Davide Diberti

Giacomo:
“Qual è stato il tuo percorso?”

Davide Diberti:
“Il mio percorso è iniziato sicuramente con la prima iscrizione in palestra. Prima di iniziare le gare di powerlifting ero un agonista del football americano, giocavo infatti con i Giaguari Torino. Per entrare a far parte della difesa dovevi rispettare alcuni aspetti tecnici tra cui c’era il test della panca piana e quindi cominciare ad allenarmi per entrare a far parte della difesa dei Giaguari.

Queste prove di forza mi piacquero e mi ricordo che all’inizio il motore trainante fu il responsabile della palestra che ogni volta che raggiungevo un massimale mi diceva “Bravo! Complimenti! Ma questo è il tuo limite”. Facevo 110 di panca e mi diceva la stessa cosa…allora io facevo 120 e lui continuava a dirmi che quello era il mio limite genetico. Si è andati avanti così per anni fino a che non ho fatto 150/160 chili. L’aspetto sfidante è stato sicuramente determinante.”

Giacomo:
“Come hai coniugato lo studio con la tua attività sportiva?”

Davide Diberti:
“Inizialmente lavoravo in palestra e a un certo punto volevo capire di più per aumentare le mie prestazioni e diventare più forte. Mi sono iscritto per trovare le chiavi di lettura per aumentare la forza proprio su me stesso.

Quando mi sono iscritto avevo già fatto da solo gran parte degli studi quindi non è stato difficile poi approfondire le tematiche della posturologia. Istintivamente, già nei miei allenamenti, facevo sempre molto lavoro sulla mobilità articolare per paura di farmi male quindi affrontare il percorso su posturologia è stato naturale.”

Giacomo:
“Come sei arrivato al record italiano?”

Davide Diberti:
“Non ho mai gareggiato per vincere o per il record italiano, ho sempre gareggiato per vincere contro me stesso. Quando arrivava un risultato volevo sempre dimostrare che potevo fare di più, era quasi un’ossessione. In quella gara semplicemente sono entrato, ho fatto la mia alzata e ho fatto il record. Oggi non posso nemmeno pensare di sollevare certi pesi ma in quel periodo la forza che mi dava la voglia di superarmi era davvero enorme.”

Giacomo:
“Quanto conta la programmazione?”

Davide Diberti:
“Molto ma poi non è mai una cosa così matematica. Durante la strada ci sono delle variabili immense quindi la programmazione è un percorso ma non è per forza quello da rispettare sempre. Durante la programmazione poi ha ramificazioni molto spesso da prendere. Molte volte magari mi sentivo imballato, chiamavo il preparatore che mi dava delle indicazioni e da lì partiva una ramificazione del nostro programma di allenamento.

Le variabili sono infinite, il bravo preparatore secondo me è chi riesce a switchare decidendo ogni volta nel modo giusto quale è la strada giusta da prendere”.

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