Quando in classe c'è un alunno con una disabilità motoria lieve, la tentazione più comune è preparargli "un'altra cosa": un esercizio a parte in un angolo della palestra, un compito di arbitraggio, un ruolo da cronometrista. A volte è necessario. Molto più spesso, però, si può fare qualcosa di più utile e più rispettoso: adattare la stessa lezione in modo che l'alunno partecipi agli stessi obiettivi, con modalità diverse.
Questo articolo parla di didattica inclusiva, non di valutazione clinica. Il docente di scienze motorie non formula diagnosi e non interpreta la documentazione sanitaria al posto di chi ne ha la competenza. Lavora con le informazioni condivise dalla famiglia, dal docente di sostegno, dal gruppo di lavoro che segue l'alunno e, quando necessario, dai professionisti sanitari.
Prima della lezione: che cosa serve sapere
Le informazioni utili in palestra sono poche e molto pratiche. Conviene raccoglierle nei canali previsti dalla scuola, rispettando la riservatezza dell'alunno:
- che cosa può fare in autonomia e con quale sicurezza (spostamenti, salti, cambi di direzione, uso degli arti superiori);
- che cosa va evitato o richiede cautela, secondo le indicazioni ricevute;
- come si affatica e quali segnali mostra quando è stanco;
- che cosa preferisce: alcune persone vogliono che l'adattamento sia discreto, altre preferiscono che venga spiegato alla classe;
- chi contattare se emerge un dubbio sulla sicurezza.
I riferimenti normativi sull'inclusione scolastica e sui documenti di programmazione individualizzata, se citati, vanno verificati con il referente per l'inclusione dell'istituto.

Bertills, Granlund e Augustine, 2021, Frontiers in Psychology. Secondaria svedese mainstream, anno 9, scala 1–6, tempo T2 soltanto. Tre gruppi: disabilità (n = 28) 4,60; voti A–C (n = 47) 5,28; voti D–F (n = 30) 5,10. La media del campione (5,04; n = 105) contiene i tre gruppi e non è una quarta barra. Non è la disabilità motoria lieve, non è l'Italia, non è l'effetto di un cambiamento di spazio, compito, attrezzi o regole, e non è un prima-dopo.
Il principio: stesso obiettivo, variabili diverse
Una lezione ha un obiettivo (per esempio migliorare il passaggio nella pallacanestro, o la coordinazione in un percorso). Lo stesso obiettivo può essere raggiunto modificando una o più variabili del compito, senza cambiare l'attività di riferimento.
1. Spazio
- ridurre o ampliare le distanze;
- delimitare zone in cui l'alunno ha più tempo o meno pressione;
- scegliere superfici e percorsi senza ostacoli non necessari.
2. Compito
- semplificare un gesto in componenti (prima il passaggio da fermo, poi in movimento);
- consentire una variante del gesto che mantenga lo stesso scopo, per esempio un passaggio a una mano invece che a due;
- dare più tentativi o più tempo.
3. Attrezzi
- palloni più leggeri, più grandi o più morbidi;
- bersagli più ampi o più vicini;
- attrezzi con impugnature più facili.
4. Regole e ruoli nel gioco
- regole che valgono per tutti e che riducono il contatto o la velocità;
- un ruolo attivo e significativo, non marginale;
- rotazione dei ruoli, in modo che l'adattamento non diventi un'etichetta.
5. Tempo e intensità
- pause programmate per tutta la classe, non solo per l'alunno;
- alternanza tra attività più e meno intense;
- possibilità di autoregolare l'impegno entro limiti condivisi.
Il modello STEP come promemoria
Nella letteratura sull'educazione fisica inclusiva circolano diversi schemi per ricordare quali variabili modificare. Uno dei più noti in ambito anglosassone usa l'acronimo STEP (Space, Task, Equipment, People). L'attribuzione precisa e le fonti originali non vengono approfondite: qui lo si usa solo come promemoria pratico, coerente con le cinque variabili descritte sopra.
Quando ha senso un'attività diversa
L'adattamento della stessa lezione non è un dogma. Ci sono momenti in cui un'attività differente è la scelta corretta:
- quando le indicazioni ricevute escludono un certo tipo di sforzo o di gesto;
- quando l'attività del giorno espone a un rischio non riducibile con gli adattamenti;
- quando l'alunno stesso, in quel momento, chiede di non partecipare a una parte specifica.
Anche in questi casi conviene mantenere un collegamento con la lezione comune: lo stesso tema, un compito vicino, un rientro nel gruppo appena possibile.
Il ruolo della classe
L'inclusione non riguarda solo l'alunno con disabilità. Una classe che conosce il senso degli adattamenti tende a viverli come parte normale del gioco. Alcune attenzioni aiutano:
- presentare le varianti come opzioni a disposizione di più alunni, quando possibile;
- evitare di nominare la condizione dell'alunno davanti alla classe senza il suo consenso e quello della famiglia;
- valorizzare la collaborazione nei giochi di squadra, più che la sola vittoria.
Valutazione: stessi obiettivi, criteri adattati
Se gli obiettivi sono gli stessi, anche la valutazione si costruisce sugli stessi obiettivi, con criteri che tengano conto degli adattamenti concordati. Le modalità formali seguono i documenti di programmazione individualizzata e le decisioni degli organi competenti.
Quando indirizzare o chiedere un confronto
Il docente osserva il movimento ogni settimana e può notare cambiamenti. Non spetta a lui interpretarli, ma è corretto riferirli attraverso i canali previsti (docente di sostegno, coordinatore di classe, famiglia) se si osservano:
- dolore riferito durante o dopo l'attività;
- peggioramento evidente della capacità di movimento rispetto alle settimane precedenti;
- cadute frequenti o perdita di equilibrio non abituale;
- affaticamento sproporzionato rispetto al compito;
- qualunque segnale che faccia dubitare della sicurezza.
Takeaways
- Adattare la stessa lezione è spesso più utile e più rispettoso di un percorso separato.
- Le variabili da modificare sono spazio, compito, attrezzi, regole e tempo.
- Le informazioni utili sono pratiche e si raccolgono nei canali previsti dalla scuola.
- Un'attività diversa è giustificata quando il rischio non è riducibile, mantenendo un legame con la lezione.
- Il docente non diagnostica: osserva, adatta e, quando serve, riferisce.
FAQ
Devo spiegare alla classe perché l'alunno fa una variante?
Dipende dalla volontà dell'alunno e della famiglia. Spesso basta presentare la variante come un'opzione del gioco, senza riferimenti alla condizione personale.
Posso decidere da solo che un esercizio è troppo rischioso?
Il docente ha la responsabilità della sicurezza in palestra e può sospendere un'attività. Per decisioni stabili, però, conviene confrontarsi con il docente di sostegno, la famiglia e il gruppo di lavoro, sulla base delle indicazioni ricevute.
L'alunno può essere valutato con gli stessi voti degli altri?
Le modalità di valutazione seguono la programmazione individualizzata e i criteri della scuola. In generale si valuta il raggiungimento degli obiettivi con i criteri adattati concordati.
Disclaimer
Questo contenuto ha finalità esclusivamente educative e divulgative. Non costituisce valutazione clinica, diagnosi o indicazione terapeutica, né sostituisce la normativa scolastica vigente e le decisioni degli organi competenti. Le scelte su attività e limitazioni vanno prese sulla base delle indicazioni dei professionisti sanitari e in accordo con la famiglia e il gruppo di lavoro per l'inclusione. In caso di dolore, peggioramento o dubbi sulla sicurezza, sospendere l'attività e riferire attraverso i canali previsti.
