La resistenza organico-muscolare nel Tennis

Scienze Motorie Dipartimento Tennis

Direttore Scientifico Prof. Salvatore Buzzelli

La resistenza organico-muscolare nel Tennis
06 luglio 2026

A differenza di altre discipline sportive, il tennis è caratterizzato da una totale indeterminatezza temporale.

I regolamenti internazionali non impongono limiti di durata per i singoli scambi, per la contesa dei punti, né per il completamento di game e set.

Sebbene eventi storici estremi abbiano registrato match di doppio estesi su tre giornate consecutive, l’evidenza statistica e scientifica attesta parametri standard differenti: nei match al meglio dei 3 set la durata media è compresa tra i 60 e i 120 minuti, con picchi non rari di 180 minuti mentre nei match al meglio dei 5 set (Tornei del Grande Slam), l’impegno temporale si dilata significativamente, superando frequentemente le tre o quattro ore di gioco continuo.

Questa estensione temporale solleva un quesito di natura fisiologica: qual è la reale richiesta in termini di resistenza organico-muscolare per un tennista?

Sebbene il tempo totale di impegno organico sia sovrapponibile a quello di una maratona, il modello prestativo e i meccanismi energetici coinvolti sono radicalmente differenti.

La letteratura scientifica applicata al tennis evidenzia che i valori di “massimo consumo di ossigeno” (VO2 max) dei giocatori d’élite si attestano raramente attorno o al di sopra dei 60mmol/kg/min. Al contrario, gli atleti di fondo (maratoneti) superano ampiamente tale soglia, registrando valori nettamente superiori a causa della natura puramente aerobica della loro prestazione.

La chiave di volta del tennis risiede nella sua natura di attività intermittente ad alta intensità. A fronte di sforzi massimali e acuti (gli scambi), il regolamento codifica rigorosamente i tempi di recupero (inattività), strutturati come segue: 25 secondi tra i punti, 90 secondi (recupero in postura seduta) al cambio campo (ogni due game) e 180 secondi (con possibilità di sospensione per ragioni tecniche o fisiologiche) tra i set.

Questi intervalli consentono una parziale risintesi dei fosfageni energetici e la rimozione dei cataboliti accumulati durante lo sforzo.

Di conseguenza, l’atleta non deve sviluppare una resistenza lineare di tipo continuo (tipica del fondista), bensì una specifica resistenza organico-muscolare alla velocità e alla potenza, focalizzata sulla capacità di esprimere gesti esplosivi ripetuti nel tempo e di ottimizzare i rapidi processi di recupero intra-match. In questo contesto metodologico, strumenti e metodologie scientifiche come il “SensoBuzz” (lo strumento che ho ideato già nel 2007) risultano fondamentali per testare e allenare specificamente le capacità reattive, coordinative e condizionali del tennista moderno, rispettando l’intermittenza tipica della disciplina.

La Classificazione della Resistenza nel Tennis: Modello Bioenergetico

L’analisi bioenergetica del tennis evidenzia come già detto, che questa disciplina non risponda a un modello prestativo lineare, bensì a una continua e randomizzata alternanza di sistemi energetici. La resistenza del tennista si articola in tre componenti bioenergetiche distinte, supportate costantemente da una base di efficienza cardiorespiratoria generale.

  1. Resistenza Anaerobica Alattacida (Potenza e Capacità Alattacida) cioè la capacità di reiterare scatti e variazioni di direzione massimali in tempi estremamente ridotti (generalmente compresi tra i 3 e gli 8-10 secondi). In questo caso il substrato energetico primario è rappresentato dai fosfageni di pronta disponibilità intracellulare (ATP e fosfocreatina – PC). Questa componente governa l’esplosività del singolo scambio, del servizio e della risposta immediata, senza produzione di acido lattico.
  2. Resistenza Anaerobica Lattacida (Tolleranza al Lattato), cioè Capacità di sostenere accelerazioni, spostamenti ad alta intensità e scambi prolungati che si estendono nel tempo, indicativamente fino al minuto di durata. In questo caaso interviene la glicolisi anaerobica, con conseguente accumulo di ione idrogeno (H+) e lattato a livello muscolare. Sebbene gli scambi di questa durata rappresentino una percentuale minoritaria nel tennis moderno, la capacità di tollerare l’acidosi transitoria e mantenere l’efficienza coordinativa e l’espressione di forza è un fattore prestativo discriminante.
  3. Capacità Aerobica (Resistenza di Fondo e Risintesi) cioè Capacità di mantenere l’efficacia agonistica per l’intera durata del match (fino a diverse ore), gestendo l’andamento altalenante tra picchi di massima intensità e fasi di medio-bassa intensità o recupero passivo. Questa capacità si basa sul metabolismo ossidativo. La potenza e la capacità aerobica non servono tanto a sostenere lo scambio in sé, quanto a garantire una rapida risintesi della fosfocreatina durante i 25 secondi di pausa tra i punti e a favorire lo smaltimento dei cataboliti durante i cambi campo.

Il tennis si configura epidemiologicamente come uno “sport di situazione a metabolismo misto”, in cui le tre vie energetiche si miscelano in modo stocastico (casuale) in base all’evoluzione tattica dello scambio e del match.

Definito il modello bioenergetico, la metodologia dell’allenamento deve mirare a indurre adattamenti fisiologici specifici per ottimizzare la transizione tra questi tre sistemi.

Per strutturare una resistenza adeguata alle richieste situazionali del tennis, il focus deve spostarsi dall’allenamento podistico lineare e continuo (tradizionale fondo) verso protocolli di tipo intermittente e neuro-meccanico. Per allenare efficacemente la combinazione di questi fattori condizionali e cognitivi, l’integrazione di metodologie integrate come il “Metodo Coordinabolico” e l’utilizzo del sistema “SensoBuzz” (lo strumento che ho ideato per l’allenamento attentivo-cognitivo-reattivo), consentono di sollecitare contemporaneamente la base metabolica e i processi di decision-making rapido, rispecchiando fedelmente l’imprevedibilità del campo da gioco.

Va considerato che l’avviamento alla pratica del tennis in età giovanile induce adattamenti cronici a carico del sistema cardiorespiratorio, determinando lo sviluppo di una solida efficienza aerobica di base. Questa componente si stratifica progressivamente durante le fasi sensibili della crescita, fino a stabilizzarsi su plateau fisiologici coerenti con l’età biologica del soggetto.

Tuttavia, il passaggio dal contesto ludico-addestrativo all’alto rendimento agonistico richiede un incremento qualitativo di tale base. Questo salto prestazionale si ottiene attraverso la somministrazione di carichi di lavoro specifici, accuratamente quantificati e pianificati in precise finestre metodologiche del macrociclo di allenamento.

Nel modello prestativo del tennis, il sistema metabolico ossidativo non interviene come fonte primaria per l’espressione della forza esplosiva durante lo scambio, ma costituisce la piattaforma omeostatica fondamentale dell’intero match.

La sua rilevanza cruciale risiede nella cinetica di recupero: esso governa la risintesi dei substrati energetici (fissazione dei fosfageni) e la rimozione dei cataboliti durante le fasi di inattività. I dati cinetici indicano che tali pause rappresentano una quota pari o superiore al 50% del tempo totale di gara, configurando il recupero come un fattore prestativo dominante.

Da un punto di vista bioenergetico, l’efficienza del sistema aerobico (così come degli altri sistemi metabolici) è regolata da due variabili fondamentali: la Capacità e la Potenza.

Nel caso del sistema aerobico avremo:

  • Capacità Aerobica: la quantità totale di energia che il sistema è in grado di erogare complessivamente. Teoricamente illimitata, dipendendo dalla disponibilità di ossigeno e substrati endogeni (acidi grassi e glicogeno).
  • Potenza Aerobica: la massima quantità di energia che il sistema può erogare nell’unità di tempo. Rappresenta la variabile critica: maggiore è la potenza del sistema, più rapido sarà il tasso di risintesi della fosfocreatina intra-match.

Un incremento della Potenza Aerobica si traduce direttamente in una riduzione dei tempi di recupero tra i punti. Ottimizzando la cinetica di ripristino dei fosfageni, l’atleta è in grado di approcciare lo scambio successivo con i serbatoi energetici a breve termine nuovamente saturi, preservando l’efficacia tecnico-tattica e la precisione coordinativa.

Nell’ottica del Metodo Coordinabolico, questo potenziamento organico non deve mai essere disgiunto dallo stimolo neuro-cognitivo. L’efficienza nel recuperare energia deve sposarsi con la prontezza nel processare gli stimoli situazionali, un binomio che trova la sua ideale applicazione pratica nei protocolli interattivi del sistema SensoBuzz.

Se la Capacità si concentra sul “quanto” (la dimensione del serbatoio e l’efficienza della rete di distribuzione), la Potenza Aerobica si concentra sul “quanto velocemente” il sistema è in grado di trasformare l’ossigeno in energia meccanica nell’unità di tempo. L’obiettivo biologico si sposta dalla pura resistenza all’esaurimento verso il raggiungimento del massimo flusso energetico possibile.

Mentre l’allenamento della Capacità crea le fondamenta strutturali, la Potenza spinge il motore biochimico al suo regime massimo.

A differenza dei meccanismi prevalentemente periferici della Capacità, l’allenamento della Potenza agisce in modo profondo sulle componenti centrali e sulla cinetica enzimatica:

  • Gittata Sistolica: massimizzazione del volume di sangue espulso a ogni battito cardiaco (ipertrofia eccentrica delle pareti del ventricolo sinistro), aumentando la portata della pompa centrale.
  • Velocità Enzimatica: incremento dell’attività degli enzimi chiave del ciclo di Krebs e della catena di trasporto degli elettroni (come la citrato sintasi), per accelerare drasticamente le reazioni biochimiche mitocondriali.
  • Innalzamento della Soglia: spostamento della soglia anaerobica verso percentuali più elevate del VO2max, permettendo all’atleta di sostenere intensità cinematiche elevatissime prima che l’accumulo di lattato diventi limitante.

Per stimolare la Potenza, le strade metodologiche cambiano radicalmente rispetto a quelle descritte per la Capacità:

  • Intensità: Non si lavora più su regimi estensivi, ma su intensità medio-alte e massimali, tipicamente oscillanti tra l’85% e il 95-100% della FCmax.

Il lavoro continuo lascia spazio a metodi frazionati, Interval Training o HIIT (High-Intensity Interval Training). Gli stimoli devono imporre repentine fluttuazioni della frequenza cardiaca e costringere i meccanismi di trasporto e utilizzo dell’ossigeno a lavorare alla massima velocità di attivazione (cinetica del VO2).

  • Volume: Nettamente ridotto rispetto alla Capacità, poiché la densità dello stimolo e l’alta acidosi transitoria non permetterebbero il mantenimento della qualità tecnica e cinematica su tempi prolungati.

In ultima analisi, queste due entità vivono in simbiosi: senza una solida Capacità (la rete capillare e i mitocondri pronti a ricevere), gli stimoli di Potenza non troverebbero il terreno biologico ideale per esprimersi, traducendosi solo in un precoce intasamento lattacido. Viceversa, una grande Capacità non supportata dalla Potenza genera un atleta resistente, ma incapace di imporre o subire variazioni di ritmo ad alta intensità.

Ecco una sintesi visiva di come questi due regimi si manifestano concretamente durante l’allenamento e il match:

Caratteristica Allenamento della Capacità Allenamento della Potenza
Intensità e FC Regimi medio-bassi (50% – 80% FCmax) Regimi massimali (85% – 95% FCmax)
Indicatore Pratico Talk Test positivo (si parla fluentemente) o uso del cardiofrequenzimetro Respiro affannoso, impossibilità di dialogare o uso del cardiofrequenzimetro
Meccanismo Chiave Capillarizzazione e aumento dei mitocondri Velocizzazione enzimatica e tolleranza al lattato
In Campo (Tennis) Corsa a varie andature + cesti prolungati a ritmo costante Scambi lunghi ad alta intensità, ripetute specifiche
Impatto sul Lattato Produzione esigua, smaltimento in tempo reale Accumulo massivo, saturazione e calo prestativo

Il debito d’ossigeno nel tennis

L’analisi sull’andamento dei punteggi “ai vantaggi” e sul tempo di recupero regolamentare centra il fulcro del tennis moderno. Il tennis non è uno sport aerobico puro, ma un’attività intermittente ad alta intensità.

I 25 secondi che separano un punto dall’altro sono un tempo insufficiente per risintetizzare completamente la fosfocreatina (PCr) e per smaltire l’idrogenione (H+) accumulato nei muscoli durante uno scambio killer.

Di conseguenza, l’atleta inizia il punto successivo non da “fresco”, ma attingendo a una riserva già parzialmente intaccata. Se la Potenza Aerobica non è supportata da una cinetica del VO2 rapidissima nel pagare il debito d’ossigeno in quei pochissimi secondi di pausa, l’acidosi muscolare comprometterà la precisione del colpo, la reattività plantare e, non ultima, la lucidità tattica.

Per evitare che la fatica metabolica distrugga la qualità tecnica, la moderna metodologia applicata al tennis tende a non separare nettamente il lavoro organico da quello cognitivo.

Proprio in questo contesto, l’integrazione di sistemi come il SensoBuzz offre una soluzione ideale. Strutturare circuiti di Potenza Aerobica (all’85-95% della Fcmax inserendo stimoli visivi o acustici costringe l’atleta a produrre energia rapidamente e a tollerare il lattato, mantenendo però attivo il sistema neuro-percettivo. In questo modo si simula esattamente la pressione del match, dove il debito di ossigeno deve convivere con l’obbligo di prendere decisioni tattiche in frazioni di secondo.

Azione alattacida, recupero aerobico

Siamo di fronte a quello che la fisiologia dello sport definisce un perfetto paradosso metabolico. Il giocatore di tennis esegue una prestazione puramente anaerobica alattacida durante lo scambio, ma la sua performance complessiva nell’arco delle due o tre ore di partita è sorretta interamente dall’efficienza del sistema aerobico.

Il sistema anaerobico alattacido fornisce l’energia immediata (tramite l’ATP e la Fosfocreatina, o PCr) per lo scatto, la frenata e l’impatto con la palla. Tuttavia, la sua autonomia è limitatissima.

È proprio nei 25 secondi di pausa tra un punto e l’altro che entra in gioco il sistema aerobico: il consumo di ossigeno resta elevato (fase di recupero) non per produrre movimento, ma per pagare il debito contratto e risintetizzare la fosfocreatina consumata nei secondi precedenti.

  • Nei primi 20-25 secondi: si assiste a un ripristino parziale ma significativo delle scorte di PC (circa il 70-80%), sufficiente a garantire un’altra scarica di massima intensità se lo scambio precedente è stato breve.
  • Nei 90 secondi del cambio campo: il ripristino è pressoché totale, permettendo al motore alattacido di azzerare i fattori di fatica accumulati nei game precedenti.

Capacità e Potenza Alattacida sul campo

Capacità e Potenza alattacida non hanno particolari differenziazioni nell’allenamento fisico sul campo.

Nel tennis, queste due qualità si fondono inevitabilmente nella stessa esercitazione perché sono legate alla struttura stessa del gioco.

Qualità Alattacida Significato Fisiologico Traduzione nel Tennis
Potenza Massima velocità di degradazione dell’ATP-PCr nell’unità di tempo. L’esplosività del singolo colpo di inizio gioco (Servizio o Risposta + primo colpo).
Capacità Quantità totale di energia alattacida disponibile prima che intervenga la glicolisi. La capacità di mantenere quell’esplosività per tutti i 6-8 metri di spostamento del punto.

Sul piano metodologico, qualsiasi esercitazione specifica sul campo che ricalchi le andature del tennis (frenate eccentriche, ripartenze esplosive e cambi di direzione) andrà a sollecitare la Potenza se eseguita alla massima intensità neurale per 4-6 secondi da freschi. Al tempo stesso, l’esecuzione ripetuta di questi stimoli con recuperi parziali o completi allena la Capacità del sistema di rigenerarsi e la tolleranza delle strutture muscolari a sopportare continui cicli di accorciamento-stiramento (stretch-shortening cycle).

In questo modo, l’atleta costruisce una vera e propria “armatura energetica e strutturale”, diventando in grado di reiterare scatti massimali dall’inizio alla fine del match senza che la qualità del gesto tecnico decada.

Quando lo scambio supera i 20 secondi e si protrae verso il minuto, si entra in un territorio agonistico spietato. Come evidenziato, l’esaurimento della fosfocreatina (PC) costringe il muscolo a spalancare i cancelli della glicolisi anaerobica. La conseguenza immediata non è solo una sfida biochimica per i muscoli, ma una vera e propria crisi di governo per il sistema nervoso centrale.

Dal muscolo al cervello

L’accumulo di idrogenioni (H+) derivanti dalla massiccia scissione energetica provoca un abbassamento del pH intramuscolare. Questo fenomeno interrompe l’efficienza dei ponti acto-miosinici e riduce la sensibilità al calcio, togliendo letteralmente “forza” alla contrazione.

Tuttavia, l’aspetto più critico è l’impatto sul sistema attentivo-reattivo:

L’acidosi e l’ipercapnia (l’aumento di anidride carbonica nel sangue) alterano la reattività corticale. Sotto forte stress lattacido, il focus visivo dell’atleta si restringe (effetto tunnel), la velocità di elaborazione degli stimoli rallenta e la capacità di anticipazione motoria decade.

Il doppio fallo dopo uno scambio estenuante non è quasi mai un problema di tecnica esecutiva o di forza nel braccio; è la diretta conseguenza di un cervello che, in apnea e invaso dal lattato, perde la coordinazione fine e la capacità di ritmare il gesto.

Il “ponte” energetico nel recupero

Durante i primi secondi post-scambio, mentre il sistema aerobico sta ancora accelerando la sua cinetica per far fronte alla richiesta di ossigeno (VO2), i meccanismi glicolitici e i sistemi tampone fungono da ammortizzatore energetico transitorio.

Questo “debito transitorio” permette di sostenere l’omeostasi cellulare nell’immediato, a patto che l’atleta abbia poi sviluppato una capacità di smaltimento e risintesi eccezionale nei minuti successivi.

Il Metodo Coordinabolico

I lavori tradizionali fuori dal campo (come gli shuttle radiali o i balzi) e i classici “tergicristalli” in campo sono ottimi per insegnare alle fibre muscolari a tollerare l’acidosi e a migliorare l’efficienza dei trasportatori di monocarbossilati (MCT, i guardiani dello smaltimento del lattato).

Ma il vero salto di qualità nell’eccellenza dell’allenamento si ottiene quando si sposa la sofferenza metabolica con il carico cognitivo. È qui che risiede la lungimiranza del Metodo Coordinabolico e l’efficacia strategica del SensoBuzz.

Eseguire un tergicristallo ad alta intensità per 30-40 secondi è un compito puramente condizionale se automatizzato. Ma se negli ultimi 15 secondi di quella serie — quando il lattato sta saturando i muscoli e offuscando la vista — l’atleta viene bombardato da stimoli visivi o acustici imprevedibili generati dal SensoBuzz, l’esercizio cambia natura.

  • Non si allena più solo la resistenza del muscolo al lattato.
  • Si allena la resistenza della corteccia cerebrale a prendere decisioni lucide in piena tempesta biochimica.

In questo modo, l’atleta impara a automatizzare il controllo della palla e a scegliere la traiettoria tattica corretta anche quando il corpo griderebbe di fermarsi. Si passa dalla semplice “resistenza organica” a una reale “resistenza decisionale specifica“.

Ginnastica Posturale Metodo Sceintifico
Scienza della nutrizione ad uso pratico del Dott. Frank Casillo
Prevenziione alle cadute e riprogrammazione dell'equilibrio del Dott. Riccardo Barigelli Calcari
Libro-Salvatore-Buzzeli-Allenamento-Cognitivo-Tennis
Miglior-Libro-Ginnastica-in-Gravidanza-ATS

Articoli Correlati

L’uomo nella forma del mondo: anatomia di un disegno che si ripete

L’uomo nella forma del mondo: anatomia di un disegno che si ripete

Quando l’Anatomia smette di essere un elenco e diventa uno sguardo che riconosce il mondo, accade qualcosa di semplice e potente: il corpo esce dalla pagina e prende forma, le strutture si organizzano in un disegno leggibile, e ciò che prima si studiava dopo si riconosce. Non è più solo conoscenza, ma visione. È il […]

Lateralità neurofisiologica autentica

Lateralità neurofisiologica autentica

Questo articolo è stato redatto da Vittorio Belletti, Maestro di Tennis con una lunga esperienza sul campo. Pur essendo ospitato sul Journal di Scienze Motorie, questo contenuto rappresenta una divulgazione personale dell’autore basata sulla sua pratica professionale e su osservazioni empiriche accumulate nel corso degli anni. Si tratta quindi di un contributo non supportato da […]

Sonno e Prestazione Sportiva: ottimizzare recupero e adattamento per atleti

Sonno e Prestazione Sportiva: ottimizzare recupero e adattamento per atleti

Il sonno rappresenta oggi uno degli elementi più potenti e ancora troppo sottovalutati della preparazione atletica di alto livello. Non è più concepito come un semplice “riposo passivo”, come avveniva fino agli anni Ottanta e Novanta, ma come un processo fisiologico attivo e altamente dinamico, durante il quale l’organismo ripara i tessuti, consolida le abilità […]

La resistenza organico-muscolare nel Tennis

La resistenza organico-muscolare nel Tennis

A differenza di altre discipline sportive, il tennis è caratterizzato da una totale indeterminatezza temporale. I regolamenti internazionali non impongono limiti di durata per i singoli scambi, per la contesa dei punti, né per il completamento di game e set. Sebbene eventi storici estremi abbiano registrato match di doppio estesi su tre giornate consecutive, l’evidenza […]

Allenare il cervello attraverso il movimento

Allenare il cervello attraverso il movimento

Per molti anni l’allenamento motorio e quello cognitivo sono stati considerati mondi separati. Da una parte il corpo: forza, resistenza, coordinazione. Dall’altra il cervello: memoria, attenzione, decisione. Le neuroscienze moderne stanno però mostrando che questa divisione è in gran parte artificiale. Ogni movimento umano – dal colpire una pallina da tennis al mantenere l’equilibrio mentre […]

Allenamento della Forza per Anziani con Sarcopenia: esercizi sicuri con elastici e pesi leggeri per over 70

Allenamento della Forza per Anziani con Sarcopenia: esercizi sicuri con elastici e pesi leggeri per over 70

La sarcopenia rappresenta una delle sfide più critiche dell’invecchiamento, ma l’allenamento della forza è oggi considerato l’intervento più efficace per contrastarla, anche nelle fasce d’età più avanzate. Questo articolo è pensato specificamente per gli over 70 e presenta un programma di rinforzo muscolare progressivo utilizzando strumenti accessibili e sicuri: elastici a diversa resistenza, pesi leggeri […]

Live Chat
assistance banner image
Whatsapp
Messenger
800.19.35.40