17 maggio 2022

La match analysis ha molte definizioni in letteratura e ogni autore ne ha sottolineato degli aspetti peculiari. In generale attraverso la match analysis vengono studiati, registrati e catalogati i comportamenti che descrivono le prestazioni sportive, individuali o di gruppo, con lo scopo di raccogliere informazioni utili al processo di allenamento (Castagna et al., 2003).

Secondo Carling et al. (2005) la match analysis ha l’obiettivo di registrare ed esaminare gli eventi comportamentali che si verificano durante una competizione, descrivendo così un modello di gioco.

In quest’ottica si pone l’attenzione sui così detti “athletic behaviour” (Franks et al., 2001): ovvero dei comportamenti che gli atleti assumono durante una prestazione e per questo motivo la match analysis assume le caratteristiche di uno strumento della pedagogia sportiva.

Non a caso un elemento specifico degli sport di situazione è infatti l’interazione fra individui e in particolare tra compagni di squadra, al fine di elaborare piani strategici per contrastare le azioni degli avversari (Davids et al., 2005).

Matrice bellica

L’analisi di un match o più in generale di un incontro tra fazioni contrapposte ed avversarie è un procedimento di matrice bellica. Non è raro sapere da testi molto antichi che le strategie di attacco o difesa erano per lo più basate sulla conoscenza del terreno di scontro, degli avversarsi ma soprattutto delle proprie potenzialità e risorse. Da sempre infatti gli esseri umani hanno applicato azioni di analisi e studio sui propri punti di forza e di debolezza per riuscire a sopraffare il nemico e non soccombere.

Un esempio che conferma quanto detto è il famoso testo di Sun Tzu “L’arte della guerra”, risalente a circa 2500 anni fa, che di fatto è un compendio di massime e suggerimenti filosofico-pratici per riuscire nei conflitti e che, letto in chiave moderna, può essere adottato anche nei rapporti della vita quotidiana e sportiva.

Per quanto concerne il mondo specificatamente sportivo, secondo Carling et al. (2005), l’utilizzo di codici notazionali avvenne dapprima negli sport di pallacanestro e di football, poi l’utilità di questo metodo venne riconosciuta anche dai tecnici degli altri sport.

Nel calcio ad esempio, la moderna match analysis risale al 1950 ad opera di Charles Reep, funzionario della Royal Air Force con la passione per la statistica (Pollard, 2002). Reep annotava ogni evento delle partite, convinto che ogni match potesse essere scomposto in tantissime unità più piccole. Gli eventi riportati sul suo block-notes facevano riferimento a passaggi, tiri in porta, tackle, cross e così via.

L’attuale video-match-analysis ha quindi semplicemente modificato e reso più rapido e facile un processo molto datato ovvero la notazione degli eventi, passando da una modalità manuale ad una basata sull’analisi del video e sull’utilizzo di sistemi informatici.

Usi e principi della match analysis

L’analisi del match può essere svolta sotto diversi punti di vista e con differenti metodologie. Ogni tipologia di analisi si contestualizza sempre all’interno del processo di studio delle due principali categorie di parametri della prestazione degli sport di situazione: i parametri fisico-fisiologici e quelli tecnico-tattico-strategici. Questi ultimi contengono in forma insita gli aspetti psicologici, comportamentali e relazionali.

parametri match analysis

Sulla base della tipologia di informazione che si ha bisogno di ottenere, i parametri della prestazione possono essere valutati secondo tre approcci distinti ma complementari tra loro:

  • Analisi Quantitativa: permette di misurare la quantità degli eventi che sono stati registrati durante l’analisi. In questo caso la valutazione non analizza le ragioni per le quali una certa situazione si verifichi, si annulli o si ripeta.
  • Analisi Qualitativa: questo tipo di approccio permette di comprendere il motivo e la modalità di svolgimenti degli eventi osservati.
  • Analisi Quanti-Qualitativa: è la combinazione delle due modalità precedenti di analisi che spesso risulta essere la più utilizzata.

La scelta dell’approccio da utilizzare è funzionale a ciò che si vuole analizzare della gara, ci saranno infatti dei parametri che richiedono un’analisi qualitativa ed altri una quantitativa.

Procedure operative della match analysis

La match analysis, nello specifico, può essere suddivisa in due procedure operative che spesso convergono e si uniscono:

  • La notational analysis (analisi notazionale) che si basa sulla registrazione di eventi, con lo scopo di avere un accurato e oggettivo riscontro di quello che è accaduto. Il fine è quello di estrarre, tra gli eventi osservati, quelli che vengono definiti da Hughes et al. (2002) indicatori di performance, ovvero una selezione e/o combinazione di azioni variabili aventi l’obiettivo di definire alcuni oppure tutti gli aspetti della prestazione.
  • La motion analysis (analisi del movimento) che si basa sul tasso di lavoro dei giocatori durante un match e si focalizza sulla registrazione di dati grezzi relativi all’attività o al movimento di un individuo, senza ricavarne valutazioni qualitative. Fa riferimento a dati dinamici, solitamente rilevabili, ad esempio, mediante una strumentazione adeguata (es. misura delle accelerazioni, velocità, tipologie di movimento etc).

procedure-operative-match-analysis

Finalità della match analysis

Le finalità per cui solitamente ci si avvale dell’utilizzo della match analysis sono diverse. Si va dall’osservazione e studio dei propri giocatori, allo studio degli avversari per la preparazione delle partite successive, o ancora dallo studio dei singoli allo studio dei movimenti di gruppo dei giocatori.

Non da ultimo l’analisi dei match e dei giocatori può essere utilizzata per lo scouting mirato all’acquisto dei giocatori o ancora può essere applicata per effettuare un’analisi degli infortuni. In ogni caso e per qualunque scopo si utilizzi la match analysis, è utile ricordare che il principale fine ultimo dello studio della prestazione è quello di estrapolare informazioni che siano utili durante la fase di allenamento.

È di fondamentale importanza ricordare sempre questo concetto perché l’essenza del processo di allenamento è proprio quella di produrre cambiamenti stabili ed osservabili nel comportamento dei giocatori (Huges et al., 2004), cambiamenti che possono quindi essere analizzati e guidati attraverso il processo di match analysis.

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Ciascun progetto di match analysis, al fine di modellizzare una realtà complessa quale quella di un match, si basa su un processo di osservazione sistematica reiterato nel tempo e reso il più possibile specifico rispetto a ciò che si vuole studiare. Cosa si intende esattamente con il termine “osservazione sistematica”? Si tratta di una metodologia abbastanza datata e consolidata che permette di osservare, registrare e quindi analizzare le interazioni esistenti in uno o più eventi.

Processo di osservazione

Il processo di osservazione richiede sicuramente particolare attenzione e, sebbene sembri semplice e di facile utilizzo, nasconde in realtà una serie di potenziali fonti di errore, una di queste ad esempio è la quantità di informazioni da ricercare.

Un alto numero di informazioni non risulterebbe gestibile e così per cercare di osservare tutto si finirebbe per non osservare specificatamente nulla (Kormelink et al., 1999), per questa ragione la selezione a priori degli eventi da ricercare gioca un ruolo fondamentale nella strutturazione di una corretta procedura di match analysis.

Oltre a fornire all’allenatore dei modelli facilmente interpretabili ed oggettivi del match, il processo osservazionale ha anche lo scopo di raccogliere un ricordo oggettivo di quanto accaduto durante il match.

Questo aspetto non è affatto trascurabile, perché già molti anni fa diversi studi hanno dimostrato che gli allenatori di calcio tendono a ricordare solo il 20-40% dei fattori chiave di un match (Franks et al., 1986; Franks et al., 1991).

I risultati di questi studi suggeriscono inoltre che gli allenatori esperti tendono a sviluppare delle strategie osservazionali che li inducono a trovare errori anche laddove non esistono (Franks et al., 1993; Hughes et al., 2004).

Analizzando questi presupposi è chiaro, dunque, che il processo di osservazione debba essere codificato e standardizzato e assolutamente non lasciato al caso o a discrezione personale. I parametri oggetto di studio devono essere stabiliti e codificati a priori per evitare che essi assumano la forma di variabili non confrontabili nel tempo e quindi inutili.

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