Lateralità neurofisiologica autentica

Scienze Motorie Dipartimento Tennis

Direttore Scientifico Dott. Salvatore Buzzelli

Lateralità neurofisiologica autentica
16 giugno 2026

Il cervello è un organo geneticamente non stabilizzato, quindi plastico e modificabile dall’esterno attraverso la motricità in relazione al codice corticale-motorio di ogni soggetto. Per migliorare il sistema cerebrale è dunque necessario disporre sia del codice corticale-motorio sia di esercizi motori e tele-percettivi altamente selettivi. In caso contrario, non è possibile alcuna correzione a livello corticale.

Sviluppo neurofisiologico e lateralità nei bambini

Dalla nascita fino ai tre anni, i bambini sono sostanzialmente ambidestri, in una condizione corticale di simmetria che precede lo sviluppo della dominanza laterale destra o sinistra. In questa fase, caratterizzata da una simmetria corticale non anatomica ma funzionale, le informazioni motorie e tele-percettive vengono elaborate contemporaneamente da entrambe le cortecce, creando una sorta di competizione con conseguente confusione psicomotoria. Dopo il terzo anno di età, con la progressiva affermazione della dominanza laterale destra o sinistra, la simmetria si affievolisce a favore dell’emisfero dominante. In assenza di fattori inquinanti o destabilizzanti, spesso provocati da influenze familiari o sociali, la lateralità si definisce intorno al settimo-ottavo anno di età.

Quando si avviano scuole di addestramento al tennis-ludico con bambini di 3-4 anni, è fondamentale che l’insegnante possieda competenze specifiche relative allo sviluppo neurofisiologico laterale. Un approccio inadeguato, infatti, può contribuire all’insorgenza di problematiche di ordine dis-laterale.

Dislateralità e disturbi psicomotori: le cause e l’apprendimento

Nella relazione dei professori G.B. Soubiran e J.C. Coste viene sottolineato: una lateralità inquinata o non definita, ossia un uso non coerente di mano, piede, occhio e orecchio, tutti dello stesso lato Dx o Sx del corpo è responsabile di disturbi come: dislessia (DSA, disturbi specifici dell’apprendimento), disgrafia, discalculia, tic, dis-percezione dello spazio-tempo, disorganizzazione motoria, scarso equilibrio e, in alcuni casi, anche alterazione caratteriale.

La dislateralità è infatti annoverata tra i disturbi psicomotori. La prima relazione tra motricità e sistema cognitivo si deve al neurologo professor Dupré, nei primi anni del ’900. Egli osservò che i soggetti con un sistema cognitivo fragile mostravano una motricità disorganizzata e scoordinata, mentre quelli con un sistema cognitivo più strutturato presentavano un’organizzazione motoria più organizzata e coordinata. Dupré fu quindi il primo a individuare una reciproca influenza tra motricità e sistema cognitivo.

Più recentemente, il professor C.H. Delacato, attraverso i suoi studi sulla lateralità neurofisiologica, ha descritto nei suoi libri con estrema chiarezza l’importanza della lateralità nei bambini dopo il terzo anno di età. La lateralità è un sistema cruciale, poiché consente la percezione delle tre dimensioni spaziali più quella temporale, formando il cosiddetto “cronotopo”, precursore del sistema cognitivo per evolvere nella specializzazione finale di apprendimento.

Il codice corticale-motorio nell’allenamento del tennis

Da mezzo secolo sono maestro e coach di tennis, ambito nel quale ho maturato un’ampia esperienza sia a livello nazionale sia internazionale, senza mai perdere l’interesse per la ricerca scientifica legata al sistema corticale-motorio laterale autentico. Circa 40 anni fa, in parallelo alla mia professione, ho dedicato tempo e risorse alla partecipazione, come uditore, a convegni e conferenze in Italia e in altri Paesi europei. In alcune di queste occasioni ho avuto l’opportunità di entrare in contatto diretto con studiosi di grande prestigio, che mi hanno fornito preziose linee guida e riferimenti bibliografici per approfondire ulteriormente le dinamiche su cui si fonda il sistema neurofisiologico laterale.

Grazie a questa formazione, ho sviluppato una serie di esercizi motori e tele-percettivi altamente selettivi, mirati a potenziare e migliorare la lateralità nei bambini e negli adulti. Ho quindi avviato una prima sperimentazione empirica su circa 70 soggetti eterogenei, proponendo una scheda unica con esercizi disposti in ordine casuale. I risultati, tuttavia, furono deludenti.

Successivamente, adottando un approccio diverso, ossia organizzando gli stessi esercizi in modo differenziato per ciascun soggetto e praticando per circa 30 minuti al giorno questi esercizi, dopo 20-25 giorni emersero miglioramenti significativi in un numero rilevante di partecipanti.

Da queste osservazioni è nata l’ipotesi che nella corteccia motoria di ogni individuo esista una sorta di codice corticale-motorio, capace di riconoscere quale motricità rappresenti il “combustibile” naturale del soggetto. Questa ipotesi ha dato origine a un lungo percorso di ricerca durato circa 20 anni, segnato anche da numerosi fallimenti. Quando infine è emersa la modalità per identificare questo codice corticale-motorio individuale, associandolo a esercizi selettivi mirati, si è delineata la chiave di accesso al sistema cerebrale. Ciò ha consentito di interagire in modo più diretto con l’area corticale senso-motoria descritta dal neurochirurgo il Prof. Penfield, nota anche come “homunculus”, una rappresentazione peculiare dell’essere umano nella corteccia, senso-motoria responsabile anche dei movimenti muscolo-scheletrici più fini.

Ne consegue che interventi didattici basati su ripetizioni generiche del movimento difficilmente risultano risolutivi. In alcuni casi, la ripetizione continua attraverso il lancio di palline da tennis da colpire, può portare a una risposta desiderata, ma si tratta spesso di un risultato che riveste un carattere di assoluta casualità, non derivante da un’organizzazione corticale cognitivo-motoria adeguata.

Le 6 combinazioni interattive e la performance nel tennis agonistico

L’effetto periferico osservabile rappresenta, in realtà, il livello di organizzazione del sistema corticale-motorio nel codificare la motricità in relazione all’ambiente. Si tratta di un processo non osservabile direttamente. Tuttavia, è possibile analizzare sei possibili combinazioni interattive tra arti motori e organi percettivi (occhio e orecchio), che dovrebbero essere monitorate con cadenza regolare (ogni 30–35 giorni), per mantenere un equilibrio funzionale coerente con l’evoluzione individuale tra le sei possibili combinazioni sottoelencate tra: mano, piede, occhio e orecchio

  • (M, P, O, Or)

  • (O, M, P, Or)

  • (P, O, M, Or)

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L’orecchio, sempre in ultima posizione, è un organo che dipende direttamente dalla corteccia per le funzioni cognitive superiori e si lateralizza attraverso l’interazione con gli altri elementi già lateralizzati. Ad ogni modo, a livello agonistico (ATP e WTA), le continue competizioni in ogni continente e gli allenamenti talvolta inappropriati, spesso incidono negativamente sull’ordine funzionale gerarchico tra gli arti e organi tele-percettivi, fino a compromettere il codice corticale-motorio del giocatore per la codifica dei movimenti appropriati in uscita dal sistema corticale. Per questo si osservano atleti che, senza un apparente motivo, entrano in stati di confusione psicomotoria durante le competizioni, compromettendo il risultato e, talvolta, anche la carriera agonistica. Fondamentale, è monitorare regolarmente ogni 30-35 giorni questo sistema gerarchico per mantenere un’organizzazione funzionale coerente con l’evolversi delle caratteristiche di ogni giocatore. Tuttavia, solo attraverso un’integrazione multidisciplinare è possibile sviluppare una metodologia globale, capace di agire in ogni giocatore a 360 gradi unica nel mondo del tennis.

Preservare il potenziale corticale-cognitivo-motorio nella terza età

Infine, questa singolare metodologia si rivela preziosa anche dopo la carriera agonistica e per le persone in età avanzata. Con il passare degli anni, infatti, gli anelli del potenziale corticale-cognitivo-motorio, tendono a comprimersi l’uno sull’altro riducendo il potenziale del sistema stesso: si diventa goffi, la motricità diventa più lenta e impacciata, rallentano i movimenti oculari, diminuisce l’attenzione verso l’ambiente circostante da essere presi e accompagnati per mano. Le parole di alto metabolismo corticale diventano sempre più difficili da pronunciare fino a scomparire del tutto. Inoltre ricompare anche l’incontinenza fisiologica come da bambini. In parole spicciole si “rimbambisce”. Come se avvenisse un’involuzione tale da riportare l’anziano ad una condizione di bambino, tanto che il potenziale del sistema corticale-cognitivo-motorio scende a livello tipico dei bambini. Non a caso la filastrocca tanto amata dai bambini piace anche al nonno. Tuttavia, questa metodologia rappresenta uno strumento di grande valore non solo per migliorare la performance nel tennis, ma anche per riportare una certa vitalità psicofisica per affrontare le sfide della vita quotidiana.

Nell’osservazione del giocatore in situazione agonistica o di allenamento, i movimenti in uscita dai vari colpi evidenziano il grado di disordine interno a carico del sistema di decodifica motoria e percettiva.

I disegni che seguono sono alcuni esempi di esercizi codificati-dominanti altamente selettivi, in entrata, che creano scariche neuronali che possono essere indirizzati nell’area corticale senso-motoria di Penfield conosciuta anche col nome di ‘’Homunculus’’ resposnabile dei movimenti muscolo-sheletrici anche più fini, per aumentare le potenzialità psicomotorie di ogni giocatore o soggetto.

Gli esercizi fondamentali sono 24, di cui vengono utilizzati solo quelli necessari per il recupero della dis-lateralità o per aumentare i valori corticali per il sistema percettivo-cognitivo-motorio, da eseguirsi per almeno 30 minuti al giorno per un mese.

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