé stessi ed è l’unica cosa che veramente ti fa vivere l’esperienza e che ti dà la possibilità di fermarti a contemplare la realtà al di là di ogni ragionevole distrazione.

Un consiglio che potrei dare è cercare di essere coerenti in primis con se stessi quindi qualunque scelta sia è una scelta che deve rappresentare la tua identità. Noi abbiamo sicuramente una parte personale, una parte di appartenenza. Chi è fortunato sa a che cosa appartiene, altri passano la vita a cercare il loro luogo.”

Giacomo Catalani:
“Per quanto riguarda la chirurgia plastica, di cosa ti occupi??”

Gian Maria Zazzaroni:
“Per quanto riguarda la mia esperienza sulla chirurgia si tratta di trattamenti pre o post operatori, quindi ci sono tanti aspetti nei quali seguire le persone. Il pre è un aspetto delicato perché lì servono professionisti dell’ambito psichico e io non sono questo e non mi sostituisco, nonostante mi piaccia molto come fattore di studio personale. Il post invece è una cosa diversa, quindi cercare di riabituarsi a un oggetto diverso, a un corpo come è stato cambiato, cercare di mantenere il lavoro di una persona che ci ha dato effettivamente quello che noi o che queste persone desideravano.

A volte la chirurgia estetica, che poi è una branca della plastica, viene diffamata da un mucchio di persone che non ne riconoscono il valore, che sfigurano, che ne fanno un uso commerciale assurdo. Al soldo non si guarda mai e non si capisce in realtà l’importanza che può realmente avere, che poi in realtà non è niente altro che una chirurgia dei tessuti molli.”

 

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