La preparazione precampionato nel calcio: evidenze scientifiche e applicazioni pratiche

Scienze Motorie Dipartimento Calcio

Direttore Scientifico Mattia Giacobone - Vice Direttore Pablo Lischetti

La preparazione precampionato nel calcio: evidenze scientifiche e applicazioni pratiche
15 luglio 2026

La preparazione precampionato rappresenta una fase determinante nella programmazione annuale di una squadra di calcio. Tradizionalmente associata allo sviluppo della condizione fisica, oggi la preseason assume un ruolo più ampio, influenzando non solo la performance iniziale ma anche la disponibilità dei giocatori e la loro capacità di sostenere i carichi di allenamento e gara durante l’intera stagione.

Negli ultimi anni si è assistito a un progressivo aumento delle richieste fisiche della competizione e, parallelamente, a una riduzione dei tempi a disposizione per preparare gli atleti. In questo contesto, diventa fondamentale comprendere quali siano gli elementi realmente determinanti di una preparazione efficace.

L’obiettivo di questo articolo è analizzare le principali evidenze scientifiche relative alla preseason nel calcio e proporre una riflessione pratica su come tali conoscenze possano essere applicate nella pianificazione del lavoro sul campo.

Cosa dice la letteratura a riguardo

Per molti anni la preparazione precampionato è stata considerata principalmente come una fase dedicata al miglioramento della condizione fisica. Tuttavia, le evidenze scientifiche più recenti suggeriscono che il suo impatto possa estendersi ben oltre le prime giornate di campionato.

Uno degli studi più interessanti in questo ambito è quello condotto da Ekstrand e collaboratori (2020) su squadre professionistiche europee. Gli autori hanno osservato come le squadre che dedicavano più tempo allo sviluppo della fitness aerobica durante la preseason registrassero una minore incidenza di infortuni muscolari nel corso della stagione. Allo stesso tempo, i giocatori che riuscivano a completare una maggiore percentuale degli allenamenti precampionato mostravano livelli superiori di disponibilità durante l’anno sportivo.

Questi risultati suggeriscono come la preparazione precampionato non debba essere interpretata esclusivamente come un periodo finalizzato al raggiungimento della forma fisica, ma piuttosto come una fase di costruzione delle basi necessarie per affrontare le richieste della stagione.

In quest’ottica, il concetto di “player availability” assume un’importanza centrale. Essere disponibili ad allenarsi e competere con continuità rappresenta infatti uno dei principali determinanti della performance individuale e collettiva. La preseason diventa quindi il primo momento dell’anno in cui costruire quella capacità di tollerare il carico che accompagnerà il giocatore nei mesi successivi.

Oltre la ricerca della forma fisica

Uno degli errori più comuni nell’interpretazione della preparazione precampionato consiste nel considerarla esclusivamente come un periodo finalizzato al raggiungimento della migliore condizione fisica possibile in vista dell’inizio del campionato. Sebbene il miglioramento della performance rappresenti un obiettivo importante, le evidenze scientifiche suggeriscono come la priorità della preseason debba essere la costruzione della capacità dell’atleta di tollerare le richieste dell’intera stagione.

In questo contesto emerge il concetto di player capacity, ovvero la quantità di carico che un giocatore è in grado di sostenere mantenendo adeguati livelli di performance e riducendo il rischio di infortunio. Secondo Coppalle e collaboratori (2019), il lavoro svolto durante la preseason risulta associato alla disponibilità degli atleti nei mesi successivi, evidenziando come la costruzione progressiva della capacità di lavoro rappresenti uno degli obiettivi principali di questa fase.

La letteratura più recente suggerisce che gli atleti maggiormente esposti a carichi adeguatamente progressivi durante la preseason sviluppino una migliore tolleranza agli allenamenti e alle competizioni successive. Al contrario, programmi caratterizzati da incrementi troppo rapidi o da una preparazione insufficiente possono limitare la capacità dell’organismo di adattarsi alle richieste del gioco.

Il vero rischio: le variazioni di carico

Per lungo tempo elevati carichi di allenamento sono stati considerati una delle principali cause di infortunio nello sport. Tuttavia, le evidenze scientifiche più recenti hanno portato a una visione differente del problema.

Secondo Malone et al. (2017) e confermato successivamente dalla review di Jiang et al. (2022), il rischio di infortunio sembra essere maggiormente associato a incrementi improvvisi del carico piuttosto che al carico elevato in sé. Questo aspetto assume particolare rilevanza durante le prime settimane di preparazione, periodo nel quale il rischio di esposizioni eccessive o di progressioni troppo aggressive risulta maggiore In altre parole, un atleta adeguatamente preparato è in grado di tollerare quantità di lavoro anche molto elevate, mentre risulta più vulnerabile quando viene esposto a richieste superiori rispetto alla sua capacità di adattamento.

Questo concetto assume particolare rilevanza durante la preparazione precampionato, fase nella quale preparatori e allenatori sono spesso chiamati ad aumentare rapidamente i carichi di lavoro in tempi relativamente brevi. Se da un lato la preseason rappresenta un’opportunità per sviluppare le capacità fisiche dell’atleta, dall’altro richiede una gestione attenta della progressione dei carichi.

L’obiettivo non dovrebbe quindi essere quello di accumulare il maggior volume possibile di allenamento, ma di costruire progressivamente la tolleranza al lavoro attraverso un’esposizione graduale e controllata agli stimoli richiesti dal gioco. In quest’ottica, la qualità della progressione diventa più importante della quantità assoluta di lavoro svolto.

Caratteristiche di una preparazione pre season

Se la preparazione precampionato ha l’obiettivo di costruire la capacità dell’atleta di sostenere le richieste della stagione, diventa fondamentale individuare quali qualità fisiche meritino una particolare attenzione durante questo periodo.

Tra queste, la fitness aerobica rappresenta probabilmente una delle capacità più rilevanti (Ekstrand et al). Oltre al suo ruolo nella performance, diversi studi hanno evidenziato una relazione tra una migliore capacità aerobica e una maggiore disponibilità degli atleti durante la stagione. Un giocatore dotato di una solida base aerobica è infatti in grado di recuperare più rapidamente tra azioni ad alta intensità, tollerare meglio i carichi di allenamento e sostenere con maggiore efficacia le richieste della gara.

Accanto allo sviluppo aerobico, la preparazione precampionato dovrebbe prevedere un progressivo incremento dell’esposizione alle azioni ad alta intensità tipiche del calcio moderno. Accelerazioni, decelerazioni, cambi di direzione e corse ad alta velocità rappresentano infatti alcune delle principali fonti di stress neuromuscolare e richiedono un adattamento graduale nel corso delle settimane.

Un ulteriore aspetto da considerare riguarda lo sviluppo della forza. La letteratura (Suchomel et al ) evidenzia come adeguati programmi di forza possano contribuire non solo al miglioramento della performance, ma anche alla riduzione del rischio di infortunio e all’aumento della capacità dell’atleta di tollerare i carichi successivi. In particolare, il lavoro sulla forza degli arti inferiori e della catena posteriore sembra assumere un ruolo centrale nella preparazione del calciatore.

Più che focalizzarsi su una singola capacità, la sfida del preparatore consiste quindi nell’integrare queste componenti all’interno di un percorso progressivo e coerente con le richieste del modello di gioco e con le caratteristiche individuali degli atleti.

Dalla letteratura alla pratica

Le evidenze scientifiche analizzate suggeriscono come l’obiettivo principale della preparazione precampionato non debba essere il semplice raggiungimento della forma fisica, bensì la costruzione della capacità dell’atleta di sostenere le richieste dell’intera stagione. Tuttavia, trasformare questi principi in una programmazione efficace rappresenta una delle principali sfide per il preparatore atletico.

Personalmente, considero la preseason come un processo progressivo orientato alla costruzione della capacità di lavoro del giocatore. Più che ricercare immediatamente elevati livelli di intensità, ritengo fondamentale creare una base che consenta all’atleta di tollerare successivamente carichi sempre più specifici e vicini alle richieste della competizione.

Nelle prime settimane, il focus principale è rivolto allo sviluppo della fitness aerobica e alla progressiva reintroduzione dei carichi di allenamento dopo il periodo di transizione. In questa fase trovano spazio esercitazioni estensive con palla, possessi, small-sided games e lavori estensivi finalizzati a costruire una solida base condizionale.

Con il progredire della preparazione, l’attenzione si sposta gradualmente verso l’incremento delle richieste neuromuscolari attraverso una maggiore esposizione ad accelerazioni, decelerazioni, cambi di direzione e corse ad alta velocità (Whiteley et al). L’obiettivo è quello di preparare il giocatore alle richieste specifiche della gara evitando incrementi eccessivamente rapidi del carico.

Parallelamente, il lavoro di forza rappresenta un elemento costante dell’intero percorso. La forza non viene considerata esclusivamente come una qualità prestativa, ma come uno strumento per aumentare la robustezza dell’atleta e migliorare la sua capacità di tollerare i carichi successivi. In quest’ottica, particolare attenzione viene dedicata allo sviluppo della forza degli arti inferiori, della catena posteriore e alla prevenzione degli infortuni muscolari.

Infine, il monitoraggio quotidiano dei carichi interni ed esterni consente di verificare la risposta individuale degli atleti e di adattare il processo alle esigenze del singolo giocatore. Sebbene la programmazione segua principi comuni, la risposta al carico rimane infatti un fenomeno altamente individuale che richiede continui aggiustamenti durante l’intera preparazione.

Conclusioni

La preparazione precampionato rappresenta una fase fondamentale della stagione e non dovrebbe essere considerata esclusivamente come un periodo dedicato al miglioramento della condizione fisica. Le evidenze scientifiche analizzate mostrano come il lavoro svolto durante queste settimane possa influenzare la disponibilità degli atleti, la loro capacità di sostenere i carichi e, di conseguenza, l’andamento della stagione.

La letteratura suggerisce che la costruzione progressiva della capacità di lavoro, lo sviluppo della fitness aerobica, l’esposizione graduale alle alte velocità e l’integrazione del lavoro di forza rappresentino alcuni degli aspetti più rilevanti nella pianificazione della preseason.

Non esiste un modello valido per tutte le realtà. Categoria, numero di sedute, durata della preparazione, caratteristiche della rosa e modello di gioco influenzano inevitabilmente le scelte del preparatore atletico. Tuttavia, indipendentemente dal contesto, ritengo che la preseason debba avere come obiettivo principale quello di preparare l’atleta a tollerare le richieste che incontrerà nel corso della stagione.

La proposta presentata in questo articolo nasce proprio da questa idea: costruire progressivamente la capacità del giocatore attraverso un percorso che integri componenti condizionali, neuromuscolari e tecnico-tattiche, cercando di creare le basi sulle quali sviluppare il lavoro dei mesi successivi.

Bibliografia

  • Coppalle, S., Ravé, G., Ben Abderrahman, A., Ali, A., Salhi, I., Zouhal, H., & Granacher, U. (2019). Relationship of pre-season training load with in-season availability, injury and performance in elite soccer players. Frontiers in Physiology, 10, 1054.
  • Ekstrand, J., Waldén, M., Hägglund, M., & Bengtsson, H. (2020). Fewer muscle injuries in professional football teams with a well-implemented exercise-based injury prevention programme: an 11-year follow-up of the UEFA Elite Club Injury Study. British Journal of Sports Medicine, 54(4), 241-245.
  • Jiang, C., Lu, Y., Liu, H., & Shi, H. (2022). Relationship between workload and injury risk in professional soccer players: A systematic review. International Journal of Environmental Research and Public Health, 19(20), 13237.
  • Malone, S., Owen, A., Newton, M., Mendes, B., Collins, K. D., & Gabbett, T. J. (2017). The acute workload ratio in relation to injury risk in professional soccer. Journal of Science and Medicine in Sport, 20(6), 561-565.
  • Miguel, M., Oliveira, R., Loureiro, N., García-Rubio, J., & Ibáñez, S. J. (2021). Load measures in training/match monitoring in soccer: A systematic review. International Journal of Environmental Research and Public Health, 18(5), 2721.
  • Buchheit, M., & Laursen, P. B. (2013). High-intensity interval training, solutions to the programming puzzle. Part I: Cardiopulmonary emphasis. Sports Medicine, 43(5), 313-338.
  • Whiteley, R., Kennel, C., Collins, N., & Sman, A. D. (2022). Getting the most out of hamstring rehabilitation: implications for high-speed running exposure and injury prevention in football. British Journal of Sports Medicine, 56(22), 1283-1289.

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