Per obesità sarcopenica si intende la contemporanea coesistenza di obesità e poca massa muscolare/forza muscolare. Gli studi che hanno tentato di definire l’obesità sarcopenica hanno usato due parametri morfologico-antropometrici: massa muscolare scheletrica e superficie corporea (Stenholm et al., 2008).
[caption id="attachment_57438" align="aligncenter" width="384"] In tabella sono riportati i valori antropometrici e di composizione corporea che classificano la sarcopenia e l’obesità secondo il NAHNES III e il New Mexico Aging Process Study. Rientrare in ambedue le classi definisce lo stato di obesità sarcopenica.[/caption]
Conseguenza dell'obesità sarcopenica
Se la perdita di massa muscolare e l’obesità considerati singolarmente condizionano negativamente lo stato di salute, avere poca massa muscolare ed essere obesi allo stesso tempo la compromette seriamente; infatti l’associazione di obesità e sarcopenia determina più disabilità e rischio cardiovascolare rispetto all’essere solo obesi o solo sarcopenici (Stenholm et al., 2008; Chung et al., 2013). Nel cancro, sarcopenia e obesità sarcopenica, nella maggior parte dei casi, sono condizioni occulte che sono state associate in modo indipendente con l’alta incidenza della tossicità chemioterapica, a tempi più brevi nella progressione del tumore, esiti peggiori della chirurgia, debilitazione fisica e minor sopravvivenza (Prado et al., 2016). Sebbene obesità e sarcopenia possano presentarsi singolarmente e non necessariamente insieme, vi è una connessione causale che lega l’obesità alla sarcopenia (Stenholm et al., 2008). Di seguito alcuni fattori "causa-effetto" tra obesità e sarcopenia.Sedentarietà
La sedentarietà è un importante fattore di rischio per sviluppare obesità; gli obesi sono tendenzialmente sedentari e questa condizione determina perdita di massa muscolare e forza, insulino resistenza, ed accumulo di grasso viscerale. Di rilievo è che la sedentarietà determina perdita di massa muscolare indipendentemente dal tipo di apporto nutrizionale; ciò è dovuto ad uno stato di “resistenza anabolica” che si crea verso i nutrienti in risposta al disuso muscolare. In sostanza il disuso muscolare determina un sensibile decremento delle sintesi proteiche muscolari in condizioni post-assorbimento ma anche nelle fasi postprandiali. Ne consegue perdita di massa muscolare con relativo rallentamento del metabolismo di base ed energetico. L’abbassamento del metabolismo produce ulteriore incremento di peso/grasso corporeo innescando così un circolo vizioso (Fiuza-Luces et al., 2013; Stenholm et al., 2008; Hunter et al., 2002; Rudrappa et al., 2016).Infiammazione
Come si è visto finora, le citochine proinfiammatorie vengono rilasciate dal grasso viscerale quando questo aumenta le sue dimensioni. Vi è un’associazione positiva tra grasso viscerale e citochine proinfiammatorie, e cioè all’aumentare delle dimensioni del primo aumenta la produzione delle seconde. Altresì vi è associazione negativa tra citochine proinfiammatorie e massa muscolare, più aumentano le citochine più si perde massa muscolare. In particolare, il TNFα attiva due enzimi, “MuRF-1” e “ATROGINA-1”, che causano catabolismo della massa muscolare scheletrica (Stenholm et al., 2008; Lipina et al., 2017).Resistenza all'insulina
Le citochine proinfiammatorie, l’elevato rilascio di acidi grassi dal tessuto adiposo, la sintesi di grassi da parte del fegato (De Novo lipogenesi) e l’infiltrazione grassa nel muscolo scheletrico determinano resistenza all’insulina. In tale condizione l’insulina non è in grado di esercitare i suoi effetti. Ecco perché si ricorre ai farmaci ipoglicemizzanti (esempio: metformina, insulina, etc.). Poiché l’insulina è anche un ormone anabolico, e cioè promuove sintesi proteica e crescita muscolare, il suo non corretto funzionamento determina perdita di massa muscolare (Stenholm et al., 2008). L’allenamento di resistenza (allenamento pesi/bodybuilding) migliora la sensibilità all’insulina, regolarizza la glicemia e, quindi, favorisce aumento della massa muscolare.Cortisolo
Nel grasso viscerale, e meno nel grasso sottocutaneo, è presente l’11B-HSD1. È un enzima che converte il cortisone inattivo in cortisolo; più aumenta il grasso viscerale più aumenta l’attività dell’11B-HSD1 (Bittolo, 2008). Più aumentano le citochine proinfiammatorie più aumenta l’attività dell’11B-HSD1 (Rao et al., 2016). In poche parole se un soggetto è obeso ed infiammato allo stesso tempo, l’attività della 11B-HSD1 è più elevata di quella di un soggetto solo obeso o solo infiammato. Individui grassi ed infiammati producono più cortisolo di soggetti magri e questo comporta:- resistenza all’insulina;
- perdita di massa muscolare;
- aumento della massa grassa.
