Crisi del calcio: è colpa del minor tempo in oratorio?

Scienze Motorie Dipartimento Calcio

Direttore Scientifico Mattia Giacobone - Vice-Direttore Pablo Lischetti

Crisi del calcio: è colpa del minor tempo in oratorio?
13 luglio 2026

Partendo da una immagine affascinante come quella in copertina andiamo ad analizzare il collegamento tra la crisi del calcio attuale e lo svuotamento delle strade e degli oratori dai bambini col pallone nei piedi.

È innegabile che la società moderna offre piccoli calciatori molto meno abili nelle capacità coordinative di base per minori esperienze motorie.

Sostanzialmente i ragazzi degli anni ‘90 / 2000 passavano i pomeriggi in giro per i paesi, nelle campagne o nei luoghi di aggregazione cittadini, utilizzando ostacoli naturali come giochi; questo permetteva loro di abituarsi a scavalcare, rotolare, correre, frenare, saltare, atterrare, cadere ecc… tutti gesti aspecifici che sarebbero po i serviti nella specificità dal loro sport. Inoltre la maggior parte di loro giocava a calcio: due zaini a terra come porte, una palla sgonfia o fatta con lo scotch e subito si simulavano le partite epiche di quei tempi: Van Basten contro Maradona, Ronaldo contro Del Piero…. E le ore di calcio giocato diventavano tantissime.

Oggi la tecnologia, gli impegni crescenti, i possibili pericoli hanno portato i bambini ad un maggiore isolamento sociale ma soprattutto ad una immobilità maggiore.

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, l’88,6% degli adolescenti non svolge regolare attività fisica.

Di seguito una cronologia degli eventi chiave che ha portato a questo dato:

  • 2000: in Italia il 37,5% della popolazione è sedentario. Inizia l’era dei videogame casalinghi di massa (PlayStation 2).
  • 2007: lancio dello smartphone (iPhone). Inizio dell’esplosione dei dispositivi mobili che trasformano le abitudini giovanili. (2)
  • 2012–16: studio Lancet (1,6 M ragazzi, 146 paesi): oltre l’80% degli 11–17enni non rispetta le linee guida OMS sull’attività fisica. Il trend è stabile e non migliora. (3)
  • 2020–21: pandemia Covid-19: lockdown e chiusure scolastiche (in Italia 341 giorni). Picco di sedentarietà, screen time e obesità giovanile. Lo screen time aumenta di 1,4–2,2 ore/giorno. (4)
  • 2022: post-pandemia: ISS rileva peggioramento della salute mentale e aumento della sedentarietà tra gli adolescenti italiani rispetto al 2017/18. (5)
  • 2024: ISTAT – pratica sportiva in lieve crescita (28,7%), ma dropout femminile elevato (21,6% tra le 10–24enni). Globalmente l’inattività adulti sale al 31%.
  • 2030: Proiezione OMS, se il trend continua, inattività adulti al 35%. Obiettivo OMS: riduzione del 15% rispetto al 2010 — attualmente fuori traiettoria.

Rimane dunque chiaro che la sedentarietà maggiore diminuisce le abilità motorie aspecifiche come specificato in uno studio di Granata et al. Si evince che il problema principale è proprio la riduzione delle opportunità di gioco libero, dell’aumento degli stili di vita sedentari e della specializzazione sportiva precoce. L’indagine nazionale OKkio alla SALUTE (ISS–Ministero della Salute, 2022) riporta che oltre il 45% dei bambini italiani tra i 6 e gli 11 anni non raggiunge i livelli raccomandati di attività fisica — un fattore direttamente associato a uno sviluppo motorio e coordinativo più povero (6).

Questo processo crea un circolo vizioso
coordinazione → sedentarietà → coordinazione

  • Scarsa attività fisica in età prescolare e scolare → ridotta esperienza motoria
  • Sviluppo insufficiente delle capacità coordinative (equilibrio, ritmo, lateralità)
  • Bassa competenza motoria percepita → autostima fisica ridotta
  • Evitamento dello sport e delle attività motorie → scelta di attività sedentarie (screen)
  • Ulteriore declino motorio + sovrappeso + rischi per la salute mentale

Il ciclo si autoalimenta fino all’età adulta se non si interviene. (7)

Passiamo ora ad analizzare nello specifico l’influenza che può avere la diminuzione delle ore di gioco libero-calcio con il miglioramento calcistico specifico.

Da esperienziale a percettivo

Per comprendere l’influenza specifica calcistica (al netto dei dati aspecifici analizzati prima, in cui, logicamente, se un bambino è più bravo a livello coordinativo partirà da un livello di abilità superiore) dobbiamo analizzare l’evoluzione che cìè stata nelle richieste calcistiche degli ultimi anni.

Evoluzione del calciatore

Negli anni ‘90 iniziava la grande rivoluzione del gioco a zona, ma per ancora comodamente un decennio è rimasto in auge il gioco a uomo. Inoltre fino a pochi anni fa c’era una forte specificità di ruolo. Col passare degli anni sono aumentate le richieste tecniche e poi, soprattutto, le richieste tattiche e concettuali.

Se prendiamo ad esempio le caratteristiche del il difensore centrale:

  • Prima degli anni 80 → marcatura, capacità fisica, colpo di testa
  • Anni ‘90 → capacità tattica di reparto, rapidità di pensiero, anticipo
  • Anni ‘00 → lettura degli spazi difensivi, capacità di impostazione dal basso
  • Calcio attuale → percezione del pericolo, ricerca degli spazi, padronanza di tutte le zone del campo

Possiamo quindi dire che il calcio è ormai passato da esperienziale a percettivo. La percentuale di influenza dell’esperienza calcistica è certamente diminuita rispetto a prima: facciamo alcuni esempi.

Prima venivano richieste capacità schematiche e precise (tipica la frase degli allenatori dilettanti al proprio marcatore: “segui l’attaccante anche quando va in bagno”) perciò il calciatore in questione doveva avere una grandissima capacità di gestione delle situazioni ripetitive che acquisiva sempre di più dall’esperienza (CALCIO ESPERIENZIALE): il difensore centrale in marcatura stretta sull’attaccante si trovava tantissime volte, ad esempio, ad affrontare l’avversario su un duello dorsale con palla alta lanciata dalla difesa e, più volte provava quella situazione, maggiormente capiva come comportarsi (come mettere il corpo, quando partire ad intervenire, se anticipare, quando allentare la marcatura, ecc…).

Questa ripetitività poteva essere riproposta anche nel gioco libero, infatti i bambini / ragazzi, negli oratori, si schieravano per indole dove si sentivano maggiormente a proprio agio, perciò il difensore centrale della squadra, faceva lo stesso ruolo anche con gli amici ed affrontava sempre le stesse situazioni diventando più forte. Di contro, per strada, si accentuavano anche i difetti, ma per l’idea di calcio basata sull’esperienza, erano maggiori i pro che i contro. Un esempio dei difetti potrebbe essere l’utilizzo esagerato del piede forte: il giocatore in grado di utilizzare quasi esclusivamente il piede dominante, durante le partite tra amici, non sa mai il piede debole ma prosegue nella sua “forza” che in una squadra organizzata diventa un difetto.

Arrivando al calcio “moderno” le richieste del gioco sono sempre più PERCETTIVE, cioè si richiede fin da piccoli di conoscere gli spazi, conoscere i tempi di gioco, scansionare le situazioni attorno e successivamente agire utilizzando le migliori armi tecniche e atletiche per compiere la scelta giusta al momento giusto.

Questo significa che il calciatore moderno non avrà tempo di pensare a tutti questi input per trasformarli consciamente in output ma dovrà PERCEPIRE LE SITUAZIONI (il pericolo, i vantaggi, i rischi, ecc..).

Queste caratteristiche specifiche NON si acquisiscono a livello esperienziale senza una guida che ci permetta di comprendere il gioco. Ciò vuol dire che le ore di gioco libero non aumentano queste qualità.

L’esperienza non serve?

Importante precisare che questo articolo non è assolutamente contro le ore di gioco libero che fanno ancora la differenza tra un calciatore evoluto ed un calciatore normale ma intende spostare la lente d’ingrandimento togliendo il focus da una delle più grandi SCUSE degli allenatori:

“I BAMBINI NON GIOCANO PIU’ IN STRADA E QUINDI NON C’E’ PIU’ LA QUALITA’ NECESSARIA”

La prima domanda da porsi per gli allenatori dovrebbe essere:

“STO ALLENANDO I CALCIATORI PER LE RICHIESTE CHE AVRO’ IN PARTITA?”

Conclusioni

Importante partire dalla conoscenza del gioco, dalla consapevolezza progressiva del bambino / ragazzo:

  • del proprio corpo
  • degli spazi
  • del rapporto palla
  • del rapporto avversari
  • del rapporto compagni
  • dei tempi di gioco

passando da consapevolezza corticali (consce) ad automatismi percettivi (sottocorticali) per diminuire i tempi decisionali ed esecutivi.

Allenare in modo percettivo sarà la PATENTE di guida data al nostro calciatore per poter migliorare successivamente nel gioco libero le qualità apprese.

QUINDI invertiamo le richieste: DIAMO CAPACITA’ PERCETTIVE AI RAGAZZI IN MODO CHE POSSANO POI RICERCARE (qualora decidessero di dedicare ore al gioco libero) ESPERIENZA NELLE VARIE FASI DI GIOCO.

Indirizzare con la parte teorica una pratica mirata e corretta sarà la chiave di lettura migliore per la crescita individuale e collettiva.

“Quelli che si innamorano di pratica senza scienza sono come il nocchiere che entra in naviglio senza timone o bussola, che mai ha certezza dove si vada.”
Leonardo da Vinci, Trattato della Pittura (manoscritto, fine XV sec.)

Bibliografia

  1. ISTAT. (2022). Sport, attività fisica, sedentarietà. Istituto Nazionale di Statistica.
  2. Lua, V. Y. Q., Chua, T. B. K., & Chia, M. Y. H. (2023). A narrative review of screen time and wellbeing among adolescents before and during the COVID-19 pandemic: Implications for the future. Sports, 11(2), 38. https://doi.org/10.3390/sports11020038
  3. Guthold, R., Stevens, G. A., Riley, L. M., & Bull, F. C. (2020). Global trends in insufficient physical activity among adolescents: A pooled analysis of 298 population-based surveys with 1·6 million participants. The Lancet Child & Adolescent Health, 4(1), 23–35. https://doi.org/10.1016/S2352-4642(19)30323-2
  4. Várnai, D., et al. (2023). Effect of school lockdown due to the COVID-19 pandemic on screen time among adolescents in Hungary: A longitudinal analysis. BMC Public Health, 23, articolo 2389. https://doi.org/10.1186/s12889-023-17325-z
  5. Strain, T., Flaxman, S., et al. (2024). National, regional, and global trends in insufficient physical activity among adults from 2000 to 2022: A pooled analysis of 507 population-based surveys with 5·7 million participants. The Lancet Global Health, 12(8), e1232–e1243. https://doi.org/10.1016/S2214-109X(24)00150-5
  6. Granata, F., et al. (2025). Effectiveness of multisport play-based practice on motor coordination in children: A cross-sectional study using the KTK test. Journal of Functional Morphology and Kinesiology, 10(2), 199. https://doi.org/10.3390/jfmk10020199
  7. Furtado, O., et al. (2024). The prevalence of developmental coordination disorder in children: A systematic review and meta-analysis. Frontiers in Pediatrics, 12, 1387406. https://doi.org/10.3389/fped.2024.1387406

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