Pietro Enrico di Prampero, laureato in Medicina alla Facoltà di Milano è medico specialista nella medicina dello sport e fisiologo dell’esercizio.

PERCORSO:
Pietro Enrico di Prampero ha iniziato il percorso di studi alla fine degli anni ’50, primi anni ’60, e già da studente ha iniziato a lavorare all’Istituto di Fisiologia dell’Università di Milano, che al tempo era diretto da Rodolfo Margaria, un grande fisiologo italiano soprattutto nel campo dell’energetica, del lavoro muscolare e del sistema cardiocircolatorio.

Di Prampero dunque è uno dei primi specialisti in Italia per quanto riguarda la medicina dello sport. Nel ’65 si sposta a Gottinga, in Germania, all’Istituto Max Planc per la medicina sperimentale, per poi tornare in Italia dopo circa due anni e ripartire per andare questa volta a Buffalo (New York), in uno degli istituti più importanti di fisiologia respiratoria. Tornato in Italia a Milano nel ’79, si trasferisce con Paolo Celetelli, amico e collega, alla Facoltà di Medicina all’Università di Ginevra in Svizzera dove rimane fino al 1986-87, anno accademico in cui è stata fondata la Facoltà di Medicina dell’Università di Udine, di cui Di Prampero è stato uno dei primi sei professori.

A quel punto, Friuliano di origine, torna appunto a lavorare in Italia. Alla fine degli anni ’90, sempre all’Università di Udine viene attivato il corso di laurea in Scienze Motorie, che mentre per tutte le Facoltà di ISEF il passaggio a Scienze Motorie è stata una cosa naturale, in Friuli-Venezia-Giulia non esisteva ancora una Facoltà di Isef quindi è stata dovuta creare una facoltà ex novo. Nel 2010 all’età di 70 anni Di Prampero va in pensione.

Giacomo Catalani:
“Cos’è per te la ricerca scientifica?”

Pietro Enrico di Prampero:

“Questa è una domanda estremamente bella, grazie Giacomo. Intanto vediamo un pochino come nasce una teoria scientifica e facciamo un esempio molto semplice, quello del volo a propulsione umana che è vecchio come il mondo. La prima cosa che tutti noi a scuola ci insegnano è il mito di Dedalo e Icaro

L’idea di Dedalo di costruire delle ali mutuandole dalla natura è un’idea scientifica, si può verificare sperimentalmente. Ecco quindi il modello di un’idea scientifica che nasce dalla fantasia. La fantasia fa venir voglia di volare, l’idea è di costruire delle ali simili a quelle che la natura ha costruito per gli animali volanti. Ci verranno oltre duemila anni per dimostrare che per volare con le sue forze l’uomo non può imitare gli uccelli ma dovrà utilizzare muscoli molto più forti e delle strutture ben diversi dal punto di vista aerodinamico di quanto non siano gli uccelli e questo porterà poi nel 1979 alla traversata della manica su un aereo mosso esclusivamente dalla forza dei muscoli di quello che era al contempo pilota e motore e più recentemente negli anni 80 alla traversata del mare egeo, dall’isola di Creta alla madrepatria greca, imitando quindi il volo di Icaro e di Dedalo.

Ma qual’è quindi lo scopo del ricercatore? Lo scopo da ricercatore è di strutturare questa idea scientifica in un linguaggio pubblico che sia comprensibile a chiunque abbia tempo, energia e sia intelligente per capirlo e di applicarlo alla pratica quotidiana. Non solo, ribadendo i dati ottenuti dalla pratica quotidiana e o dalla sperimentazione ad hoc si può modificare, migliorare e superare questa idea arrivando a delle formulazioni e a delle teorie più corrette”

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