Il “SensoBuzz” la storia

Scienze Motorie Dipartimento Tennis

Direttore Scientifico Salvatore Buzzelli

Il “SensoBuzz” la storia
15 aprile 2026

Nella vita capita spesso che cercando di trovare le soluzioni di un problema, si immaginano tante possibili strade. Raramente accade il momento magico: la cosa giusta nel posto giusto al momento giusto, ma è così che di fronte a una necessità a volte può accendersi una scintilla, le idee si moltiplicano, incendiando una miccia che porta a far esplodere un pensiero che tradotto in realtà può funzionare.
Così è avvenuto per il SensoBuzz.
Nel percorso professionale di preparatore fisico, Buzzelli ha passato un periodo lungo più di una decina di anni, a partire dai primi anni novanta, in cui ha abbandonato lo sport agonistico per dedicarsi allo studio e alla ricerca scientifica collaborando attivamente col prof. Carmelo Bosco, una delle menti più fervide, universalmente riconosciuto come uno dei più grandi scienziati dello sport moderno. Nonostante le tante innovazioni prodotte per l’allenamento del tennis e i tanti tennisti agonisti di ottimo livello che aveva seguito nel loro iter agonistico, Buzzelli era amareggiato sia dall’ambiente “chiuso” e poco recettivo alle novità, sia perché non vedeva gli sbocchi che pensava si sarebbero aperti nel tennis. Prima di lasciare, tuttavia, ha realizzato una videocassetta (VHS) esplicativa, intitolata: “La preparazione atletica del tennista”, in cui ha raccolto tutte le sue riflessioni e considerazioni sul tema della preparazione atletica specifica di questo sport.
All’interno di tale produzione video è presente la descrizione di un sistema di allenamento, precursore del SensoBuzz. Erano i primi anni novanta!
Nel 2005, nonostante il suo affievolito entusiasmo per la ricerca e lo studio della metodologia sportiva, causato anche dall’improvvisa scomparsa del prof. Carmelo Bosco, avvenuta qualche tempo prima, Buzzelli decise di rientrare sul campo a svolgere la preparazione atletica specifica, accontentando un amico, padre di due adolescenti appassionati di tennis.
Non era animato da grande spinta, ma accettò di rimettersi in gioco e da quel momento si rituffò nel mondo tennistico. L’ambiente era sempre quello che aveva conosciuto anni prima, poco era cambiato da allora, anche se si sentì gratificato dal fatto che alcuni concetti che teorizzava nella VHS erano diventati realtà metodologiche consolidate.
Ebbe l’impressione di non aver mai interrotto il suo viaggio e dunque, con rinnovato spirito, riprese il suo cammino, deciso, questa volta, a voler cambiare radicalmente l’approccio al mondo dell’allenamento. Motivato a realizzare un metodo veramente specifico di preparazione atletica per tennisti, rispolverò il suo vecchio progetto, anticipato nei filmati della VHS e, grazie alle nozioni apprese durante gli studi di elettronica, insieme all’amico Frediano Borelli, approntò uno strumento che emetteva segnali visivi e acustici, collegato a un cronometro e a una serie di pulsanti e pedane, al fine di misurare i tempi di reazione. Quindi con il suo utilizzo improntò una ricerca per studiare le dinamiche dei tempi di reazione su vasta scala, coinvolgendo un
discreto numero di soggetti (circa 1000) di ambo i generi e diverse età. Sfruttò il fatto che insegnava in un liceo e che in quell’anno era responsabile tecnico federale della preparazione atletica per l’Emilia Romagna, oltre ad
avere diversi colleghi disponibili a fargli valutare i loro allievi.
La motivazione che lo spingeva era data da una personale curiosità acuita dalla necessità di coinvolgere e motivare maggiormente i suoi studenti dell’ultimo anno di liceo classico, in quanto nelle ore di educazione fisica spesso preferivano giustificarsi per poter avere più tempo da dedicare allo studio di materie che sarebbero state oggetto di esame di Stato (Greco, Latino, Filosofia, ecc.).

In questo modo trovò la soluzione alle continue giustifiche, dando loro anche l’opportunità di presentare un’interessante tesina di educazione fisica alla commissione d’esame.

Sviluppò questa ricerca analizzando i ragazzi dell’istituto, i ragazzi dei centri tecnici e altri ragazzi più piccoli della quinta elementare e prima media tra cui si differenziarono sedentari, sportivi amatori e agonisti, con una fascia di età compresa tra i 9 e i 19 anni. In questa ricerca si evidenziò che i tempi di reazione migliorano con la maturazione dei ragazzi fino alla fine dello sviluppo, per poi rimanere pressoché costanti. In particolare nei tempi di reazione semplice fino a prima dell’inizio della pubertà non si evidenziarono differenza tra i due generi. Mentre dopo l’inizio della pubertà i maschi mostrarono valori leggermente migliori rispetto alle femmine, probabilmente perché il testosterone (presente maggiormente nei maschi), influisce anche su questo aspetto, avendo anche funzione di neurotrasmettitore.

Mentre nei tempi di reazione complessa, dove è anche importante avere capacità cognitive oltre che reattive, non si evidenziarono differenze tra i generi.

Inoltre emerse che non c’erano grandi differenze tra sedentari, amatori e agonisti, e che quindi non è la pratica sportiva a migliorare i tempi di reazione ma al contrario allenare in modo specifico i tempi di reazione migliora la prestazione sportiva, come poi è stato dimostrato nelle ricerche successive.

Per chi volesse approfondire i risultati di questa ricerca, si rimanda al sito www.salvatorebuzzelli.it nella sezione “ricerca scientifica”.

Figura 2.1 – Gli studenti durante lo svolgimento dei test con il primo prototipo di Senso-Buzz, chiamato Sensotouch (2007).

Una volta finita la ricerca pensò che avrebbe potuto utilizzare quei dati e quello strumento per proporre un nuovo metodo di allenamento più specifico per i suoi tennisti. Era realmente convinto che questo metodo, che avrebbe coinvolto l’allievo attraverso i tempi di reazione, si sarebbe rivelato vincente e un valore aggiunto
alle proposte metodologiche alla base del suo lavoro. Non restava dunque che provare! Quell’anno, verso la fine del 2007, si occupava della preparazione atletica di una tennista professionista, Tathiana Garbin (ex 22WTA); un emergente tennista professionista, Enrico Burzi (ex 254ATP) e di una giovanissima allieva di 8 anni di età, ma molto promettente, che si era già fatta notare in tornei giovanili di interesse nazionale.

Prima di utilizzarlo con Tathiana ed Enrico, decise di sperimentare lo strumento con la ragazzina, che negli allenamenti tradizionali, nonostante le continue sollecitazioni, si distraeva facilmente e a volte mostrava un atteggiamento poco collaborativo.

Un pomeriggio, nella sede della “Bologna Tennis Academy” dell’amico Cesare Zavoli, propose il prototipo e il nuovo tipo di lavoro. Organizzò per la tennista in erba un piccolo spazio attrezzato in cui muoversi rapidamente. Così, se lo strumento le faceva apparire il colore “ROSSO”, lei avrebbe dovuto correre a toccare il tasto rosso e rientrare velocemente alla posizione iniziale, in attesa di un altro segnale: “BLU”, “VERDE”, “GIALLO”.

Gli spostamenti dovevano essere veloci, fino alla conclusione dell’esercitazione, in cui avrebbero visualizzato tutta la scansione dei tempi di reazione impiegati. Più che osservare numericamente i tempi di reazione, bastò semplicemente guardare gli occhi spalancati della bambina, sempre puntati sull’apparecchiatura, per capire tutta l’attenzione che ci metteva a percepire il segnale il prima possibile, per eseguire correttamente il “compito motorio” assegnato, possibilmente anche anticipando lo spostamento e quindi l’azione. In quell’istante ci fu la folgorazione: i tempi di reazione non sono altro che l’espressione motoria dell’ATTENZIONE!

Stimolando l’attenzione si potevano strutturare anche le altre forme di allenamento per le capacità condizionali e coordinative, rendendole realmente funzionali per il tennis. Quella sarebbe stata sicuramente la base della sua nuova proposta metodologica, e quello strumento ne avrebbe costituito il fulcro. Quel pomeriggio l’allenamento proseguì provando con i segnali acustici e poi con tutti i segnali possibili…
Un successone!
La bimba correva, ma soprattutto faceva “lavorare” il cervello e si divertiva. Quella ragazzina, nello spazio di poco tempo ottenne risultati eccellenti, perché i tempi di reazione miglioravano costantemente insieme alla capacità di rimanere concentrata a lungo. Anche l’atteggiamento mentale all’allenamento migliorò, e ciò fu confermato anche dal maestro di tennis che la seguiva.
Buzzelli aveva realizzato un suo metodo che funzionava ed era orgoglioso e soddisfatto! Però sapeva che la soddisfazione, la gioia e la felicità, sono emozioni che vanno condivise con altri. Infatti quando Tathiana ed Enrico, durante il loro primo allenamento col SensoBuzz, dissero praticamente all’unisono:
“Prof, non mi ero mai allenato così intensamente divertendomi: son qui da più di un’ora, faccio una fatica bestia, ma non mi va di mollare!”, decise di offrire questa nuova possibilità di allenamento anche ad altri tennisti e preparatori.
La diffusione del metodo di lavoro col SensoBuzz è stata molto rapida, anche grazie all’opera di colleghi volenterosi che l’hanno sperimentato con successo con i loro atleti. Tra i tanti, si ricorda il Dott. Davide Cassinello e il Dott. Stefano Baraldo, quest’ultimo, preparatore molto noto nel circuito ATP, che lo hanno
supportato fin dai primi momenti della divulgazione aiutandolo ad ampliare il panorama delle esercitazioni e suggerendo alcune migliorie (è di Baraldo l’idea di implementare lo strumento con l’emissione anche di alcuni simboli). Davide e Stefano hanno creduto fortemente in questo progetto e lo hanno illustrato con entusiasmo ad altri tecnici, in Italia e in giro per il mondo, durante i tornei cui prendevano parte gli atleti che si affidavano a loro per la preparazione atletica.

Il primo esemplare del SensoBuzz sul Campo Centrale di Wimbledon (2010).
Figura 2.2 – Il primo esemplare del SensoBuzz sul Campo Centrale di Wimbledon (2010).

Figura 2.3 – Il nuovo modello di SensoBuzz (2013).
Figura 2.3 – Il nuovo modello di SensoBuzz (2013).

SensoBuzz è uno strumento elettronico che elabora ed emette vari tipi di segnali. È contenuto all’interno di una valigetta di allumino delle dimensioni di 31cm x 21cm x 12cm, per un peso totale di circa 2,5Kg. Funziona sia collegato alla rete elettrica sia a batteria, che garantisce una durata continua per almeno 6 ore.

La gamma dei segnali che possono essere emessi è così formata:
– Quattro diversi segnali acustici;
– Quattro diversi segnali colorati;
– Quattro diversi simboli.

La cadenza di emissione può essere scelta tra il “ritmo uniforme” o il “ritmo casuale”. Tutte le funzioni utili per l’allenamento sono programmabili dall’operatore tramite un encoder e visualizzate su un display che visualizza
in tempo reale durante l’esercitazione l’evolversi dei parametri utili per la decodifica del lavoro che si sta svolgendo: il tempo di lavoro, il numero di segnali emessi, ecc.

Il tecnico che utilizza SensoBuzz nel proprio lavoro pratico ne riceve un valido aiuto principalmente nell’allenare le qualità sensomotorie (da qui il nome dello strumento) correlate alla velocità di azione-reazione, intervenendo nello stesso tempo anche sulle capacità metaboliche e neuromuscolari.
In questo caso lo strumento supporta la scelta metodologica dell’allenatore, che a sua discrezione orienterà l’allenamento in base alle necessità (del singolo o del gruppo) e agli obiettivi (rapidità, velocità, resistenza, ecc.).

Attraverso il lavoro con SensoBuzz si può anche intervenire sulla componente tecnica specifica (spostamenti, appoggi, spinte, ritmo, equilibrio, ecc.), rafforzandola anche fuori dal campo di gioco e quindi rivelandosi utile per tutti quegli aspetti coordinativi caratteristici della didattica dello sport in generale. SensoBuzz può trovare applicazione in tutti i settori della metodologia dell’allenamento in cui è richiesta una azione motoria di risposta a uno stimolo sensoriale o anche e solo per stimolare attenzione e concentrazione.

Consapevole anche dell’importanza della misurazione dei parametri dell’allenamento, Buzzelli ha voluto arricchire la dotazione tecnica specifica del SensoBuzz, predisponendolo anche all’effettuazione di alcuni test di valutazione, di cui si parlerà nel capitolo specifico.

A chi chiedeva come mai avesse deciso di diffondere il metodo di lavoro con “SensoBuzz” partendo dal Tennis e non da sport più praticati, rispose “Semplicemente perché il tennis è un mio grande amore oltre che il mio settore di attività, ma mi auguro che presto si diffonda anche negli altri sport”.
Inoltre la caratteristica di essere uno strumento poco ingombrante e facilmente trasportabile, ne costituisce un valido supporto per i giocatori che girano il mondo per tornei, che costretti ad allenarsi lontano dai propri tecnici, possono utilizzare programmi concordati via internet col preparatore, rendendo il SensoBuzz funzionale anche alla moderna tendenza degli allenamenti a distanza.

In conclusione, la realizzazione di questa idea, a ormai 12 anni da quando tutto è iniziato e soprattutto alla luce di quanto è emerso anche dall’esperienza dei tanti tecnici che l’hanno voluta seguire e utilizzare, ha contribuito in maniera sostanziale all’evoluzione della metodologia di allenamento del tennis (e non solo) in Italia e nel panorama internazionale, ha aiutato concretamente i tecnici del settore a migliorare ed esaltare le performance dei loro atleti e ha reso il processo di allenamento più efficace e gradevole, nonostante l’impegno
richiesto agli atleti stessi.

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