Il trattamento dell’osteoporosi è multidisciplinare, richiede sicuramente uno stile di vita sano fatto di un corretto regime alimentare, l’esposizione ai raggi UV, la gestione di patologie correlate o il supporto di farmaci a base di ormoni (particolarmente nelle donne) se l’età e lo stato di salute lo richiede, ma soprattutto di movimento. Per capire come quest’ultimo elemento sia fondamentale per gestire i soggetti con osteoporosi dobbiamo chiarire dei concetti biochimici importanti.
La Legge di Wolff e la Meccano-trasduzione

- Dinamicità: i carichi statici e costanti (es. stare in piedi fermi a lungo) non stimolano gli osteociti, il carico deve essere dinamico e intermittente.
- Soglia minima di deformazione: lo stimolo deve superare una determinata intensità per innescare la risposta cellulare. Carichi blandi a cui l’organismo è già abituato mantengono la massa ossea, ma non la incrementano.
- Inconsuetudine: l’osso risponde meglio a vettori di forza insoliti o variati rispetto ai pattern motori ripetitivi della vita quotidiana.
Il Paradosso dell’Attività in Scarico: Il Nuoto e il Ciclismo
In ambito clinico e divulgativo persiste l’errata abitudine di consigliare il nuoto o il ciclismo come attività primarie per chi soffre di osteoporosi, ci tengo a precisare che l’articolo non è nè una critica rispetto alle suddette attività e nemmeno le indica come controindicazioni, sebbene queste attività offrano indubbi benefici cardiorespiratori e muscolari, non hanno alcun effetto protettivo o terapeutico sulla densità minerale ossea (BMD) (Scofield & Hecht, 2012).
Nel nuoto, la spinta idrostatica annulla la forza di gravità, eliminando il carico assiale indispensabile per stimolare il collo del femore e i corpi vertebrali. Nel ciclismo, il carico è parzialmente supportato dal sellino e il gesto motorio è privo di impatti. Gli studi radiografici e densitometrici dimostrano che gli atleti d’élite di discipline in scarico (come i nuotatori) presentano spesso una BMD sovrapponibile o talvolta inferiore rispetto ai soggetti sedentari di controllo.
Pertanto, per stimolare la mineralizzazione, l’esercizio terapeutico deve necessariamente prevedere attività in carico (weight-bearing) ed esercizi contro resistenza (resistance training).

La Selezione del Carico: Esercizi ad Impatto Controllato
La meccano-trasduzione è un processo fisiologico che risponde a stimoli molto precisi, prescrivere o consigliare semplicemente “attività fisica” in presenza di osteoporosi può essere un errore metodologico. È necessario definire con precisione i parametri di carico, l’osso risponde a dosaggi specifici di forza, espressi in termini di accelerazione, deformazione (strain) e frequenza.
Impatto dosato
L’efficacia osteogenica di un impatto non dipende dalla durata dell’esercizio, ma dall’intensità della forza di reazione al suolo (ground reaction force – GRF) e dalla velocità di applicazione del carico.
Le evidenze di biomeccanica indicano che per superare la soglia minima osteogenica a livello del collo del femore è necessario uno stimolo meccanico dell’ordine di circa 3-4 volte il peso corporeo (o superiore a 3 BW), associato a tassi di carico elevati (spesso >40-50 BW/s) (Turner & Robling, 2003; Deere et al., 2012). Questo non significa caricare un bilanciere con 200 kg su un soggetto di 50 kg, bensì sfruttare l’accelerazione di gravità e la caduta d’impatto per generare un picco di forza dinamica istantanea, sufficiente a innescare la deformazione ossea senza sovraccarico articolare prolungato. I heel drops, a seconda della modalità di esecuzione, generano tipicamente forze di reazione al suolo comprese tra circa 2,5 e 4,9 volte il peso corporeo, risultando efficaci nel raggiungimento di queste soglie in molti contesti.
Il confronto tra le attività:
- La camminata normale genera una GRF di circa 1.2 volte il peso corporeo ampiamente insufficiente per incrementare l’osteogenesi.
- La camminata veloce in discesa oppure scendere da un gradino (di circa 5-10cm) può generare picchi tra 3 e 4.5 volte il peso corporeo superando la soglia minima osteogenica.
- Evidenze dimostrano che piccoli impatti controllati creano picchi di accelerazione che stimolano il collo del femore e le vertebre lombari più della semplice camminata (Deere et al., 2012; Kerr et al., 1996).
Un buon esercizio da proporre, che ha un’azione assiale ascendente, quindi un buon impatto anche sulle vertebre toraco-lombari è il tallonamento controllato (heel drops exercise).

È importante specificare che è utile l’appoggio delle mani, il controllo del movimento in salita e la discesa veloce con le ginocchia estese in modo da trasmettere le forze verso l’alto.
Per un paziente anziano con osteoporosi severa o pregresse fratture, questo è l’esercizio d’elezione per mimare i benefici terapeutici della corsa o dei saltelli, azzerando però il rischio di perdita di equilibrio e riducendo lo stress da taglio sulle articolazioni.
Selezione della contrazione muscolare come stimolo locale
La forza di trazione esercitata dai tendini sulle inserzioni periostali è la seconda via principale per stimolare la mineralizzazione focale. La contrazione muscolare genera forze di trazione sull’osso che superano di gran lunga quelle prodotte dal solo impatto gravitazionale
In questo caso la contrazione eccentrica permette di sviluppare tensioni intramuscolari e tendinee superiori del 20-30% rispetto alla contrazione concentrica. Questo si traduce in una maggiore deformazione meccanica applicata sulla corteccia ossea nel punto di inserzione tendinea.
Nella pratica l’utilizzo di esercizi come lo squat o il lunge controllando la fase di discesa per 4-5 secondi costituisce uno stimolo osteogenico nettamente superiore rispetto alla risalita rapida.

Altra condizione favorevole è l’isometria contro resistenza insuperabile, ci permette di generare tensioni elevate in totale sicurezza articolare. Negli anziani con elevata kinesiofobia o instabilità, la contrazione isometrica massimale breve (5-10 secondi) esercita una trazione robusta sull’osso circostante.
Nella pratica spingere con massima forza le braccia contro un muro o eseguire un leg press in isometria massimale.

Saranno da prediligere esercizi multiarticolari a catena cinetica chiusa, per esempio lo squat o uno step-up stimolano sia la zona femorale che quella lombare (Watson et al., 2018).
Stratificazione del rischio e protocollo pratico
La prescrizione dell’esercizio terapeutico nell’osteoporosi richiede una netta differenziazione clinica. Somministrare lo stesso protocollo a un soggetto con osteopenia o osteoporosi di grado lieve/medio e a un paziente con pregresse fratture da fragilità rappresenta un grave errore metodologico e un rischio di danno iatrogeno.
Dividiamo le proposte in due protocolli netti per garantire la sicurezza del paziente:
Protocollo A: osteopenia/osteoporosi senza fratture pregresse
T-score tra -1.0 e -3.0
Focus: Incrementare o preservare la BMD a livello della colonna lombare e del collo del femore. Sviluppare la forza massima e la coordinazione intermuscolare per migliorare l’efficienza dei vettori di carico.
- Squat Eccentrico con Appoggio: Esecuzione: Discesa controllata in 4-5 secondi, mantenendo le curve fisiologiche della colonna, e risalita in 1-2 secondi. Dosaggio: 3 serie da 8-10 ripetizioni. Recupero: 90 secondi.
- Step-Up Assistito su Gradino (15 cm): Esecuzione: Spinta monopodalica sul tallone, estensione completa dell’anca e discesa lenta. Dosaggio: 3 serie da 10 ripetizioni per arto.
- Heel Drops: Esecuzione: Sollevamento sulle punte e caduta secca sui talloni a ginocchia tese, sfruttando la sponda di sicurezza. Dosaggio: 2 serie da 15-20 impatti giornalieri.
Protocollo B: osteoporosi severa con fratture pregresse
T-score inferiore a -3.0, soggetto con storia clinica di crolli vertebrali o fratture di femore.
Controindicazioni Assolute: Eliminare tassativamente la flessione anteriore del tronco e le rotazioni forzate (es. evitare crunch addominali, torsioni seduti), per evitare il sovraccarico sui corpi vertebrali, così come sono da evitare gli impatti non controllati come i saltelli (Sinaki & Mikkelsen, 1984).
Focus: Estensioni dorsali in isometria e stabilizzazione segmentale, controllo del core ed equilibrio per prevenire le cadute.
- Estensioni Dorsali in Isometria:
Posizione: Paziente prono con un cuscino sotto l’addome per scaricare la lordosi lombare, o seduto con la schiena ben appoggiata. Esecuzione: Piccola estensione del tratto toracico (sollevando lo sterno di pochi centimetri dal piano) senza estendere il collo. Contrazione isometrica dei muscoli erettori della colonna per reclutare i paravertebrali che trazionano le apofisi spinose. Dosaggio: 5 tenute da 6-8 secondi. Recupero: 30 secondi.

2. Esercizi di Controllo del Core in Supino:
Esecuzione: Paziente supino, ginocchia flesse a 90°, piedi a terra. Attivazione isolata del muscolo trasverso dell’addome (retroversione millimetrica del bacino senza sollevamento e senza flessione del busto). Dosaggio: 3 serie da 10 respirazioni diaframmatiche con core attivo.
3. Equilibrio Monopodalico Assistito:
Esecuzione: Stazione eretta su un piede solo con le mani posizionate a 2 cm da un tavolo stabile (pronte all’appoggio in caso di oscillazione). Dosaggio: Mantenimento della posizione per 30 secondi per lato.

Se volessimo sintetizzare i parametri in base alle esigenze del soggetto:
| Parametro | Target Osteogenico (Prevenzione/Osteoporosi Lieve) | Target Conservativo (Osteoporosi Severa/Fratturati) |
|---|---|---|
| Tipo di Impatto | Heel drop, camminata in discesa | Heel drop, Step-up basso (5-10 cm) |
| Velocità (Tempo) | Eccentrica lenta (4s), concentrica esplosiva (1s) | Movimento controllato e isometrico (isometrica di 5s) |
| Frequenza | 2-3 sessioni a settimana | Brevi stimoli quotidiani (10 minuti al giorno) |
Prevenzione delle Cadute: Il Vero “Salva-Vita”, il Sistema Neuromotorio come Scudo Meccanico
L’osteoporosi non fa fratturare se non c’è il trauma da caduta (tranne i crolli spontanei avanzati e/o la concomitanza con altre patologie), quindi la prevenzione delle cadute rappresenta il vero “salva vita” dell’anziano osteoporotico (Sherrington et al., 2019).
I protocolli che abbiamo precedentemente proposto lavorano sul concetto di carico assiale e quindi agiscono sulla BMD e sulla resistenza strutturale del tessuto. Dobbiamo completare il lavoro proponendo esercizi per il controllo della caviglia, la reattività ai disturbi dell’equilibrio e il potenziamento dei riflessi paracadute. Questi ci assicurano un’azione preventiva e si basano su pilastri neuromotori specifici.
Gestione del deficit dei Flessori Dorsali
Gli anziani spesso cadono perché inciampano, e una delle principali cause biomeccaniche è dovuta al declino della forza e quindi ad una insufficienza del tibiale anteriore e dei flessori dorsali del piede (Whipple et al., 1987). Questo deficit si traduce in due alterazioni del cammino statisticamente associate al rischio di inciampo:
- Riduzione della Clearance del Piede: durante la fase di oscillazione del passo, il piede non si solleva a sufficienza dal suolo. Pochi millimetri di differenza determinano l’inciampo contro piccoli ostacoli quotidiani (tappeti, dislivelli del marciapiede).
- Deficit di Heel Strike: l’anziano perde la capacità di appoggiare il piede partendo dal tallone, passando a una camminata a pianta piatta o con contatto d’avampiede, instabile e priva del meccanismo di ammortizzazione naturale.
L’esercizio da proporre si può svolgere in piedi, da seduto o anche da supino in posizione semiseduta. Si applica una benda elastica attorno agli avampiedi e in maniera alternata si chiede una triplice flessione dell’arto inferiore (caviglia, ginocchio e anca) fino a tolleranza.

Questo esercizio può essere svolto più volte durante la giornata.
Altro aspetto determinante è il controllo neuromotorio e propriocettivo, quindi stimolare il sistema dell’equilibrio e la reattività del sistema neuromuscolare ai cambi di posizione e ripristino di una imprevista situazione di instabilità sono punti cardine quando si lavora sui soggetti anziani.
L’utilizzo quindi di tavolette propriocettive ci dà modo di lavorare con una serie di variabili che possono essere adattate alle necessità specifiche del soggetto. Sono da prediligere le tavolette con un grado di libertà perché il soggetto riesce a corticalizzare più efficacemente lo stimolo propriocettivo.
Conclusioni Cliniche e Linee Guida di Sintesi
La prescrizione dell’esercizio fisico nell’osteoporosi e nella prevenzione delle fratture da fragilità deve essere considerata a tutti gli effetti una terapia medica dosaggio-dipendente. Non è sufficiente consigliare il movimento generico, è necessario stabilire la corretta combinazione di stimoli meccanici assiali, tensioni eccentriche e strategie neuromotorie di compenso.
Per massimizzare l’efficacia terapeutica e garantire la sicurezza del paziente, l’approccio riabilitativo deve sintetizzarsi nei seguenti punti chiave:
- Valutazione e Stratificazione del Rischio: Identificare immediatamente il profilo del paziente tramite densitometria (T-score) e anamnesi fratturativa per instradarlo nel corretto percorso terapeutico (Binario A o Binario B).
- Priorità alla Catena Cinetica Chiusa: Privilegiare movimenti multi-articolari in carico verticale rispetto a esercizi mono-articolari in isolamento, al fine di sfruttare la meccano-trasduzione indotta dalle forze di reazione al suolo.
- Gestione del Tempo sotto tensione: Enfatizzare la fase eccentrica del movimento (4-5 secondi in discesa) per generare picchi di trazione periostale ottimali riducendo la necessità di sovraccarichi articolari eccessivi.
- Protezione del Rachide: astensione tassativa dai movimenti di flessione anteriore e torsione forzata del busto nei pazienti con osteoporosi severa, focalizzando il lavoro sull’estensione attiva e sulla stabilizzazione del core (Sinaki & Mikkelsen, 1984).
- Focus sulla Caviglia e sui sistemi neuromotori: Allenare sistematicamente la forza del tibiale anteriore e la rapidità dei riflessi posturali per neutralizzare il rischio di caduta, vero e proprio innesco dell’evento fratturativo (Sherrington et al., 2019; Whipple et al., 1987).
Bibliografia
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