Evidence-based practice e allenamento

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Pasquale D'Antonio
Schema tattico su una lavagna da calcio con parole chiave come "teamwork", "tactic" e "plan", e una mano che indica il disegno. In basso, il testo "Evidence-Based Practice e Allenamento" con il logo di Scienze Motorie
29 luglio 2022

Evidence-based practice

In letteratura sono state presentate tre espressioni per descrivere l’origine della conoscenza su cui si basa la pratica: experience-based practice, science-based practice ed evidence-based practice, come ci suggerisce Ferdinando Cereda nell'articolo pubblicato a Marzo 2017 “Le basi metodologiche dell’EBP e la sua applicazione per le scienze motorie e sportive: l’approccio a sei livelli ”. (Cook, 2004; Koukoura & Hajiioannou, 2014; Krieger, Newman, Parse, & Phillips, 1994).

Queste sono riconducibili anche al modo in cui sono prese le decisioni nella metodologia dell’allenamento fisico:

  1. Experience-Based Practice: le decisioni metodologiche si basano sulle competenze che si acquisiscono sul campo e quasi esclusivamente basandosi sull’esperienza pratica da allenatore, preparatore, ex-atleta o sulla mera osservazione degli altri. Quest’approccio può essere viziato da considerazioni poco obiettive, da soluzioni adatte in passato ma che al momento dell’applicazione non lo sono più, da scelte utili per un contesto e non per un altro, da preconcetti e da scarsa comprensione del come, quando e perché si applica un tipo di allenamento. Tipico atteggiamento dei cosiddetti praticoni, ossia di chi esercita un mestiere, una professione, un'attività solo in virtù della pratica, senza un'adeguata preparazione teorica (www.dizionari.repubblica.it).
  2. Science-Based Practice: si fa affidamento solo ed esclusivamente alle evidenze scientifiche pubblicate su riviste internazionali. La debolezza sta nel rifiuto di integrare la scienza con la pratica, l’esperienza personale e le situazioni contestuali. In questo caso possiamo parlare di scientismo, l'atteggiamento intellettuale di chi ritiene unico sapere valido quello delle scienze fisiche e sperimentali, e svaluta ogni altra forma di sapere che non accetti i metodi propri di queste scienze (Treccani).
  3. Evidence-Based Practice: approccio complementare alle due metodologie presentate, l’EBP sfrutta le conoscenze derivanti sia dalla ricerca scientifica che dall’esperienza pratica. Infatti, in un ambito in continuo e rapido sviluppo, come quello dell’esercizio fisico, non è raro imbattersi in metodologie di allenamento che non sono ancora state approfondite a sufficienza in letteratura. In questo caso, occorre fare riferimento soprattutto alla propria esperienza personale sul campo, per decidere se utilizzare o meno tale metodologia. Al contrario, se le ricerche pubblicate hanno già analizzato a fondo tale protocollo, il metodo EBP suggerisce al professionista di affidarsi a quanto suggerito dagli studi (F. Cereda, 2017).

L'importanza della ricerca Scientifica

Ovviamente, leggere uno studio non basta, occorre valutarlo nell’insieme attraverso l’analisi della popolazione di riferimento, il tipo di protocollo applicato, i risultati, i dati, le considerazioni statistiche e soprattutto il livello di evidenza. Infatti, ogni studio scientifico fa parte delle tipologie indicate nella piramide delle evidenze, più in alto si trova nella piramide e più è attendibile. Si va dalla massima evidenza con le revisioni della letteratura scientifica che ci indicano lo stato dell’arte su un determinato argomento, agli studi sugli animali che rappresentano il livello più basso di evidenza. [caption id="attachment_58819" align="aligncenter" width="1086"]Piramide delle evidenze scientifiche La piramide delle evidenze scientifiche.[/caption]  

E quindi…

Quindi, solo attraverso un approccio EBP è possibile progredire e migliorare nella metodologia dell’allenamento fisico del calcio, applicando le evidenze scientifiche, mediate dalla propria esperienza e dal contesto di riferimento, senza mai farsi condizionare da mode, falsi miti oppure opinioni di esperti. Dunque, quando dobbiamo redigere un piano d’allenamento, potremmo fare i seguenti passaggi:
  1. Identificazione delle esigenze, degli obiettivi e dei problemi;
  2. Analisi della letteratura scientifica;
  3. Confronto con gli Sport Scientist in caso di dubbi;
  4. Confronto con i colleghi per un dibattito costruttivo;
  5. Analisi della propria esperienza;
  6. Analisi del contesto;
  7. Analisi dei mezzi a disposizione;
  8. Analisi dell’applicabilità in base alle esigenze e l’interazione con staff con cui si lavora.

In conclusione

Oggi è fondamentale l’alfabetizzazione scientifica dei professionisti delle Scienze Motorie. Ovvero la capacità di utilizzare conoscenze scientifiche, di identificare domande e di trarre conclusioni basate sui fatti, per comprendere il mondo della natura e i cambiamenti ad esso apportati dall’attività umana e aiutare a prendere decisioni al riguardo (OECD-Pisa). 

Nel momento in cui si passa all’applicazione, possono nascere diversi problemi (impraticabilità, mancanza di strumenti, imprevisti, ecc.). Ed è in questo momento che si concretizza la capacità del professionista che opera sul campo. 

Credo che la strada migliore sia quella di affidarsi ai suggerimenti forniti dalle evidenze scientifiche, che unite al proprio bagaglio esperienziale e culturale, permettono di ridurre le incertezze dei risultati. Infine, mi preme sottolineare come uno degli aspetti più importanti del mondo scientifico sia la capacità di auto-smentirsi e auto-confermarsi nel corso del tempo, in base a dati oggettivi e nuove pubblicazioni.

 

La scienza è il capitano, e la pratica sono i soldati. (Leonardo da Vinci) 

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