Il riscaldamento pre-gara nel calcio: breve, specifico e orientato alla prestazione

Scienze Motorie Dipartimento Calcio

Direttore Scientifico Dott. Mattia Giacobone, Vice-Direttore Dott. Pablo Lischetti

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Emanuele Vassalli
Breve, specifico e orientato alla prestazione Il riscaldamento pre-gara nel calcio
01 aprile 2026

Introduzione

Il riscaldamento come primo atto della prestazione Il riscaldamento pre-gara rappresenta una fase fondamentale, in grado di influenzare in maniera positiva o negativa l’andamento della partita. Non è semplicemente un momento di attivazione fisica, ma il primo vero atto della prestazione, quello in cui il giocatore inizia a entrare nel clima gara e a prepararsi mentalmente e fisicamente alle richieste del match. Considerarlo una routine standardizzata, uguale per ogni contesto e ogni partita, significa sottovalutarne l’impatto sulla performance. Allo stesso tempo, è importante sottolineare come il riscaldamento debba mantenere una struttura riconoscibile e stabile. Una routine eccessivamente variabile può infatti generare un carico cognitivo negativo, aumentando l’incertezza e riducendo il senso di controllo del giocatore. La ripetibilità del warm-up rappresenta un elemento di sicurezza psicologica: il giocatore sa cosa aspettarsi, riconosce le fasi e può concentrarsi esclusivamente sulla gara. L’obiettivo non è quindi cambiare il riscaldamento ogni volta, ma adattare piccoli dettagli all’interno di una struttura consolidata. Negli ultimi anni, la letteratura scientifica ha mostrato come l’efficacia del warm-up dipenda dalla sua struttura, durata e specificità, e non dalla quantità di lavoro svolto. In quest’ottica, il riscaldamento diventa un processo prestativo, non un rituale ripetuto in modo automatico.

Basi fisiologiche del riscaldamento

Perché il warm-up funziona (e quando non funziona) Le evidenze scientifiche indicano chiaramente che il warm-up non è universalmente benefico, ma che la sua efficacia dipende dal corretto equilibrio tra attivazione e affaticamento. Il principale meccanismo attraverso cui il riscaldamento influisce sulla prestazione è l’aumento della temperatura muscolare, che determina una serie di adattamenti positivi:
  • aumento della velocità di conduzione nervosa
  • miglioramento della rapidità di sviluppo della forza
  • incremento della potenza nei gesti ad alta velocità
  • riduzione della rigidità muscolo-tendinea
  • miglior coordinazione inter- e intramuscolare
Questi benefici risultano particolarmente rilevanti per il calcio, sport caratterizzato da sprint, frenate, cambi di direzione e azioni esplosive ripetute. Il warm-up contribuisce inoltre a migliorare la prontezza neuromuscolare, la percezione del movimento e il livello di attenzione, favorendo una migliore qualità delle prime azioni di gara. Tuttavia, l’aumento della temperatura muscolare comporta anche un costo fisiologico. Warm-up troppo lunghi o eccessivamente intensi possono aumentare lo stress termico e la percezione dello sforzo, anticipando l’insorgenza della fatica pre-competitiva. Per questo motivo, il warm-up deve essere visto come un mezzo per preparare la prestazione, non come una fase di allenamento anticipata.

Quanto scaldarsi nel calcio

Durata, intensità e specificità Uno degli aspetti più dibattuti riguarda la durata ottimale del riscaldamento. Studi sperimentali condotti su calciatori mostrano come circa 10–15 minuti di warm-up attivo siano sufficienti per raggiungere il plateau della temperatura muscolare e delle risposte neuromuscolari. Warm-up più lunghi non determinano miglioramenti aggiuntivi nella performance di sprint o nella repeated sprint ability, ma risultano associati a una maggiore frequenza cardiaca e a un aumento della percezione dello sforzo. Secondo la letteratura, un riscaldamento pre-gara efficace dovrebbe includere:
  • una breve attivazione aerobica progressiva
  • esercizi di mobilità dinamica funzionale
  • attivazione neuromuscolare delle principali catene muscolari
  • stimoli ad alta intensità (accelerazioni, cambi di passo, sprint controllati)
  • una progressiva introduzione di elementi specifici del gioco
In altre parole, scaldarsi di più non significa scaldarsi meglio. Nel calcio, un warm-up breve ma specifico risulta più efficace nel preparare le richieste ad alta intensità della gara, consentendo al giocatore di arrivare al calcio d’inizio con un livello di attivazione elevato, ma senza segni di affaticamento precoce.

La fase di transizione

Il warm-up non finisce con l’attivazione Un aspetto spesso sottovalutato riguarda la fase di transizione tra il termine del riscaldamento attivo e l’inizio della gara. Le evidenze mostrano come la temperatura muscolare inizi a diminuire immediatamente dopo la cessazione dell’attività, con cali significativi già entro 10–20 minuti, soprattutto in presenza di attese prolungate. Oltre all’utilizzo di giacche o indumenti termici, è fondamentale evitare una completa inattività. Strategie semplici ma efficaci includono:
  • rimanere in piedi e non seduti appena rientrati negli spogliatoi
  • piccoli movimenti dinamici a bassa intensità
  • brevi esercizi di mobilità o attivazione leggera
Queste accortezze consentono di mantenere un livello minimo di attivazione senza introdurre fatica, preservando i benefici del warm-up fino al calcio d’inizio. Questo aspetto è particolarmente rilevante nel calcio, dove le prime azioni di gara sono spesso caratterizzate da alta intensità e dove una quota significativa di infortuni avviene nei primi minuti.

Un modello pratico di riscaldamento pre-gara nel calcio

Dalla teoria al campo (esperienza personale) Alla luce delle evidenze scientifiche e dell’esperienza sul campo, il riscaldamento pre-gara dovrebbe essere breve, completo e progressivo, capace di integrare aspetti fisici, neuromuscolari, tecnici e cognitivi. Il modello proposto rappresenta una esperienza personale, costruita nel tempo e adattabile alle esigenze dell’allenatore e della squadra, mantenendo però una struttura stabile. Il riscaldamento si sviluppa in circa 18 minuti complessivi. La prima fase prevede 2 minuti liberi  concessi ai giocatori. Questo momento permette a ciascun atleta di entrare gradualmente nel clima gara, muovendosi secondo le proprie sensazioni e iniziando la transizione mentale verso la competizione. Successivamente, i giocatori vengono richiamati in cerchio per una breve fase di allungamento muscolare, seguita da una attivazione neuromuscolare con miniband e a corpo libero. Esercizi come air squat, affondi posteriori, jump controllati, good morning e sollevamenti sulle punte dei piedi vengono utilizzati per attivare le principali catene muscolari e preparare il sistema neuromuscolare ai carichi della gara. Segue una fase di mobilità dinamica per la parte inferiore del corpo, svolta attraverso andature con uscita e rientro, mantenendo continuità e fluidità nel lavoro. La palla viene poi introdotta con una fase di trasmissione associata a brevi allunghi della durata di circa 45 secondi, che termina con un cambio di passo libero per aumentare il ritmo. Dopo un breve recupero, all’interno di un rettangolo di 30 × 25 metri, viene proposto un possesso palla della durata di 1 minuto, strutturato come 5 vs 5 oppure con jolly o giocatori aggiuntivi, in funzione delle richieste della partita e delle indicazioni dell’allenatore. Prima della conclusione del riscaldamento viene inserita una fase di rapidità, con skip brevi e uscite progressive fino a coprire circa 30 metri, con l’obiettivo di attivare in maniera specifica la catena posteriore e gli hamstring. Il riscaldamento termina con una sessione di tiri o lanci, modulata in base al ruolo e alle richieste della partita. Al termine, entro 20 minuti, i giocatori rientrano negli spogliatoi pronti a sostenere lo sforzo gara, con un livello di attivazione elevato ma senza affaticamento. Riattivazione tra primo e secondo tempo Un momento altrettanto cruciale è rappresentato dalla fase di rientro in campo tra primo e secondo tempo. Nei circa 4 minuti precedenti alla ripresa, viene proposta una breve riattivazione basata su andature dinamiche e skip progressivi, con l’obiettivo di ripristinare la temperatura muscolare e la prontezza neuromuscolare prima del calcio d’inizio del secondo tempo.

Discussione applicativa

Attivare senza affaticare Questo modello di riscaldamento riflette un principio chiave: attivare senza affaticare. Il warm-up non deve trasformarsi in una seduta di allenamento anticipata, ma deve creare le condizioni ottimali per esprimere subito la prestazione. La centralità del giocatore, la progressività degli stimoli e l’integrazione tra componente fisica, tecnica e cognitiva rappresentano elementi fondamentali per un riscaldamento efficace e sostenibile.

Conclusioni

Il riscaldamento come processo, non come rituale Il riscaldamento pre-gara nel calcio deve essere concepito come un processo prestativo continuo, che inizia con l’attivazione, prosegue con la gestione della transizione e si completa con l’ingresso in gara e la riattivazione del secondo tempo. Un warm-up breve, specifico e ben strutturato consente di massimizzare la prontezza neuromuscolare, ridurre il rischio di fatica precoce e favorire una migliore espressione della prestazione.

Bibliografia

  • Bishop, D. (2003). Warm-up I: Potential mechanisms and the effects of passive warm-up on exercise performance. Sports Medicine.
  • McGowan, C. J., Pyne, D. B., Thompson, K. G., & Rattray, B. (2015). Warm-up strategies for sport and exercise: mechanisms and applications. Sports Medicine.
  • van den Tillaar, R., & von Heimburg, E. (2016). Comparison of two warm-up protocols on repeated sprint performance in soccer players. Journal of Strength and Conditioning Research.
  • Cowper, C., et al. (2022). The impact of passive heat maintenance strategies on exercise performance: a systematic review and meta-analysis. BMC Sports Science, Medicine and Rehabilitation. 
 

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