Il percorso fisioterapico per una tendinopatia della cuffia dei rotatori si chiude spesso con una frase che, in palestra, apre più domande che risposte: "Ora puoi tornare ad allenarti normalmente". Per chi si occupa di forza, "normalmente" include quasi sempre lento avanti, spinte con manubri, push press, panca inclinata. Sono spesso i gesti che la persona teme di più.
Questo articolo non propone un protocollo riabilitativo. Descrive un modo di ragionare per il professionista del movimento che riceve una persona dimessa dal fisioterapista e deve decidere quando e come reintrodurre le spinte sopra la testa, sempre in accordo con il fisioterapista o il medico che l'ha seguita.
Il punto di partenza: che cosa chiedere a chi ha seguito il percorso
Prima di programmare, conviene ottenere alcune informazioni dal fisioterapista, con il consenso della persona:
- quali esercizi sono stati eseguiti nell'ultima fase e con quali carichi indicativi;
- quali gesti sono stati esplicitamente sconsigliati o rimandati;
- quale risposta al dolore è stata considerata accettabile durante e dopo il carico;
- se esistono limitazioni di articolarità residue o asimmetrie rilevanti;
- se sono previsti controlli successivi.
Si evita così sia di ripartire da zero sia di ripartire dal carico pre-infortunio.

Chepeha e colleghi, 2025, PloS one 20(7):e0328728, n=127, stessa tabella, VAS 0–10. Medie a baseline: riposo 2,9 (intervallo al 95% 2,5–3,3), notte 4,3 (3,9–4,8), attività 5,7 (5,3–6,2). Non è una soglia di dolore accettabile e non è un via libera alle spinte sopra la testa.
Criteri di prontezza: una lista ragionata, non una soglia
In letteratura e nella pratica clinica si trovano diversi criteri proposti per il ritorno ai gesti overhead. Valori numerici precisi (per esempio rapporti di forza tra rotatori esterni e interni, o percentuali di simmetria tra i lati) non sono universali e vanno concordati con il fisioterapista. Qui proponiamo criteri qualitativi che il professionista può osservare in sala.
1. Articolarità in elevazione disponibile e senza compensi
La persona dovrebbe raggiungere la posizione di fine spinta (braccio sopra la testa, gomito esteso) senza iperestendere la colonna lombare, senza elevare in modo marcato la spalla verso l'orecchio e senza dolore. Se la posizione si raggiunge solo con compensi, caricarla con un bilanciere significa caricare il compenso.
2. Tolleranza ai carichi già consolidati
Gli esercizi dell'ultima fase fisioterapica (rotazioni esterne con elastico o cavo, elevazioni nel piano scapolare, isometrie) dovrebbero essere eseguiti con regolarità da alcune settimane con una risposta stabile. La durata minima di questa fase dipende dal caso.
3. Risposta al dolore prevedibile
Molti percorsi utilizzano un monitoraggio del dolore su scala numerica, in cui un dolore lieve durante l'esercizio può essere considerato accettabile se si risolve rapidamente e non peggiora il giorno successivo. La soglia esatta va concordata con il fisioterapista. Il criterio pratico è la prevedibilità: la persona sa come reagirà la spalla dopo una seduta.
4. Controllo scapolare sotto fatica
Non basta che il gesto sia corretto alla prima ripetizione. È utile osservare se il controllo della scapola e del tronco si mantiene nelle ultime ripetizioni di una serie, quando la fatica emerge.
5. Assenza di dolore notturno o a riposo
La comparsa o la ricomparsa di dolore notturno o a riposo è un segnale che va riferito al fisioterapista o al medico prima di procedere.
Una progressione possibile delle spinte
La sequenza seguente è un esempio di logica, non una prescrizione. Ogni passaggio avviene solo se la risposta alla fase precedente è stabile.
Fase A: spinte sotto la linea delle spalle
- piegamenti sulle braccia inclinati, poi a terra;
- panca piana con manubri in presa neutra;
- landmine press a una mano, che consente una spinta inclinata senza arrivare alla verticale.
La landmine press è spesso usata come ponte perché permette di avvicinarsi all'elevazione con un angolo inferiore e un percorso guidato.
Fase B: spinte inclinate e verticali parziali
- panca inclinata con manubri, aumentando gradualmente l'inclinazione;
- spinta con manubri da seduti con schienale, inizialmente con un'escursione non completa;
- spinte a un braccio in ginocchio (half-kneeling), utili per limitare i compensi lombari.
Fase C: spinta verticale completa
- lento avanti con manubri in piedi, con carichi moderati;
- lento avanti con bilanciere, se previsto dagli obiettivi della persona;
- solo successivamente gesti balistici come push press o slanci, se pertinenti.
Variabili da modulare
- Prima il volume, poi il carico: aumentare serie e ripetizioni a carico moderato prima di avvicinarsi a carichi elevati.
- Tempo sotto tensione controllato: fasi eccentriche lente all'inizio, poi gradualmente più naturali.
- Frequenza: distribuire le spinte overhead su più sedute con volumi contenuti, invece di concentrarle in una sola seduta intensa.
- Riserva di ripetizioni: lasciare alcune ripetizioni in riserva nelle prime settimane.
Il lavoro complementare non va abbandonato
Uno degli errori più frequenti è sospendere gli esercizi del percorso fisioterapico appena si torna alle spinte "vere". Rotazioni esterne, lavoro per il trapezio inferiore e il dentato anteriore, trazioni e rematori bilanciano il volume di spinta e mantengono la capacità di carico dei tessuti. Non esiste un rapporto ideale tra volume di tirata e di spinta valido per tutti; nella pratica si tende a non lasciare che la spinta prevalga.
Segnali per fermarsi e ricontattare il fisioterapista
- dolore che aumenta da una seduta all'altra;
- dolore che persiste il giorno successivo più di quanto concordato;
- comparsa di dolore notturno;
- perdita di articolarità o di forza;
- sensazione di instabilità, formicolii o sintomi che si irradiano lungo il braccio.
In questi casi la progressione si interrompe e la persona viene reindirizzata al fisioterapista o al medico. Non spetta al professionista del movimento interpretare la causa.
Takeaways
- La reintroduzione delle spinte overhead è una fase di transizione da concordare con il fisioterapista.
- I criteri pratici sono articolarità senza compensi, tolleranza ai carichi già consolidati, risposta al dolore prevedibile e controllo sotto fatica.
- La landmine press e le spinte inclinate possono fare da ponte verso la verticale.
- Si aumenta prima il volume, poi il carico; i gesti balistici arrivano per ultimi.
- Gli esercizi complementari del percorso fisioterapico restano nella scheda.
FAQ
Dopo quanto tempo posso tornare al lento avanti con bilanciere?
Non esiste un tempo valido per tutti. Dipende dal decorso, dai criteri raggiunti e dalle indicazioni del fisioterapista.
Un lieve fastidio durante le spinte è sempre un problema?
Non necessariamente, ma la soglia accettabile va definita con il fisioterapista. Conta soprattutto come si comporta la spalla nelle ore e nel giorno successivi.
Posso sostituire per sempre le spinte verticali con quelle inclinate?
Dipende dagli obiettivi. Per chi non ha esigenze sportive specifiche, le spinte inclinate possono essere sufficienti. Per atleti di sport overhead o di sollevamento, la spinta verticale è spesso un obiettivo specifico.
Disclaimer
Questo contenuto ha finalità esclusivamente educative e divulgative. Non costituisce prescrizione riabilitativa né sostituisce la valutazione del medico o del fisioterapista. La reintroduzione dei carichi dopo una tendinopatia della cuffia dei rotatori va concordata con il professionista sanitario che ha seguito la persona. In caso di peggioramento dei sintomi, dolore notturno o perdita di forza, sospendere la progressione e rivolgersi al medico o al fisioterapista.
