Matteo Bertucco

Matteo Bertucco si occupa principalmente di studi in controllo motorio, apprendimento motorio e neuromeccanica. Il suo approccio è quello di combinare principi di neuroscienze, ingegneristici e computazionali per comprendere le basi del movimento umano e come il sistema nervoso centrale controlla e apprende i movimenti. Attualmente le sue ricerche sono orientate a studiare le basi neurofisiologiche del controllo e apprendimento della postura e del cammino in età adulta ed evolutiva con particolare attenzione ai disordini del movimento in età pediatrica.

PERCORSO:
Matteo Bertucco ha iniziato il suo percorso nelle Scienze Motorie subito dopo essersi congedato dall’arma dei Carabinieri per intraprendere quello che era il primo corso all’Università di Verona nel 1999. Appassionato in particolare di tutti gli aspetti legati alla biomeccanica, ha fatto il percorso attraverso la triennale prima e la magistrale in attività motorie preventive e adattate poi.

Dopo questo periodo Matteo Bertucco si è reso conto di avere un forte interesse verso “quello che succede dal collo in su”, ovvero come il cervello coordina, organizza e controlla i movimenti e come vengono appresi. Da lì si è interessato alla ricerca ed è entrato a fare il dottorato sempre all’Università di Verona, facendo uno studio sul controllo motorio, nello specifico sulla mediazione tra precisione e velocità dei movimenti. Una passione per la ricerca che lo ha portato in seguito a lavorare molto anche all’estero, negli Stati Uniti.

Giacomo Catalani:
“Come è nata la tua esperienza negli Stati Uniti?”

Matteo Bertucco:
“Stavo per finire il mio dottorato e mi accorsi che nella mia zona non c’era molto spazio per sviluppare le mie competenze sul campo di mio interesse e, su consiglio anche della mia advisor del dottorato ho cercato di trovare un’occasione all’estero.

Così, cercando in alcuni siti in cui vengono inseriti dei “job posting”, trovai questo annuncio in cui si ricercavano dei collaboratori per il loro laboratorio alla University of Southern California. In particolare cercavano qualcuno che si occupasse di aspetti relativi alla modellazione di touchscreen per bambini con difficoltà motorie. Nello specifico qualcuno che conoscesse la mediazione tra velocità e movimenti perché quando interagisci con un touchscreen devi toccare i tasti in maniera appropriata.

Dopo alcuni contatti via email e una chiamata su skype sono stato invitato alcuni giorni negli Stati Uniti per visitare i laboratori e vedere come lavoravano per poi decidere se accettare la loro proposta. Dopo una settimana ho capito che quello che facevano mi piaceva e alla fine sono rimasto lì circa 6 anni.”

Giacomo Catalani:
“Quali sono i lati positivi e negativi di quello che hai vissuto in quegli anni?”

Matteo Bertucco:
“Ci ho vissuto 6 anni, ma professionalmente parlando è come ne avessi vissuti 15. All’inizio non avevo un grande background di ingegneria, di matematica e non avevo nessuna competenza in termini di programmazione. Quando mi fu chiesto se sapevo programmare, alla mi risposta negativa mi fu risposto “non preoccuparti, non è difficile”. Mi fu dato un libro e mi fu chiesto di imparare. Lì ho capito che dovevo darmi da fare e arrangiarmi, o imparavo come programmare o mi fermavo nel progetto. Quello fu un episodio a cui sono seguiti anni in cui ho dovuto sempre inseguire competenze che non avevo per poter dare il mio contributo al team con cui collaboravo.

Per me questi 6 anni sono stati veramente molto intensi proprio per questa necessità che ho avuto di formarmi in maniera continuativa anche su aspetti che probabilmente non avevo mai pensato di dover affrontare.”

Giacomo Catalani:
“Neuroscienze e Scienze Motorie, cosa hanno in comune?”

Matteo Bertucco:
“Quando uno studente o un appassionato di Scienze Motorie si approccia a questo mondo la prima cosa che gli viene in mente è l’allenamento e il miglioramento della performance. Nulla di sbagliato in questo ed è un modo sicuramente importante per poter impattare sulla vita degli atleti, ma anche delle persone sia dal punto di vista delle prestazioni che della salute.

Mi capita però spesso di sottolineare ad amici, colleghi o studenti l’importanza dello studio del controllo motorio. Imparare ad analizzare un movimento e come il cervello è in grado di impararlo non è semplice. Ci sono teorie importanti per dare spiegazione di questo. É un aspetto delle Scienze Motorie che secondo me è messo un po’ in sordina o perlomeno viene poco enfatizzato dagli studenti.

Il controllo e l’apprendimento motorio sono temi molto importanti per gli atleti, perché l’osservazione della situazione, l’anticipazione del movimento, eseguire i movimenti in maniera coordinata per renderli più economici, sono tutti aspetti determinanti che hanno alla base l’aspetto neuronale dell’organismo. Per questo sono convinto che queste tematiche debbano necessariamente entrare a far parte del bagaglio di competenze dei laureati in Scienze Motorie in maniera più decisiva.

Esistono molte situazioni in cui è necessario aiutare le persone a migliorare o a far apprendere vecchie e nuove abilità motorie e in questo senso c’è un solo professionista in grado di fare questo con la consapevolezza necessaria ed è lo scienziato motorio. Anche all’interno di team di ricerca di grande livello, le competenze specifiche di chi ha fatto un percorso importante nelle Scienze Motorie, sono spesso un valore aggiunto che può fare la differenza.”

Giacomo Catalani:
“Hai avuto mentori che ti hanno guidato?”

Matteo Bertucco:
“Oltre a citare i miei genitori, professionalmente non posso non citare due persone che mi hanno formato scientificamente e culturalmente: una è la Prof.ssa Cesari che è stata la mia Phd advisor e con la quale collaboro anche attualmente. Lei mi ha trasmesso la passione per fare ricerca, per farsi le domande e a non smettere mai di essere curiosi.

L’altra è il mio advisor alla University of South California, il professor Sanger che mi ha formato molto dal punto di vista tecnico e per la capacità di vedere e analizzare i dati in maniera appropriata.”

Giacomo Catalani:
“Che suggerimento puoi dare a chi dalle Scienze Motorie vuole avvicinarsi al mondo delle neuroscienze?”

Matteo Bertucco:
“Il primo che posso dare è senz’altro quello di leggere tanto. Può sembrare banale, ma è così. Bisogna studiare e di sicuro costruirsi la possibilità di farlo sui testi inglesi, quindi imparare quella lingua è fondamentale.

Credo sia importante avere una visione sempre critica su quello che si fa e anche su quello su cui si studia. Farsi sempre delle domande è un approccio che certamente porta con sé tanti vantaggi a lungo a termine.

Mi sento di suggerire fortemente alle nuove generazioni di dare attenzione tanto alla fase a quello che accade dal collo in giù quanto a quello che accade sopra. La prestazione fisica e la parte neuroscientifica devono andare di pari passo perché è proprio in questa congiunzione di competenze che secondo me può trovare spazio oggi e nel futuro il laureato in Scienze Motorie.”

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