Fabio Turchi

PERCORSO:

Fabio Turchi nasce a Firenze il 24 Luglio 1993, fin da piccolo segue le orme del padre Leonardo, anch’egli pugile professionista, osservando con passione tutti i suoi allenamenti e la sua carriera. Allenandosi duramente ogni giorno e con passione, coltiva il suo amore per il pugilato e lotta per realizzare il suo sogno.

Dopo molti anni passati in palestra ad allenarsi e ad aspettare l’età minima per iniziare i combattimenti, finalmente debutta nei dilettanti nel 2008 a soli 15 anni.

Nella carriera amatoriale arriva a totalizzare un record di 115 match con soltanto 7 sconfitte. Tra i suoi allori più importanti figurano 2 medaglie ai Mondiali giovanili (bronzo) e Olimpiadi giovanili (argento) nel 2010, per poi ottenere la vittoria di svariati titoli italiani. Annovera tra i suoi successi anche un secondo posto ai mondiali militari nel 2014 e la medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo nel 2013.

Partecipa alla selezione olimpica di Rio 2016, ma proprio nell’ anno pre-olimpico decide di dare un’importante svolta alla sua carriera di pugile passando al professionismo.
Quindi debutta come professionista, materializzando questo impegno il 31 Ottobre 2015 con una fulminea vittoria per KO alla prima ripresa.

Da quel momento totalizza 16 incontri con altrettante vittorie, 12 delle quali per KO, conquistando il titolo italiano dei pesi Cruiser e il titolo internazionale silver WBC. Fabio Turchi difende il titolo internazionale silver WBC per ben due volte, sempre con successo. È uno dei primi pretendenti alla sfida per il campionato d’Europa e figura nei primi 30 migliori pesi massimi-leggeri del mondo.

Nei suoi tanti match si annovera anche una presenza negli States, attraverso l’organizzazione di Evander Holyfield, e attualmente si trova sotto la procura dell’organizzazione pugilistica italiana Opi Since 82. L’importante società, composta dalla famiglia Cherchi, lavora in sinergia con la Matchroom Boxing di Eddie Hearn, la promotion di pugilato attualmente più rilevante nel pugilato mondiale. Insieme, questi due colossi del pugilato internazionale, oggi credono e supportano la brillante carriera di Fabio.

Giacomo Catalani:
“Quanti sacrifici hai fatto per arrivare dove sei adesso?”

Fabio Turchi:
“Per me ancora il bello deve venire, sono passato professionista ma sono ancora nella prima fase della mia carriera. Ho già vinto due titoli però comunque aspiro a livelli ben più alti. I sacrifici anzi dovranno essere ancora più grandi, dovrò fare esperienze ancora maggiori per arrivare dove voglio. Sono contento del percorso che sto facendo.”

Giacomo Catalani:
“Come ti alleni?”

Fabio Turchi:
“La programmazione semplicemente si struttura su due allenamenti quotidiani. Fino a oggi ho sempre fatto al mattino la preparazione atletica mentre nel pomeriggio mi concentro sulla parte specifica, sulla tecnica. Faccio sei allenamenti alla settimana su 7 giorni disponibili, vita regolare e alimentazione curata. L’alimentazione è un po’, diciamo, la difficoltà principale di tutti noi pugili perché dobbiamo raggiungere il peso della categoria e non sempre è facile.

Premettendo che non abbiamo vizi del fumare o del bere, diciamo che il mangiare è lo sfogo primario che abbiamo. Al di fuori dei periodi di preparazione sono uno che mangia tutto, diciamo che quando poi inizia la fase di preparazione cerco di essere il più regolare possibile anche perché una buona alimentazione ha molti benefici sia sugli allenamenti che sulla vita di tutti i giorni.”

Giacomo Catalani:
“Come alleni la parte strategica che è molto importante nel pugilato?”

Fabio Turchi:
“Sicuramente c’è da fare una distinzione tra il pugilato dilettantistico e quello professionistico. Da dilettante gli incontri sono brevi, si svolgono sulla distanza dei 3 il round da tre minuti quindi si deve dare tutto in quell’attimo, non puoi permetterti di ragionare troppo e aspettare. Nel pugilato professionistico si va sulla distanza, per i titoli importanti si parla di 12 round da tre minuti quindi la foga e l’aggressività portano ben poco perché è difficile, specialmente ad alti livelli, che gli avversari caschino dopo 1 o 2 round.

Lì, quindi, entrano in ballo la misurazione del dispendio di energie e la tattica. I match si preparano scrupolosamente perché, andando sulla distanza, è fondamentale preparare tutto nel minimo dettaglio. Lo studio dei video dell’avversario può essere importante anche se io non mi focalizzo eccessivamente su di lui perché per carattere tendo quasi sempre a sopravvalutare i miei avversari se li guardo troppo. Lascio che sia il mio team a studiarlo perché è fondamentale sapere con con un buon preavviso chi è l’avversario che si deve affrontare.”

Giacomo Catalani:
“Come è composto il team che ti segue?”

Fabio Turchi:
“La preparazione comunque sia va fatta in base all’avversario che hai davanti. Io ho un preparatore atletico che mi segue al mattino o un maestro per il lavoro specifico che mi segue la sera. Inoltre collaboro con un mental coach che ti deve seguire praticamente sempre. Quando ti passa qualcosa per la testa, sia negativa che positiva, è importante avere a fianco una figura simile. Lui deve sapere tutto della tua vita.

Ho anche un dietologo che mi segue diciamo nella parte più difficile della preparazione, cioè sull’alimentazione. Poi ovviamente sono seguito anche da uno studio legale per quanto riguarda l’aspetto manageriale.”

Giacomo Catalani:
“C’è un campione del passato al quale ti ispiri? Cosa pensi della situazione del pugilato italiano? Come mai questa crisi di risultati?”

Fabio Turchi:
“Ci sono diversi pugili che mi piacciono, sicuramente quelli che mi riservano più emozioni nel riguardarli anche oggi sono Mike Tyson ed Evander Holyfield. Il pugilato professionistico italiano è da anni che vive una dura e pesante crisi! Per fortuna esistono persone serie e di valore come la famiglia Cherchi della Opi Since 82 che hanno siglato di recente un’ accordo storico di collaborazione con la Matchroom Boxing che attualmente è la promotion numero uno nel pugilato mondiale, a mio avviso. Adesso ci sono le possibilità per fare il salto di qualità perché si presuppone che anche le altre organizzazioni italiane debbano stare al passo e con la concorrenza ne possiamo trarre beneficio noi pugili, che però abbiamo il dovere di dimostrare di valere scenari e borse importanti.”

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