Plasticità Muscolare per il Riequilibrio Posturale

Due pugili a torso nudo con guantoni rossi durante un incontro di boxe.
20 novembre 2016

Plasticità Muscolare per il Riequilibrio Posturale

Vogliamo essere dei veri professionisti delle scienze motorie?

Vogliamo davvero rendere la nostra figura e la nostra professione come target evoluto nel campo del movimento?

Se la risposta è REALMENTE “SI” dobbiamo elevarci rispetto ad altre figure professionale e per distinguerci dovremo SICURAMENTE conoscere alcune cose basilari del nostro mondo.

Gli aspetti che per il laureato in scienze motorie sono basilari perché risultano l’ABC della materia saranno:

Plasticità Muscolare per il Riequilibrio Posturale

Anatomia e Fisiologia

Quelli che s’innamorano di pratica senza scienza son come il nocchiere, che entra in naviglio senza timone o bussola che mai ha certezza dove si vada.

Cito questa frase di Leonardo Da Vinci (tanto cara ad un mio mentore) che è sempre attuale. Vero che il professionista delle scienze motorie non lavora con tecniche invasive, ma lavora sempre con la SALUTE delle persone. Se il lavoro svolto si limita a dei protocolli preconfezionati sarà come fare i taxisti ad occhi chiusi con un navigatore che ci potrà dare le indicazioni stradali. La via potremo sempre trovarla ma gli imprevisti (nel caso del taxista il traffico, i lavori in corso, le curve) non ci permetterebbero di arrivare a destinazione se non con piccoli o grandi INCIDENTI.

Teorie dell’allenamento

Il professionista delle scienze motorie lavorerà con il movimento quindi dovrà conoscere i sistemi metabolici di ripristino energetico riuscendo così a creare dei piani di allenamento personali per ogni atleta o persona comune che avrà bisogno di utilizzare il movimento per raggiungere un obiettivo (questo obiettivo potrà essere riabilitativo, prestativo o di benessere)

Aspetti posturali e recettoriali

Tutto quello che è dato da variazioni di ogni genere che arriveranno dall’esterno e dall’interno del corpo sono INFORMAZIONI che il nostro corpo registra e riutilizza gestendoli o reagendo ad essi. Il laureato in scienze motorie dovrà conoscere queste vie AFFERENTI ed EFFERENTI per sapere da dove arrivano, dove vanno, come vengono codificati gli stimoli e come verranno poi rielaborati. Allo stesso modo l’utilizzo delle informazioni mirate potrebbero essere usate dal professionista per automatizzare alcuni gesti per variare delle dinamiche propriocettive e posturali.

Leggi della Plasticità Muscolare

Questo argomento sarà il tema principale dell’articolo e quindi in questo trafiletto indicherò solo che è fondamentale conoscere queste leggi perché ci permetteranno di VARIARE la lunghezza del muscolo a riposo grazie ad esercizi chinesiologici mirati.

Fatta questa premessa aggiungerò che ogni laureato in scienze motorie avrà al suo arco molte frecce e queste rappresenteranno il suo campo di specializzazione.

 

Due rappresentazioni di un uomo in posizione di plank con evidenziazione dei muscoli attivi in rosso.

Introduzione alle leggi della Plasticità Muscolare

Prima di addentrarci sul loro utilizzo da parte delle scienze motorie introduciamo l’argomento.

Principio secondo il quale è possibile modificare la lunghezza e la struttura di un muscolo scheletrico in base allo stimolo motorio dato al muscolo stesso.
« La lunghezza delle fibre è proporzionale all’accorciamento ottenuto dalla loro contrazione e questo è uguale circa alla metà della lunghezza delle fibre. »

Le leggi della plasticità muscolare vengono anche chiamate leggi di Borelli Weber Fick dal nome dei tre studiosi che ne hanno enunciato la teoria completa:

  • Giovanni Alfonso Borelli (1608-1679): fisiologo italiano primo a sostenere l’esistenza di questa legge.
  • Ernst Weber (1795-1878): fisiologo ed anatomista tedesco che ha sviluppato la teoria a livello biomeccanico.
  • Adolf Eugen Fick (1829-1901): fisiologo tedesco che condusse studi sugli animali per validare la teoria.

Ora vediamo di spiegare queste leggi e le applicazioni possibili in chinesiologia:

un muscolo può compiere determinati movimenti all’interno del ROM (range of motion) articolare

  • Può allungarsi completamente
  • Accorciarsi completamente
  • Può allungarsi parzialmente
  • Accorciarsi parzialmente

Il giusto mix di questi movimenti ci porterà a variare la lunghezza dei muscoli scheletrici secondo le leggi sopra indicate.

Di seguito uno schema con le possibilità di lavoro per la plasticità muscolare:

Allungamento totale e accorciamento totale

La parte contrattile si ALLUNGA in misura proporzionale a quanto la parte tendinea si ACCORCIA.

La lunghezza del muscolo a riposo NON CAMBIA

Allungamento parziale e accorciamento parziale

Sia la parte contrattile che la parte tendinea si ACCORCIANO.

La lunghezza del muscolo a riposo DIMINUISCE

Allungamento totale e accorciamento parziale

La parte contrattile si ACCORCIA in misura minore a quanto la parte tendinea si ALLUNGA.

La lunghezza del muscolo a riposo AUMENTA

Allungamento parziale e accorciamento totale

La parte contrattile si ACCORCIA mentre la parte tendinea rimane UGUALE

La lunghezza del muscolo a riposo DIMINUISCE

Arrivati ora a spiegare la legge della plasticità muscolare diventa molto facile capire come noi laureati in scienze motorie possiamo agire sulla variazione della lunghezza muscolare e quindi su un cambio di postura.

Possiamo quindi “modellare” il fisico della persona che si affiderà a noi in base ai suoi obiettivi personali.
Una volta VALUTATO il singolo caso e capito bene gli obiettivi più idonei a quella persona potremo passare ad un programma personalizzato per variare la lunghezza del muscolo a riposo oltre alla qualità del movimento ed all’allenamento organico condizionale.

Ricordiamoci che per essere certi della buona riuscita del nostro lavoro dovremo oggettivarlo secondo una progressione pre definita. Ad esempio:

  1. Raccolta informazioni e test di valutazione iniziali
  2. Programmazione dell’obiettivo a lungo termine e delle tempistiche del periodo di lavoro
  3. Impostazione del lavoro nelle singole sedute e frequenza degli incontri
  4. Variazione dei micro obiettivi in base alle risposte delle singole sedute
  5. Nuovi test di valutazione periodici (fine periodo prefissato)
  6. Colloquio per valutare la soddisfazione e l’eventuale riprogrammazione del nuovo periodo

Esempi di utilizzo delle leggi della Plasticità Muscolare

IN AMBITO SPORTIVO

Chi pratica sport da combattimento come ad esempio il pugilato sa benissimo che la “guardia” permette di coprire alcune zone del corpo ritenute vulnerabili ai pugni avversari. Uno di questi punti è dato dalla proiezione addominale del Plesso Solare o plesso celiaco (che è anche un importante Chakra)

Come potremo essere utili noi al nostro pugile per essere meno “ATTACCABILE” in quella zona?
Semplicemente diminuendo quello spazio e proteggendolo il più possibile con lo strato muscolare.

Allungamento parziale e accorciamento totale

La parte contrattile si ACCORCIA mentre la parte tendinea rimane UGUALE

La lunghezza del muscolo a riposo DIMINUISCE

I nostri esercizi sugli addominali retti saranno incentrati al principio segnato sopra, quindi lavoreremo col nostro atleta in accorciamento totale quando gli esercizi saranno eseguiti per gli addominali (soprattutto il retto dell’addome)

Esercizio per il retto dell’addome

Partendo già da una posizione di accorciamento (allungamento parziale) si esegue la massima contrazione addominale (accorciamento totale) utilizzando questo range per tutta la durata dell’esercizio.

Gli esercizi di accorciamento del retto dell’addome sono facilmente eseguibili partendo da una posizione iniziale già parzialmente accorciata (per i principianti meglio creare uno stop meccanico al movimento, ad esempio con un rialzo sotto la zona toracico/dorsale). Si possono eseguire esercizi del genere sia sfruttando la leva del busto che la leva degli arti inferiori, sempre però in accorciamento totale, allungamento parziale.

È d’obbligo ricordare l’importanza del riposo (fondamentale in tutti i principi di allenamento che, come detto prima, sono una delle basi delle scienze motorie) perché la lunghezza muscolare varierà a riposo e non durante l’allenamento (riequilibrio corporeo in base ad uno stimolo).

Plasticità Muscolare per il Riequilibrio Posturale

Fatto un primo esempio ora possiamo capire il perché di diversi insuccessi in palestra con particolari soggetti:

una ragazza che si presenta da noi perché “vuole la pancia piatta” dovrà lavorare sicuramente per una migliore tonicità addominale (come spesso si fa nelle sale fitness) ma in ALLUNGAMENTO TOTALE, ACCORCIAMENTO PARZIALE in modo da far ALLUNGARE il muscolo a riposo e creare l’effetto desiderato. L’aumento del tono e trofismo addominale senza prendere in considerazione molte volte le leggi della plasticità portava (uso il passato sperando che questo articolo possa essere utile) ad un effetto “pancetta” sotto la maglietta (immaginate i bodybuilder che visti vestiti sembrano grassi invece hanno una grossissima ipertrofia del retto dell’addome).

In ambito preventivo e posturale

Abbiamo vissuto per anni con il binomio MAL DI SCHIENA  rinforzo ADDOMINALE e LOMBARE
Tutto vero, pensate solo all’importanza degli esercizi sul CORE per il miglioramento della stabilità e quindi anche della mobilità e coordinazione periferica diminuendo così i dolori ed i fattori di rischio infortuni.
Possiamo però (per chi ha degli squilibri nelle catene muscolari) lavorare in specifico sul riequilibrio delle lunghezze muscolari; quindi oltre ad un lavoro PREVENTIVO anche un lavoro SPECIFICO qualitativo.

Riportiamo anche qui un esempio:

Una persona “soggetta” a mal di schiena che a livello radiografico non ha nessun problema (essere “soggetti” nella nostra terminologia vuol dire avere degli squilibri, quindi poterli migliorare diminuendo o addirittura eliminando l’incidenza della fase acuta). Agli esami strumentali o alle valutazioni risulta solo avere una rettinizzazione del tratto lombare del rachide.

Catena anteriore e catena posteriore

Senza fare una valutazione posturale completa in questo momento (semplicemente perché in questo articolo ci stiamo concentrando sulle leggi di Borelli Weber Fick che sono una delle armi a nostra disposizione per riequilibrare un sistema) concentriamoci sulla nostra rettinizzazione lombare (che ci porterà ad un dolore da carico del tratto della colonna ed, alla lunga, ad un problema strutturale quale protrusione o erni o schisi ecc…) come possiamo noi correggerla?
Utilizzando dei TIRANTI naturali che sono i nostri MUSCOLI.

Catena anteriore

Il retto dell’addome in specifico (in aggiunta bisognerà valutare tutta la catena anteriore anche a livello di continuità) sarà in accorciamento (come si vede dalle frecce in figura). Quindi bisognerà lavorare per raggiungere un buon allungamento addominale

Allungamento totale e accorciamento parziale

La parte contrattile si ACCORCIA in misura minore a quanto la parte tendinea si ALLUNGA.

La lunghezza del muscolo a riposo AUMENTA

Questo sarà il modo per detendere il tirante anteriore del tratto lombare della colonna.

Catena Posteriore

Il quadrato dei lombi in questo caso sarà in allungamento (freccia lunga in figura), con conseguente retroversione del bacino che mi farà appunto diminuire o sparire la fisiologica curva lombare

Allungamento parziale e accorciamento totale

La parte contrattile si ACCORCIA mentre la parte tendinea rimane UGUALE

La lunghezza del muscolo a riposo DIMINUISCE

Questo sarà invece il metodo per tendere il tirante posteriore, creando un effetto “arco” con il recupero della curva fisiologica.

Gli esercizi da eseguire potranno essere svariati (l’importante è capirne i concetti e crearli in specifico per il singolo individuo, in modo da personalizzare e professionalizzare il nostro lavoro).

Nelle conclusioni dobbiamo soffermarci ancora su un piccolo particolare:

Molte volte si confonde POTENZIAMENTO con ACCORCIAMENTO, perché giustamente il muscolo esprime forza in accorciamento. Quando però parliamo ad esempio di potenziamento dei muscoli stabilizzatori (come nell’esempio precedente) abbiamo visto che possiamo allenare un muscolo decidendo a priori se la sua variazione a riposo debba essere di allungamento o di accorciamento, variando la lunghezza muscolare non solo con lo stretching ma con esercizi in dinamica.

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