a cura di Mattia Giacobone
Dottore in Scienze Motorie
Osteopata

LA TRANSIZIONE come fase di gioco nel calcio è nata dopo la nascita del gioco totale (iniziato con l’Olanda di Cruijff, portato in Italia da Nils Liedholm e consolidatosi col Milan di Arrigo Sacchi).

Prima della nascita del calcio moderno alcuni giocatori attaccavano (non curandosi della fase difensiva) ed altri rimanevano sempre a protezione della propria porta (non partecipando mai alla fase offensiva); erano molto rari i casi in cui determinati giocatori dovevano pensare ad entrambe le fasi. Anche i centrocampisti (che di solito per ruolo e caratteristiche attaccano e difendono) erano divisi in mediano: che rubava palla ed inseguiva tutti gli avversari ed una volta recuperata la sfera la serviva a chi doveva impostare cioè il regista: appunto colui che con la palla tra i piedi doveva dettare i tempi alla squadra ed azionare gli attaccanti, ma a palla avversaria aspettava che i suoi compagni recuperassero il possesso e gliela consegnassero.

Al momento in cui sono comparse le due fasi di transizione si è dovuto studiare il modo più semplice e concreto per legarle alle altre fasi e per insegnarle ai giocatori.

Se proponiamo un’esercitazione con quattro difensori schierati a difesa di una porta presieduta dal portiere e facciamo attaccare un numero di giocatori da 1 a 10 a nostra scelta, disposti con un sistema di gioco a scelta; nella maggior parte dei casi avrà la meglio la difesa. Se però riproponiamo la stessa difesa in partita la possibilità di subire gol salirà in meniera esponenziale.

Perché questo paradosso?

La risposta è semplice: perché in partita prima della fase difensiva c’è la fase di TRANSIZIONE NEGATIVA che (se non eseguita perfettamente) mi metterà in posizione di svantaggio al momento di dover fermare l’attacco avversario. Viceversa se prendendo l’esercizio sopraindicato spostiamo la lente di ingrandimento sulla squadra che attacca, una buona TRANSIZIONE POSITIVA eseguita prima dell’attacco alla porta, mi agevolerà nell’andare alla conclusione dell’azione.

Le due fasi transitorie diventano quindi importanti quanto le altre due (possesso e non possesso palla) se non addirittura di più.

  1. Cos’è la transizione

I vari concetti di transizione

Partiamo quindi dai vari concetti di transizione già conosciuti che, secondo la mia concezione, non rispecchiano in pieno la possibilità di riportare in pratica i concetti teorici.

LA TRANSIZIONE NON ESISTE

Partiamo dal concetto più distante dal mio modo di vedere la transizione. Questo parere sulla transizione si basa sul fatto che una squadra o ha il possesso palla o non ce l’ha. Quindi secondo questo concetto si passa direttamente da una fase offensiva ad una difensiva (e viceversa) e come transizione si intende solo il CONCETTO di passaggio tra una fase e l’altra.

Mentre nella realtà esistono 4 fasi tattiche calcistiche, per questo alienabili e separabili una dall’altra.

Alcuni allenatori prediligono questo concetto; allenando però alcune di queste fasi (parte di fase offensiva o difensiva) come transizione, non indicando nella terminologia la transizione ma di fatto allenandola all’interno delle altre fasi.

LA TRANSIZIONE E’ UN CONCETTO MENTALE

Questa interpretazione della transizione sminuisce il concetto di fase tattica; infatti se realmente fosse solo mentale non sarebbe allenabile come situazione di gioco ma semplicemente con predisposizione psicocinetica di risposta ad un impulso (al momento che la mia squadra perde o guadagna palla io passerò da una fase offensiva a difensiva e viceversa. A quest’impulso devo rispondere nel più breve tempo possibile).

Nella realtà dei fatti la transizione è alienabile sul campo, con esercizi tattici precisi; anche se la fase mentale (come vedremo in seguito) gioca un ruolo molto importante nella transizione.

LA TRANSIZIONE ESISTE QUANDO NESSUNA DELLE 2 SQUADRE E’ IN POSSESSO PALLA

Questo concetto di transizione si avvicina maggiormente alla trattazione del libro ma mantiene un’importante lacuna che spiegheremo con un esempio: un attaccante porta palla puntando un difensore, il difensore a contrasto ruba palla e riparte. Stando al concetto del titolo, in questo caso non verrà gestita la fase di transizione né positiva (per il difensore), né negativa (per l’attaccante) perché nel momento in cui un giocatore perde palla l’altro lo guadagna, quindi una delle due squadre è sempre in possesso palla.

Invece nel passaggio tra fase offensiva e difensiva e nel passaggio tra fase difensiva e fase offensiva la transizione è sempre presente.

  • La nuova definizione di transizione

Per il dizionario TRECCANI la fase di transizione (in qualsiasi processo) è:

LA FASE INTERMEDIA NELLA QUALE SI ALTERA LA CONDIZIONE CHE SI AVEVA NELLA FASE INIZIALE, E CHE DA LUOGO POI A UNA NUOVA CONDIZIONE DI EQUILIBRIO.

Subentra qui per la prima volta (in maniera generica) il concetto di EQUILIBRIO che sarà fondamentale nel proseguo del libro ed in tutte le situazioni tattiche calcistiche.

Come dice la definizione generale di TRANSIZIONE sarà proprio questa fase a garantire EQUILIBRIO tattico ad una squadra di calcio. 

DEFINIZIONE

Per indicare di preciso in maniera semplice e schematica il nostro concetto di transizione prenderemo 2 foto che ci figureranno una fase offensiva ed una difensiva.

Nella prima foto vediamo 4 difensori schierati a difesa della propria porta con il centrale di destra (5) che attacca l’attaccante in possesso palla e l’altro centrale ed i due esterni bassi coprono la porta.

schema-calcio

Nella seconda foto vediamo invece il centrale difensivo di destra in possesso di palla, con solo l’altro centrale che da una “soluzione bassa” mentre i due esterni bassi si aprono in ampiezza e si alzano per ricevere palla in spazi più larghi.

schema-calcio-01

La nostra transizione sarà rappresentata:

– In termini di spazio dalla differenza (in metri) tra la prima e la seconda foto

– In termini di tempo (unità di misura maggiormente allenabile nella transizione) si avrà la differenza tra una transizione ben fatta ed una transizione che non porterà a grossi risultati.

Per rendere meglio l’idea del concetto che è sempre difficile da spiegare a parole riuniremo nell’immagine in seguito le due foto precedenti:

schema-calcio-02

Le due situazioni a confronto rendono molto meglio il concetto di TRANSIZIONE.

I giocatori 2-3-5-6 neri rappresentano la difesa schierata in fase di non possesso, mentre 2-3-5-6 bianchi sono gli stessi giocatori nella stessa zona di campo ma in possesso palla.

L’unico giocatore che non varia la sua posizione è il centrale di destra (6) perché ha appena rubato palla mentre lo spostamento degli altri giocatori (rappresentato graficamente dalle frecce) è la strada che ogni giocatore deve percorrere durante la transizione (da neri a bianchi in transizione positiva e viceversa da bianchi a neri in transizione negativa).

Lo scopo dell’allenamento di queste due fasi è raggiungere quelle posizioni nel minor tempo possibile (se non si fa in tempo a raggiungere la posizione ideale, raggiungere la miglior posizione possibile per contrastare l’azione avversaria, sia in difesa che in attacco).

In poche parole esiste una posizione perfetta di tutta la squadra in fase di possesso in ogni zona di campo (che possiamo rappresentare con una foto) ed esiste una posizione perfetta in fase di non possesso. Quindi al momento in cui la squadra perderà palla o la guadagnerà tutti i giocatori dovranno cambiare la loro posizione per essere in grado di cominciare una fase difensiva o offensiva dalla posizione più corretta possibile.

È logico che una delle 2 squadre sarà già in possesso palla ma la stessa non sarà in grado di eseguire la fase offensiva in modo corretto fino a quando tutti i suoi elementi non si sistemeranno nelle posizioni giuste per attaccare; alla stessa maniera la squadra che ha perso il possesso potrà difendersi in modo organizzato solo al momento in cui i propri giocatori saranno rientrati nelle posizioni corrette nel più breve tempo possibile.

Ripartendo dalle 2 foto: dalla foto 1 il difensore centrale di destra ruba palla all’attaccante centrale e si ritrova in “possesso palla”; se i suoi compagni di reparto non cambiano la posizione essi non potranno partecipare alla fase offensiva, quindi non possiamo considerare già fase di possesso palla il momento in cui il giocatore riesce a rubarla all’attaccante.

L’unico dubbio di questa teoria potrebbe essere proprio il giocatore che ha la palla nei piedi che è realmente in possesso palla ma ha un limite molto importante: non può immediatamente avere la collaborazione dei compagni quindi dovrà “temporeggiare” per poter collaborare nella fase offensiva. Questa capacità di temporeggiare si capisce meglio se invertiamo la situazione, quindi il centrale difensivo in possesso palla coi suoi compagni predisposti alla fase offensiva, perdendo palla non potrà subito compiere una completa fase difensiva (non potrà rubare palla all’avversario) perché non ha in quel momento una copertura adeguata da parte dei suoi compagni quindi dovrà “temporeggiare” per aspettare che il reparto sia organizzato. In questo caso la fase di temporeggiamento individuale corrisponderà alla fase di transizione negativa di squadra.

Questi concetti spiegano già in modo dettagliato l’importanza della TRANSIZIONE nell’EQUILIBRIO tattico.

Photo credits: MetodoCalcio