La fisica dell’attrezzo, delle corde e delle palline a servizio del giocatore

Scienze Motorie Dipartimento Tennis

Direttore Scientifico Prof. Salvatore Buzzelli

La fisica dell’attrezzo, delle corde e delle palline a servizio del giocatore
10 agosto 2026

Molto spesso parlando di tennis, a qualsiasi livello, ci si ritrova a discutere di racchette, corde, grip, palline o altri componenti tecniche che in un modo o nell’altro interessano tutti i giocatori, a qualsiasi livello essi siano.

Sia che si parli di bambini in fase di sviluppo ed evoluzione come pure ragazzi agonisti, senior, over o semplici appassionati, la racchetta, le corde e le palline hanno un’incidenza tangibile sulla resa del giocatore in campo e sulle possibili ripercussioni dirette in termini di affaticamento ma anche di sviluppo e progressione tecnica, senza trascurare la possibile incidenza sulla possibilità di contrarre infortuni alle articolazioni che crescono tanto più quanto più si fa ricorso ad attrezzature selettive e di tipo agonistico.

Prima di entrare nello specifico, mi interessa sottolineare un aspetto che reputo molto interessante e che riguarda la multilateralità che l’attrezzo riveste nell’ambito del rapporto che il giocatore crea con la propria dotazione tecnica.

Proviamo a pensare all’importanza che la racchetta riveste nell’ambito tecnico-didattico e all’incidenza che questo elemento può avere in termini di sviluppo, di esecuzione della corretta gestualità, di sviluppo della cinematica del colpo in decontrazione, lasciando al giocatore la possibilità di esprimersi senza limiti ed ostacoli. Immaginiamo per assurdo cosa succederebbe se costringessimo un bambino a giocare con un telaio assolutamente non adatto alle proprie caratteristiche fisiche e morfologiche, troppo pesante e troppo lungo.

Proseguiamo poi soffermandoci sul rapporto esistente fra la dotazione tecnica e ambito fisico, in termini sì, di espressione d’accelerazione, forza, potenza e pesantezza di palla, ma pure di affaticamento e durata della prestazione in un range ottimale di rendimento.

Un attrezzo troppo selettivo ad esempio, ma anche corde troppo rigide o tese, potrebbero essere causa di un prematuro deperimento della prestazione e causa di un eccessivo affaticamento con conseguenza finale di una partita persa, magari al terzo set… e magari con un vistoso calo, evenienza immagino conosciuta a tutti.

Se ci ponessimo la domanda riguardante una possibile potenziale relazione fra dotazione tecnica e possibilità di contrarre infortuni ci accorgeremmo, portando dati anche facilmente reperibili dall’esperienza quotidiana, di come la scelta di materiale non adatto o una eccessiva precocizzazione nel processo di adozione determinati materiali, possa sicuramente portare ad infortuni che se trascurati o sottovalutati, possano condurre a patologie croniche con effetti direttamente tangibili sulla performance e sulla futura carriera del giocatore.

Concludiamo poi prendendo in esame un aspetto che spesso non si considera ma che è assolutamente fondamentale, ovvero il rapporto di tipo mentale, empatico ed emotivo che il giocatore crea con la propria racchetta, rendendola la propria arma di combattimento, il proprio elemento di espressione atletica ma allo stesso tempo, oggetto che deve infondere sicurezza, confidenza e fiducia in ogni momento del match ed in ogni passaggio, anche il più complicato e “pericoloso” della partita.

In questo caso, aspetti come il colore, la tipologia della vernice, la forma degli steli, del manico ed innumerevoli altri elementi sono come tessere di un mosaico complesso ma estremamente affascinante che contribuiscono a creare un equilibrio ed un feeling unico e spesso irripetibile. Portiamo alla mente ad esempio, quanti giocatori continuino ad utilizzare vecchi telai con cui hanno un feeling unico ed insostituibile e non accettino una minima variazione in termini di caratteristiche fisiche, geometriche e talvolta tantomeno estetiche….

Ci si potrebbe chiedere che importanza possa avere l’attrezzo, inteso come sistema racchetta-corde, in termini di rendimento dell’atleta e quanto questo possa incidere in termini positivi o negativi nell’ambito di una partita ma anche di una progressione tecnico-didattica.

In questi termini la risposta dipende molto dalla sensibilità del singolo e dalla “linea di pensiero” che guida la personalità del giocatore. Vero è pure che la risposta non è, non vuole e non può essere univoca ed è da ricercare nell’ambito della buona logica e delle esperienze pregresse con molti giocatori di ogni età, livello e attitudine.

La risposta, come detto, è sicuramente complessa ma possiamo con sicurezza affermare che volendo dare dei numeri, sia possibile con qualche margine di approssimazione, indicare che l’attrezzo può incidere per un 5-10% nel complesso della prestazione e che inoltre questo in termini negativi, possa avere un impatto decisamente maggiore qualora si prenda in considerazione la possibilità di infortuni, di precoce affaticamento e deperimento della qualità attentiva generale, arrivando sino ad un 20-25% in questo ambito.

Una cosa però possiamo affermare con certezza, ovvero, che una racchetta non potrà mai trasformare un giocatore scarso in un buon giocatore e che l’obiettivo finale per un buon tecnico biomeccanico che si occupa di attrezzatura è mettere il giocatore nelle condizioni migliori possibili, o in altre parole, fare in maniera tale che il giocatore non debba mai pensare o avere dubbi sull’attrezzo, inteso come complesso di telaio e corde.

Ricordiamo sempre un elemento fondamentale: Se è vero che la racchetta assume un ruolo importante per un giocatore di livello avanzato, allo stesso modo assume un ruolo assai importante anche nelle fasi di sviluppo e crescita del giocatore di ogni età e livello.

Il sistema racchetta – corde – palla

Proviamo a considerare l’attrezzo da tennis nel suo complesso e le sue connessioni dirette ed indirette con il giocatore.

Troppo spesso ci si concentra sulla sola racchetta, sul telaio, trascurando del tutto gli aspetti legati alla corda da accoppiare al telaio; senza poi parlare della palla che viene utilizzata, che spesso ha un’incidenza determinante in termini di risposta sul campo in ragione pure alla superficie di gioco.

Dobbiamo pensare a questi elementi come a componenti di un vero e proprio sistema complesso, nel quale ogni singolo elemento ha un ruolo determinante, una sorta di organismo nel quale le singole parti compongono il totale.

Per analogia, per quanto impropria e singolare, possiamo provare a pensare al giocatore come ad una macchina, e nella fattispecie ad una moto da gran premio.

L’atleta è colui che esprime energia e forza e dunque rappresenta il motore della moto; le sue caratteristiche generali, l’espressione di potenza, di accelerazione, di resistenza e di caratteristiche generali determinano la base su cui lavorare e che sono caratteristiche uniche e caratterizzanti del sistema.

La racchetta in questa ottica, può essere immaginata come il telaio della moto, ovvero l’elemento fondamentale necessario per trasmettere la potenza generata, nella maniera più diretta, efficace, ottimale e senza dispersione di energia.

Ma se possiedo un grande motore ed un telaio efficace di cosa ho bisogno per poter esprimere poi al meglio le doti di potenza su strada? Beh, semplice, di un buon paio di pneumatici in grado di trasferire l’energia prodotta in modo diretto e
con il massimo margine di sicurezza possibile. Un vecchio motto tratto dalla pubblicità infatti declamava, “la potenza è nulla senza il controllo”.

Per completare il quadro manca infine un elemento determinante, la palla e la superficie che nel nostro immaginario paragone di stampo motociclistico può rappresentare l’asfalto della pista. La sfera è l’elemento che viaggiando trasferisce forza ed energia e che può fare variare la resa di gioco a parità di condizioni al contorno per via della maggiore o minore “durezza” come pure la sensazione di feeling o di assoluta mancanza di contatto in fase di gioco. Il campo allo stesso modo, può incidere in modo tangibile e molto sostanzioso su tutti gli aspetti del gioco e come tutti gli elementi precedenti deve entrare a fare parte degli elementi da prendere in considerazione in fase di analisi.

Ricordiamoci sempre di analizzare gli elementi per parti semplici, schematizzando e semplificando e cercando in ogni situazione di riportare casistiche complesse entro casi semplici, dando risposte chiare ed efficaci.

La racchetta da tennis

La racchetta è l’elemento più importante nel rapporto con il giocatore, non fosse per altro per il rapporto fisico, diretto e tangibile che questo crea con il fusto del proprio telaio.

La racchetta è caratterizzata da alcune grandezze di tipo geometrico ed altre di tipo fisico che determinano le differenze fra un attrezzo ed un altro non soltanto in termini estetici ma in termini funzionali, di rendimento e dinamica.

Le caratteristiche GEOMETRICHE che caratterizzano la racchetta da tennis sono:

  • la lunghezza;
  • la dimensione del piatto corde;
  • il pattern di incordatura;
  • la dimensione-lunghezza-forma del manico.

Le caratteristiche FISICHE dell’attrezzo sono:

  • il peso;
  • il bilanciamento;
  • il momento di inerzia SwW – SpW – TwW;
  • la rigidezza del telaio.

Caratteristiche geometriche

Lunghezza

La lunghezza di una racchetta da tennis è variabile da un minimo di 17″ (43,18cm) ad un massimo di 29″(73,66cm) passando per la misura standard di 27″ (68,58cm). La lunghezza della racchetta deve sempre essere commisurata alle
doti fisiche ed alle misure antropometriche del giocatore, dato che dalla misura del telaio deriva in modo determinante la maneggevolezza e le doti di mobilità dell’attrezzo.

In linea di massima è possibile fissare questi limiti:

Una regola “aurea” consiglia sempre di passare alla misura superiore soltanto nel momento in cui il giocatore sia in grado di padroneggiare il movimento dell’attrezzo in scioltezza e senza difficoltà, senza incorrere in un rallentamento del gesto
in alcuna sua fase. In questi termini la fisicità e la capacità tecnica dei giocatori sono elementi dominanti rispetto alla sola età anagrafica.

Il passaggio anticipato da una misura alla successiva può essere causa di problemi di natura tecnica e di natura fisica considerando che l’incremento di lunghezza del telaio comporta un notevole aumento in termini di inerzia e di conseguenza in termini di complessità di manovra della racchetta quantificabile, a parità di altri parametri in circa 20-30kgcmq (punti di inerzia), con conseguente rallentamento del gesto e minore fluidità.

Una particolare attenzione deve essere riposta nel momento del passaggio fra l’utilizzo dell’attrezzo junior da 26″ a quello standard da 27″ per il motivo che la transizione da una racchetta di lunghezza minore ad una maggiore comporta sempre
un riassetto ed un adattamento fisiologico in termini di gestualità, resa e spesso approccio al gioco.

Non si sottovaluti mai la possibilità, al fine di consentire la massima progressività d’uso, di passare attraverso le misure intermedie anche mediante l’estensione o il taglio della racchetta, operazione semplice ma da affidare ad un tecnico, in maniera tale da avere misure non sempre disponibili sul mercato, quali le 24”, 24”1/2, 25”1/2, 26”1/2.

La racchetta più lunga concede sicuramente di più in termini di stabilità e spinta ma risulta più difficoltosa da muovere nello spazio per via dell’incremento di inerzia che può essere quantificato in un range di circa 20-30 punti di inerzia in funzione della racchetta di partenza e quella di approdo. Un incremento di tale valore, come vedremo direttamente incidente sull’attitudine di mettere in movimento ed accelerare la massa dell’attrezzo, può avere ad ogni livello, effetti peggiorativi in termini di consistenza, controllo, precisione e capacità di accelerare in maniera decisa lo strumento.

Non si deve scartare a priori la possibilità di utilizzare, per un lasso di tempo variabile da valutare in funzione delle esigenze tecniche e di quanto stimato dal maestro, una racchetta di lunghezza intermedia fra i 26″ ed i 27″, che potrà essere opportunamente preparata da un tecnico allungando la racchetta di partenza di 12.5mm (1/2 pollice) in modo da rendere più graduale e progressivo il passaggio verso la racchetta di lunghezza standard.

Un aspetto determinante da considerare è che la velocità finale della sfera dipende sempre ed in modo diretto dalla velocità di azione della catena formata da spalla, gomito, polso.

La velocità di uscita di una palla dal piatto corde di una racchetta, determinata dall’azione di un braccio che si muove a 100km/h è grazie all’utilizzo del telaio di circa 135-140km/h in funzione all’efficacia dell’attrezzo. Facendo però uso in modo
corretto, coordinato e decontratto della catena cinetica, la velocità in uscita della sfera potrà essere portata sino a 150-160km/h grazie all’azione combinata delle due articolazioni di velocità e destrezza individuabili nel gomito e nel polso.

Quanto detto ci deve fare riflettere sul fatto che per avere un incremento di velocità di palla apprezzabile e considerevole non è necessario lavorare in modo concentrato e prevalente sull’attrezzo, sulla forza o su altri elementi bensì sull’elemento
principe da porre alla base del tutto, ovvero sulla velocità ed utilizzo delle articolazioni in completa decontrazione. In questo l’attrezzo deve dunque essere elemento “accessorio” che deve accompagnare ed assecondare l’atleta permettendogli di
esprimersi senza vincoli ed è necessario evitare che la racchetta diventi un freno e non un propellente per il proprio gioco!

Si consideri sempre che il passaggio di attrezzo è un momento cruciale a tutti i livelli; nel tennis giovanile ancora di più in quanto spesso si sovrappone al passaggio altrettanto sensibile dall’uso della palla green a quello della palla gialla standard.

Parlando di lunghezza della racchetta nel tennis di livello avanzato è utile sottolineare come i vantaggi nell’uso di un telaio XL sono commisurati alle esigenze tecnico-tattiche del giocatore in relazione alla sua fisicità.

La racchetta più lunga favorisce certamente, a parità di capacità di accelerazione, una maggiore potenza ma a patto che la maggiore leva e la maggiore inerzia derivante non comporti un deperimento in termini di capacità di accelerazione.

Un ulteriore elemento degno di attenzione è quello relativo al punto di impatto, dato che non avrebbe alcun vantaggio diretto utilizzare una maggiore leva se poi non la si usa “adattando” il punto di impatto con la palla.

La premessa nell’uso di una XL, che nel tennis moderno significa utilizzare una maggiore lunghezza variabile dai 5 ai 15mm, è che la racchetta non limiti il giocatore in termini di manovrabilità o che questa limitazione, quantomeno non ne incida sul rendimento finale in campo.

Chi gioca il doppio ad esempio difficilmente potrà trovare giovamento dall’uso di una racchetta di maggiore lunghezza a causa del maggior ingombro di fase di manovra; allo stesso modo il giocatore bimane farà fatica a gestire un telaio di maggiore lunghezza a causa della maggiore difficoltà di “richiamo” della testa della racchetta in fase di esecuzione del colpo.

RACCHETTA LUNGA -> POTENZA – ROTAZIONE – RECUPERO

RACCHETTA CORTA -> PRECISIONE – CONTROLLO – MANEGGEVOLEZZA

In termini di relazione fra lunghezza dell’attrezzo e tipologia di gioco, generalmente possiamo indicare le seguenti tipologie di giocatore fra quelle “ottimali” per l’utilizzo delle racchette XL:

  • CONTRATTACCANTE DA FONDO con fisico minuto e veloce ed ottime doti di resilienza
  • ATTACCANTE / ATTACCANTE DA FONDO con fisico grande potente e con schemi basati su sequenze brevi

La dimensione del piatto corde

La dimensione del piatto corde della racchetta è un dato sul quale oramai si tende a sorvolare con imbarazzante disinteresse, senza contare gli effetti che un piatto corde più grande o più piccolo possono portare in termini di rendimento di gioco, presa degli effetti, parabole e spinta.

Lo standard attuale vede assestate le dimensioni del piatto corde di telai moderni attorno ai 98″-100″ (630-645cmq) di un telaio mid-plus, lasciando ad un ruolo del tutto marginale i piatti corde mid-size da 93″-95″ (600-615cmq) come pure i piatti
corde over-size da 107″-110″ (690-710cmq), mentre una piccola fetta di mercato è ancora appannaggio di telai mid-over da 102″104″ (658-670cmq).

È bene tenere presente però alcuni elementi che possono aiutare nella scelta del piatto corde di una racchetta in funzione della tipologia e delle caratteristiche del giocatore in esame.

Piatti corde piccoli garantiscono massima precisione balistica, ottima resa nei colpi in back-spin, traiettorie basse, veloci e filanti accompagnate però da una minore presa delle rotazioni in top-spin, minore potenza e minore tolleranza in fase di impatto a causa dello sweet-spot (area utile di impatto) minore.

Piatti corde grandi garantiscono al contrario minore precisione in termini assoluti ma migliore resa nei colpi in top-spin, maggiore potenza, maggiore tolleranza e traiettorie più alte e cariche.

Stabilire quale delle due soluzioni tecniche adottare in termini di dimensioni del piatto corde, insieme ad altri elementi può essere importante in termini di resa del giocatore anche per assecondare la natura e le caratteristiche tecnico-tattiche del tennista.

Di cosa hai bisogno per assecondare le tue caratteristiche tecniche, fisiche e di approccio tattico-strategico?

PIATTO GRANDE -> POTENZA – ROTAZIONE – CONFORT

PIATTO PICCOLO -> PRECISIONE – CONTROLLO – REATTIVITÀ

Pattern corde – schema di incordatura

Uno degli aspetti ad oggi oggetto di maggiori attenzioni da parte dei progettisti di telai destinati al tennis sono gli schemi di incordatura caratteristici della racchetta.

Con il passare degli anni il tradizionale 18×20 (18 corde verticali – 20 corde orizzontali), ha lasciato spazio al più moderno e tollerante 16×19 – 16×18.

In altre parole, il “pattern”-schema corde, riveste un’importanza basilare per determinare la resa dell’attrezzo in campo dato che da questo possono derivare in modo diretto le doti di controllo, spinta, presa delle rotazioni e confort generale.

La regola generale prevede che quante meno corde siano presenti sul piatto corde di un telaio, tanto più potente sarà la racchetta, facile a trovare profondità, privilegiando l’uscita di palla con parabole alte ed arcuate ma perdendo in termini di precisione assoluta.

Allo stesso modo, quanto più larga la trama e minore la densità di corde sul piatto, tanto maggiore l’attitudine alla presa di rotazioni perdendo però sensibilità e tocco sui tagli in back-spin.

Oggi seguendo la tendenza attuale che ricerca sempre maggiore facilità di gioco, sono presenti sul mercato racchette con pattern 14×18 – 14×16 – 16×16 – 16×15 – 18×17 – 18×16 che vedono la riduzione del numero di corde orizzontali responsabili della generazione di spin e di maggiore potenza in fase di impatto, sollecitando in particolar modo le corde.

Nel tennis moderno di alto livello i pattern di tipo chiuso 18×20 sono sempre meno presenti, data la necessità di sviluppare maggiore potenza e presa delle rotazioni. L’alternativa è, soprattutto a livello maschile, di racchette dal pattern 16×20 in grado di coniugare notevole livello di precisione con buona produzione di potenza ed accesso alle rotazioni.

A livello ATP il numero di telai con schema corde 18×20 è sempre meno diffuso lasciando spazio ai 16×19 / 16×20 di nuova concezione. A livello WTA dove la ricerca di potenza è certamente un obiettivo primario per le giocatrici, la stragrande maggioranza dei pattern è di tipo 16×19 con la presenza di alcuni 16×18 ed una fetta decisamente minoritaria di 16×20, appannaggio delle giocatrici dotate di ottima esplosività e potenza.

Un aspetto interessante che un insegnante di tennis deve prendere in considerazione è come la scelta di un attrezzo particolarmente selettivo e poco generoso in termini di spinta possa avere ripercussioni negative in termini di risultati in campo come pure la possibilità di incorrere in infortuni dovuti da una continua e pressante richiesta di spinta ed impegno fisico con risultato finale di elevata sollecitazione, shock da impatto, affaticamento dell’apparato tendineo-muscolare e possibilità d’infortunio.

PATTERN LARGO -> POTENZA – ROTAZIONE – CONFORT -> minore durata delle corde

PATTERN DENSO -> PRECISIONE – CONTROLLO – REATTIVITÀ -> maggiore durata delle corde

La dimensione del manico

Aspetto troppo spesso trascurato ma al contrario di fondamentale importanza nell’equilibrio generale dell’atleta è il manico della racchetta.

Il manico deve consentire di impugnare il telaio in confidenza, senza che il fusto possa scivolare o ruotare fra e mani ed al tempo stesso senza essere tanto grande da impedire la corretta manovrabilità e maneggevolezza in fase di cambio impugnatura. In termini di sensazione e sicurezza alla presa, anche la foggia, la dimensione e l’ingombro del tappo svolgono un ruolo fondamentale.

Una regola generale suggerisce che in fase di presa sul dritto, un manico dimensionato correttamente, impedisca il contatto fra i polpastrelli ed il tenar lasciando libero uno spazio quantificabile in circa 5-10mm; questa è una regola del tutto generale ma funziona come punto di riferimento di massima per muoversi nella giusta direzione.

Manici troppo piccoli, di moda negli ultimi anni, possono essere causa di tendiniti e problemi al polso e gomito a causa di una eccessiva stretta in fase di presa, mentre manici troppo grossi possono limitare la mobilità dell’attrezzo in fase di gioco affaticando la mano e portando a possibili infortuni in questo distretto articolare.

Il manico “giusto”, se così si può dire, è quello che ci consente di avere una buona sicurezza alla presa, che non ruoti all’impatto ma che consenta di essere mosso con massima agilità e destrezza senza limitare mano e polso.

Per quanto riguarda le misure è possibile distinguere:

Le misure “anglosassoni” rappresentano la misura del perimetro del manico misurata in pollici.

Non si sottovaluti il fatto che esistono differenti forme per i manici di una racchetta e pertanto a parità di misura e perimetro, la foggia potrà essere più squadrata o più tondeggiante a seconda delle caratteristiche costruttive e distintive del marchio, come pure la foggia del tappo e la sua forma sarà elemento distintivo e proprio del manico di un dato brand.

Caratteristiche fisiche

Il peso della racchetta – massa – weight

Il peso di un telaio da tennis è uno degli elementi che spesso viene considerato come la “carta d’identità” del telaio stesso. Da una rapida occhiata al peso del “frame”, infatti è possibile determinare e capire di che tipo di racchetta stiamo parlando,
chi sarà il suo potenziale fruitore finale e quali sono le attitudini generali in termini di gioco.

250-270g -> racchette extra leggere – lightweight racquets
275-290g -> racchette leggere – medium light racquets
295-305g -> racchette – tweener racquets
310-330g -> racchette pesanti -> heavy racquets

Si deve sottolineare con forza il fatto che nel corso degli ultimi decenni si è assistito ad una costante, progressiva e continua diminuzione di peso dei telai, alla ricerca della maggiore maneggevolezza e facilità di gioco, ma si deve sottolineare che il peso in termini assoluti non è elemento negativo. L’alleggerimento strutturale è stato possibile grazie all’utilizzo di materiali dalle doti di resistenza estremamente elevate accompagnate da notevoli rigidezze flessionali che hanno consentito la realizzazione di racchette dal peso ben inferiore ai 300g, quando il peso medio di una racchetta in legno era di 350g ed oltre.

Ogni giocatore ha determinate caratteristiche fisiche, dinamiche e antropometriche che determinano le sue personali ed uniche capacità di accelerazione, di forza, di potenza e di resistenza fisica; in questi termini un alleggerimento del telaio comporta generalmente un’accelerazione della catena cinetica sino ad un punto oltre il quale, superato questo limite, non si sortiscono effetti apprezzabili; motivo per cui ha senso giocare con telai leggeri ma è bene non eccedere in questi termini perché non si avrebbero vantaggi in tale senso, utilizzando un telaio troppo leggero per le proprie possibilità e caratteristiche fisiche.

La scelta del peso del telaio è dunque elemento importante ma assolutamente da mettere in relazione ad elementi quali il bilanciamento del telaio stesso ed all’inerzia del fusto sapendo pure che la maggiore massa della racchetta svolge allo stesso tempo un’azione smorzante in termini di assorbimento delle vibrazioni e dello shock da impatto in fase di contatto con la palla.

Una nota interessante è legata al fatto che giocatori dotati di notevole accelerazione e grande velocità di braccio generalmente prediligono attrezzi medio-leggeri per sfruttare al massimo la potenza esplosiva generata in fase di applicazione della forza, al fine di generare massima velocità di palla e applicazione di rotazione alla sfera. Atleti dotati di forza resistente ma non esplosiva, dovranno fare ricorso al contrario ad attrezzi medio-pesanti in grado di sfruttare il maggiore C.O.P. dell’attrezzo, ovvero la maggiore risposta dinamica della racchetta all’impatto con la palla in arrivo dall’avversario.

Ai fini della corretta scelta del peso del telaio, dopo studi e sperimentazioni condotte su giocatori di vario livello (da amatoriale a pro), sia maschi che femmine, propongo la seguente formula:

ANTROPOFORMULA
K+(peso+altezza)/2

K= 160 – club – amatore
K= 165 – IV categoria
K= 170 – IV alta / III bassa
K = 175 – III alta / II bassa
K = 180 – II categoria
K = 185 – pro ATP – WTA

  • Esempio 1 -> giocatore di altezza 185cm e peso 80kg – livello di gioco 2.6
    (185 + 80)/2 = 132g
    Classifica 2.6 -> K=175
    132.5 + 175 = 307g -> peso consigliato 305-310g
  • Esempio 2 -> giocatrice di altezza 170cm e peso 65kg – livello di gioco 2.4
    (170 + 65)/2 = 117g
    Classifica 2.6 -> K=180
    117 + 180 = 298g -> peso consigliato 295-300g

Attenzione nel caso di giocatori in ambito amatoriale con uno stato di forma….. “improbabile”

  • Esempio 3 -> giocatore di altezza 170cm e peso 85kg – livello di gioco 4.4
    In questo caso adotteremo quello che dovrebbe essere il peso forma del giocatore
    (170 + 75)/2 = 122g
    Classifica 4.4 -> K=165
    122 + 165 = 288g -> peso consigliato 285-290g

Il bilanciamento del telaio – balance

Il bilanciamento del telaio di una racchetta è una grandezza che determina in buona parte la sensazione di peso, di maneggevolezza e di spinta di una racchetta da tennis.

Questa grandezza è forse la più variabile e personale fra quelle che prenderemo in considerazione dato che dipende in maniera molto marcata dalla sensazione che il giocatore vuole percepire impugnando l’attrezzo. C’è chi ama sentire la testa della racchetta molto leggera per poterla muovere al meglio e chi al contrario ama sentire la testa come un elemento consistente che aiuta all’attivazione dell’effetto pendolo.

Sicuramente un bilanciamento avanzato aiuta in fase di esecuzione del servizio e dei colpi sopra la testa ma limita in maniera significativa al momento in cui si debba manovrare nello stretto ed in maniera veloce o si debba accelerare l’attrezzo in maniera repentina in fase di recupero.

Quanto più avanzato sarà il bilanciamento dell’attrezzo che impugniamo a parità di peso, tanto maggiore sarà la sensazione di massa impugnando da fermo il telaio e di difficoltà di manovrabilità in fase di gioco a causa, in linea generale, di una maggiore inerzia del fusto.

In generale, attrezzi leggeri (250-270g), quali quelli che accompagnano i ragazzi verso i primi passi con l’attrezzo standard, pur essendo di massa limitata, una volta presi in mano non restituiscono una sensazione di effettiva leggerezza, dato che sono dotati di un equilibrio statico particolarmente avanzato. Per questo motivo, su attrezzi di tipo light ed extra-light, bisogna evitare di aggiungere peso in testa al fine di evitare possibili infortuni ed incorrere in evidenti limiti di manovrabilità, soprattutto per chi gioca con rovescio monomane ed ama approcciare la rete.

Al contrario spesso, attrezzi agonistici, classici dal peso elevato sono dotati di bilanciamento arretrato e/o mediamente arretrato per agevolare la gestione del peso in fase di gioco. La regola generale è che con il salire del peso il bilanciamento scende per evitare un effetto “martello di Thor” che renderebbe l’utilizzo della racchetta limitato a pochissimi.

Il pick-up weight, detto anche “first moment” o sensazione di peso causato dalla presa dell’attrezzo è quantificabile fisicamente in una misura data dal prodotto di peso x bilanciamento:

Attenzione ad evitare attrezzi “troppo” bilanciati in testa per evitare di poter contrarre infortuni alla catena tendinea e muscolare di mano e polso.

Tecnicamente, su di una racchetta standard da 27″ (68.6cm), si dovrebbero identificare come bilanciamenti in testa tutti quelli con valore superiore a 34.3cm, pari alla metà della lunghezza del telaio mentre come bilanciamenti al manico quelli con valori inferiori ai 34.3cm.

In pratica, per buona pratica e convenzione oramai consolidata si distinguono:

BILANCIAMENTO AL MANICO -> BAL < 31CM

BILANCIAMENTO AL CUORE -> 31CM < BAL < 33CM

BILANCIAMENTO IN TESTA -> BAL > 33CM

Racchette con bilanciamenti avanzati restituiranno maggiore potenza ed agevoleranno in fase di esecuzione di colpi carichi di rotazione, di pressione ed il servizio.

Racchette con bilanciamenti arretrati restituiranno maggiore maneggevolezza e feeling favorendo i giocatori di attacco e manovra nonché grandi giocatori di volo.

bilanciamento al manico -> tutta la massa può essere immaginata posizionata verso l’impugnatura del telaio

  • Minore sensazione di peso
  • Maggiore maneggevolezza
  • Minore potenza

bilanciamento al cuore -> tutta la massa può essere immaginata posizionata ± sulla mezzeria del telaio

bilanciamento in testa -> tutta la massa può essere immaginata posizionata oltre la mezzeria del telaio

  • Maggiore sensazione di peso
  • Minore maneggevolezza
  • Maggiore potenza

Il momento di inerzia SWW – swingweight

Parlare di momento di inerzia, meglio dei momenti di inerzia di una racchetta da tennis significa parlare di quelle che sono le attitudini dal punto di vista dinamico della stessa in termini di stabilità all’impatto e potenza ma anche difficoltà di accelerazione e decelerazione dell’attrezzo.

Il momento di inerzia principale misurato ad asse longitudinale, (swing-weight SwW) è una grandezza legata alle caratteristiche dinamiche del telaio e rappresentazione diretta di come le masse sono distribuite all’interno del fusto.

L’inerzia di un telaio per essere misurata necessita di strumentazione specifica ma può essere calcolata in maniera semplificata applicando la formula approssimata:

SwW = 0.925 x peso (kg) x bilanciamento (cm)²
esempio: 0.925 x 0.300 x 32² = 284kgcmq

Per comprendere meglio il significato legato all’inerzia di una racchetta possiamo paragonare il comportamento del fusto a quello dinamico di un martello variabile per massa e/o per lunghezza.

Immaginiamo di avere un martello con una grande testa o un piccolo martello con una piccola testa e chiediamoci quale utilizzeremmo in relazione al lavoro che dobbiamo svolgere.

I vantaggi in termini di resa del grande martello sono evidenti ma se non sono in grado di gestire la maggiore inerzia dovuta all’eccessivo “peso dinamico” dell’attrezzo anziché avere un vantaggio dall’uso della maggiore massa battente mi troverò limitato ed impedito in fase di manovra.

Allo stesso modo se sono in grado di gestire la superiore massa del maglio pesante non ha senso ripiegare su quello piccolo per la minore resa in fase di esecuzione dei colpi.

Come in ogni cosa in natura, anche il giocatore in fase evolutiva ha bisogno dei suoi tempi e di una crescita progressiva e continua; così, allo stesso modo, anche per l’attrezzo è necessario che l’incremento di inerzia sia progressivo e consenta al giocatore di assecondare le doti fisiche e tecniche, in modo che l’attrezzo divenga, anziché elemento di freno, elemento propulsivo e malleabile per la crescita in tutti i settori che toccano la sfera personale di giocatore e che passano dalla parte tecnica, da quella fisica nonché da quella mentale.

Teniamo sempre a mente che ai fini dell’inerzia è importante la massa ma molto più importante è il bilanciamento dell’attrezzo, dato che mentre la variazione di inerzia dovuta al peso è di tipo lineare la variazione di inerzia con il bilanciamento ha una variazione di tipo quadratico.

Attrezzi leggeri ma con bilanciamenti molto avanzati, come quelli propri di numerosi telai di tipo “light” rischiano di avere valori di inerzia eccessivi in rapporto all’utilizzo per il quale vengono pensati essendo degli strumenti che devono assecondare lo sviluppo della crescita dell’atleta dal punto di vista tecnico e tennistico a 360°…. non soltanto tirare forte o come si dice gergalmente a “fare i buchi per terra”!

INERZIA ELEVATA – POTENZA – STABILITÀ

INERZIA LIMITATA – MANEGGEVOLEZZA – VELOCITÀ DI ACC.

Come pure per il peso della racchetta, dovremo avere un’attenzione particolare nel verificare che l’inerzia adottata sia quella che il giocatore riesca a gestire per tutta la durata della prestazione sportiva.

È assolutamente necessario che l’atleta non venga mai limitato nella sua espressione di capacità di accelerazione da un attrezzo la cui inerzia sia troppo elevata perché in caso questo accadesse, in termini di potenza espressa, si avrebbe un peggioramento significativo della potenza espressa, dato che questa varia con l’energia e con la velocità.

SI RICORDI SEMPRE CHE UN ECCESSIVO INCREMENTO DI MASSA O DI INERZIA COMPORTA UN RALLENTAMENTO CON DECREMENTO DEL VALORE DI POTENZA ESPRESSA.

LA SCELTA DELLA MASSA E DELL’INERZIA È ELEMENTO CARATTERISTICO LEGATO ALL’ATLETA ED ALLE SUE PREFERENZE, BASANDOSI PERO’ SULLA CAPACITA’ DI MASSIMA ACCELERAZIONE IN RELAZIONE ALLA CONSISTENZA, AL CONTROLLO ED AL FEELING GENERALE TRASMESSO DALL’ATTREZZO.

Il concetto di polarizzazione

Arrivati a questo punto non possiamo fare a meno di parlare di un concetto che potrebbe sembrare lontano, ma che, come vedremo, assume importanza in relazione all’obiettivo che ci stiamo ponendo.

Proviamo a pensare ad un’asta e a come su questa sono distribuiti dei pesi.

Prendiamo in considerazione due aste con una differente combinazione di pesi ma con il medesimo peso complessivo ed il medesimo bilanciamento.

La domanda che ci dobbiamo porre a questo punto è quale dei due sceglieremmo per poter effettuare un lancio.

Sappiamo che il tennis ha stretta assonanza in termini biomeccanici con gli sporti di lancio ed in particolare con il lancio del giavellotto ed il lancio del disco.

Preferirei lanciare la prima o la seconda delle aste?

La risposta corretta è….. dipende! Nel senso che se dovessi lanciare in maniera lineare preferirei sicuramente la prima delle disposizioni di peso, mentre se dovessi lanciare in maniera rotatoria, utilizzando la rotazione dell’asta, sarebbe sicuramente preferibile la seconda delle configurazioni.

Il concetto di polarizzazione delle masse è da porre in relazione con l’inerzia del telaio ed è strettamente connesso all’approccio biomeccanico del giocatore e della giocatrice in fase di esecuzione dei colpi.

I maschi, più forti nella parte superiore del corpo, sfruttano maggiormente la rotazione delle anche e la potenza generata dalla velocità di braccio con utilizzo marcato della flessione ulnare e radiale alla ricerca della massima velocità angolare.

Le ragazze, forti nella parte inferiore del corpo (-25%) ma meno forti nella parte superiore (-40%), sfruttano per ottenere il massimo della prestazione, una maggiore spinta lineare da dietro in avanti alla ricerca della massima penetrazione lineare sulla palla e meno la velocità angolare.

Senza scendere in dettaglio di numeri e formule, dunque, ecco spiegato perché le ragazze preferiscono, anche in presenza di pesi mediamente elevati, momenti di inerzia non troppo alti, data la sensazione di peso che comporta poi un rallentamento dello swing ed una sensazione di scarsa maneggevolezza.

Attenzione perché quello che è vero per i professionisti è vero, su scala ridotta, anche per gli appassionati ed i giocatori di livello intermedio, come pure per tutti coloro che si approcciano al tennis con passione ed impegno.

Differenze biomeccaniche esecutive nel tennis maschile e femminile comportano la necessità di adottare differenti approcci alla preparazione degli attrezzi, in termini di peso, bilanciamento, inerzia e tensione.

La rigidezza del fusto – rigidità RA

La rigidezza del telaio caratterizzante della racchetta ed al tempo stesso è un elemento generalmente messo in evidenza dallo spessore del fusto e dalla sua conformazione.

Rispetto alle racchette del passato, i telai tubolari di tipo moderno, come pure i telai nervati con elementi irrigidenti, presentano una rigidezza flessionale piuttosto elevata che si avvicina e spesso supera i 70 punti RA (rigidezza angolare) con ripercussioni dirette in termini di resa in campo ma pure di sollecitazione a carico delle articolazioni.

Telai rigidi tendono ad avere una risposta più secca (vibrano a frequenze superiori 150-250Hz) disperdendo meno energia, restituendo alla palla più velocità e più presa di rotazione per effetto della maggiore azione flessionale del piatto corde.

Con i telai rigidi, (68-75RA) la corda lavora molto di più rispetto ad un telaio flessibile, garantendo maggiore uscita di palla, maggiore affondamento in fase di impatto con la sfera e quindi una accresciuta sensazione di morbidezza all’impatto, maggiore presa delle rotazioni superiori ma con una contropartita importante dettata dalla maggiore sollecitazione a carico delle articolazioni del polso e del gomito.

Telai elastici, al contrario (55-62RA), tendono ad avere una risposta più morbida (vibrano a frequenze inferiori 100-150Hz) disperdendo maggiore energia, restituendo alla palla una minore velocità ma garantendo un feeling maggiore a contatto con la sfera.

Con telai di tipo elastico la corda lavora molto di meno rispetto ad un telaio di tipo rigido, il piatto corde deflette meno in fase di impatto, garantendo quindi minore presa delle rotazioni e sensazione di “rigidezza” in fase di impatto con la palla ma con una minore trasmissione di sollecitazione a carico delle articolazioni del polso e del gomito.

Per giocatori alla ricerca di potenza e rotazione in top-spin sarà bene fare ricorso a racchette rigide e profilate mentre al contrario, chi gioca variando i colpi e facendo buon uso delle variazioni anche in back-spin nonché discese a rete e repentini cambi di ritmo, dovrebbe fare ricorso a racchette di tipo “tradizionale” dal profilo sottile e flessibile.

Attenzione: generalmente si intendono e si definiscono gergalmente come rigidi -> difficili telai nella realtà elastici ed al contrario telai elastici -> facili, telai nella realtà rigidi e potenti. La motivazione è semplice ed è quella legata agli aspetti descritti sopra di interazione fra frame e corde, fra facilità di spinta ed uscita di palla.

  • La racchetta elastica (55-62RA) è una racchetta che fa lavorare meno le corde, (infatti si rompe meno spesso) e necessita di maggiore tecnica e abilità di gioco.
  • La racchetta rigida (65-75RA) è una racchetta che fa lavorare molto le corde (infatti si arriva a rottura più spesso) ed agevola in fase di spinta e presa delle rotazioni.

Per anni si è fatta una enorme confusione legata all’inversione del concetto di rigidezza ed elasticità confondendola con quella di facilità e complessità di gioco, ma da questo emerge un dato molto interessante ovvero che quello che il giocatore sente in modo determinante sono le corde!

racchetta rigida RA65-75 -> minima flessione -> corde sollecitate a massima deflessione -> sensazione di maggiore spinta – maggiore spin – facilità di gioco – elasticità – MAGGIORE SHOCK DA IMPATTO

racchetta elastica RA55-65 -> flessione accentuata -> corde meno sollecitate -> sensazione di minore spinta – maggiore controllo – sensibilità e feeling di gioco – rigidezza – MINORE SHOCK DA IMPATTO

La racchetta rigida disperde poca energia producendo, come effetto diretto, un notevole shock da impatto per un tempo breve e con frequenza di vibrazione alta (150-250Hz)

La racchetta elastica disperde energia flettendo, con uno shock piuttosto limitato in termini di intensità ma protratto per un tempo maggiore e con una frequenza bassa (100-150Hz)

SI RICORDI SEMPRE CHE LA RACCHETTA È UN CORPO VIBRANTE PROPRIO COME UN DIAPASON E COME TALE VIBRA NELLE MANI DI UN ATLETA.

Dalla maniera di vibrare traiamo sensazioni e feeling e la racchetta comunica con il nostro corpo. Attenzione però perché le vibrazioni e lo shock da impatto sono elementi che incidono in maniera determinante in termini di energia trasmessa e potenziale pericolo per le articolazioni.

MAGGIORE VELOCITÀ -> IMPATTO ELEVATO -> MAGGIORE SHOCK -> MAGGIORE ENERGIA -> MAGGIORE PERICOLO PER LE ARTICOLAZIONI

TELAIO RIGIDO -> MAGGIORE DEFLESSIONE DELLE CORDE -> MAGGIORE POTENZA / SPIN / SENSAZIONE DI MORBIDEZZA ALL’IMPATTO

TELAIO ELASTICO -> MINORE DEFLESSIONE DELLE CORDE -> MAGGIORE PRECISIONE / CONTROLLO / SENSAZIONE DI DUREZZA ALL’IMPATTO

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