Il freezing della marcia è uno dei sintomi più invalidanti per molte persone con malattia di Parkinson. La persona descrive spesso la sensazione di avere i piedi "incollati al pavimento": vuole camminare, ma il passo non parte o si interrompe. Il fenomeno è associato al rischio di caduta e a una forte riduzione della fiducia nel muoversi.
In palestra il chinesiologo può proporre strategie basate sui cue esterni, segnali visivi, uditivi o tattili che aiutano ad avviare e mantenere il passo. È però importante sapere dove finisce il ruolo motorio e dove inizia quello clinico. Questo articolo prova a tracciare entrambi i confini.
Che cos'è il freezing e quando compare
Il freezing è un episodio transitorio in cui la progressione del cammino si arresta o si riduce in modo marcato nonostante l'intenzione di camminare. Situazioni tipiche in cui compare:
- avvio del cammino;
- cambi di direzione e giri sul posto;
- passaggi stretti, come porte e corridoi;
- avvicinamento a una meta, ad esempio una sedia;
- doppio compito, quando la persona parla o porta un oggetto mentre cammina;
- situazioni di fretta, ansia o ambienti affollati.
Il freezing può presentarsi in fase OFF, ma anche, in alcune persone, in fase ON. Questa distinzione ha implicazioni cliniche importanti e va definita dal neurologo. I meccanismi alla base del fenomeno sono oggetto di ricerca e non se ne propone qui una sintesi precisa.
I cue esterni: principio e categorie

Spildooren e colleghi, 2010, in off. Freezing nel 37,5% delle prove di svolta a 180° e nello 0% del cammino in rettilineo. Non è l'effetto di un cue e non vale per ogni persona. Il neurologo resta il limite clinico.
L'idea alla base dei cue è spostare il controllo del cammino da una modalità automatica, compromessa nella malattia, a una modalità più guidata dall'attenzione e da riferimenti esterni.
Cue visivi
- Linee orizzontali a terra (nastro adesivo) a distanza regolare.
- Un riferimento su cui "puntare" il primo passo.
- Strumenti che proiettano una linea davanti ai piedi, quando disponibili.
Cue uditivi
- Metronomo o musica con ritmo regolare.
- Conteggio a voce dell'operatore o della persona stessa.
Il ritmo scelto va individualizzato: non esiste una frequenza valida per tutti.
Cue attentivi e cognitivi
- Istruzioni semplici e focalizzate, come "passo lungo" o "tallone a terra".
- Strategie di avvio: spostare il peso lateralmente prima di partire, immaginare di scavalcare un ostacolo.
Cue tattili
- Leggero tocco ritmico, ad esempio sulla spalla, o dispositivi vibranti, se previsti dal percorso clinico.
Come lavorare in palestra
Valutare prima di proporre
Prima di inserire i cue conviene osservare quando compare il freezing nella singola persona: all'avvio, nei giri, nelle porte? Chiedere anche al caregiver, perché in palestra il fenomeno può non presentarsi. Una breve descrizione scritta delle situazioni critiche orienta tutto il lavoro successivo.
Scegliere uno o due cue efficaci per quella persona
Non tutti i cue funzionano allo stesso modo per tutti. Conviene provarne alcuni e chiedere un riscontro diretto: "Con quale si sente più sicuro?". Proporre troppi segnali insieme rischia di aumentare il carico cognitivo e peggiorare la situazione.
Allenare nelle situazioni critiche
L'efficacia di un cue in un rettilineo vuoto della palestra non garantisce che funzioni sulla soglia di casa. Una progressione ragionevole:
- Cammino in rettilineo con cue, in ambiente tranquillo.
- Avvii e arresti ripetuti con la strategia scelta.
- Giri ampi, poi più stretti, preferendo inizialmente giri ad arco piuttosto che sul posto.
- Passaggi stretti simulati con coni o paraventi.
- Doppio compito leggero, solo quando le fasi precedenti sono sicure.
- Riduzione progressiva del cue esterno, per esempio passando dalle linee a terra al conteggio interno.
Sicurezza durante il lavoro
- Operatore sempre vicino, sul lato più a rischio, senza ostacolare il passo.
- Percorsi liberi da ostacoli non previsti.
- Calzature chiuse e stabili.
- Lavoro preferibilmente in fase ON, salvo diversa indicazione dell'équipe.
- Uso di ausili solo se già prescritti e conosciuti dalla persona.
Trasferire le strategie nella vita quotidiana
Il valore dei cue si misura fuori dalla palestra. Alcune indicazioni utili:
- Concordare con la persona e il caregiver una o due frasi chiave da usare a casa.
- Individuare i punti critici dell'abitazione e discutere strategie semplici, senza sostituirsi al terapista occupazionale o al fisioterapista quando l'intervento sull'ambiente è complesso.
- Ricordare che il caregiver non deve tirare la persona durante un blocco: è meglio fermarsi, ridurre la fretta e riavviare con la strategia concordata.
I limiti del ruolo motorio
Il chinesiologo può allenare strategie e capacità motorie, ma alcuni aspetti esulano dalle sue competenze:
- Non valuta né modifica la terapia, anche se il freezing sembra legato agli orari dei farmaci.
- Non distingue clinicamente tra freezing in OFF e in ON: è un compito del neurologo.
- Non prescrive ausili o dispositivi: la scelta spetta all'équipe sanitaria.
- Non promette risultati: l'efficacia dei cue varia molto tra le persone e nel tempo.
Collaborare con il fisioterapista che segue la persona permette di dare continuità alle strategie ed evitare indicazioni contraddittorie.
Quando inviare al medico
Invitare la persona a contattare il neurologo o il medico curante se:
- il freezing compare per la prima volta o diventa più frequente;
- si verificano cadute, soprattutto se associate ai blocchi;
- il freezing compare anche nelle fasi in cui la persona si sente in ON;
- cambiano le fluttuazioni motorie o compaiono nuovi sintomi;
- la persona riduce le uscite o l'attività quotidiana per paura di bloccarsi.
Takeaways
- Il freezing è transitorio, situazionale e associato al rischio di caduta.
- I cue esterni (visivi, uditivi, attentivi, tattili) possono aiutare ad avviare e mantenere il passo.
- La scelta del cue è individuale: meglio pochi segnali efficaci che molti.
- L'allenamento deve avvicinarsi alle situazioni critiche reali.
- Terapia, distinzione clinica del freezing e ausili sono competenze sanitarie.
FAQ
Il metronomo funziona per tutti?
No. Alcune persone ne traggono beneficio, altre preferiscono cue visivi o attentivi. Va provato e personalizzato.
Bisogna sempre togliere il cue alla fine del percorso?
L'obiettivo è ridurre la dipendenza dal segnale esterno quando possibile, ma per alcune persone un cue stabile resta la strategia più sicura.
Cosa fare se la persona si blocca durante l'esercizio?
Fermarsi, rassicurare, evitare di tirarla e riavviare con la strategia concordata. Se il blocco si associa a perdita di equilibrio, sospendere l'esercizio.
Disclaimer
Questo contenuto ha finalità esclusivamente educative e divulgative per professionisti del movimento. Non costituisce prescrizione medica né riabilitativa e non sostituisce la valutazione del neurologo, del medico curante o del fisioterapista. Ogni decisione su terapia, ausili e dispositivi spetta ai professionisti sanitari.
