Luca Deidda, uno dei più autorevoli professionisti nel panorama delle Scienze Motorie e dell’Osteopatia in Italia.

Giacomo:
“Quale è stato il tuo percorso?”

Luca Deidda:

“Il filo conduttore della mia vita è da sempre stato la passione.
In seguito ad un grave infortunio, mi sono dovuto arrendere all’evidenza che il mio grande amore, “il calcio”, sarebbe rimasto per sempre solo un sogno. Grazie all’abnegazione e alla caparbietà che mi contraddistinguono ho ripreso gli studi, convinto che come nel calcio, sarei riuscito a raggiungere i massimi livelli.

Mi sono prefissato fin dal principio obiettivi ambiziosi, spinto dalla convinzione che “volere è potere”.
Prima del mio trentesimo compleanno avevo già conseguito la laurea in ambito sportivo e riabilitativo, la specialità, diversi corsi di formazione e iniziato il mio percorso in medicina osteopatica.
Ma la mia fame di sapere non si placava: la mia duplice condizione come allievo ai corsi che frequentavo e come docente a quelli che tenevo presso l’Università, mi inducevano a non smettere di studiare.

Crescendo, il desiderio di primeggiare come riscatto dal fallimento calcistico ha lentamente lasciato lo spazio all’amore per la conoscenza finalizzata all’insegnamento Dentro di me si è fatto strada il desiderio di cambiare le regole dell’insegnamento: scontrandomi con la cruda realtà che mi ha fatto comprendere quanto fosse impossibile raggiungere tale obiettivo in ambito universitario, ho deciso di creare un mio istituto circondandomi di tutti quegli allievi, ora diventati professionisti, che hanno creduto in me, nei miei metodi e nei miei insegnamenti “di vita”.

L’obiettivo del nostro Istituto è raggiungere una formazione sanitaria di massimo livello nell’ambito delle discipline riabilitative, delle scienze motorie e dell’osteopatia. Mettiamo al centro la didattica e la passione per l’insegnamento, rivolta allo studente e al professionista che credano fermamente nella formazione continuativa, non solo per le maggiori richieste normative di aggiornamento, bensì per mantenere elevati standard di qualità verso i propri pazienti.

Nonostante l’impegno profuso verso l’Istituto nella mia vita continuano a trovare posto le mie grandi passioni: lo sport, la musica e la famiglia.”

Giacomo:
“Mi farebbe piacere avere il tuo feedback in merito quello che era l’idea prima di partire è quella che è stata la tua percezione…”

Luca Deidda:

“Come sempre grazie di avermi invitato ed averci dato questa possibilità, non solo a me ma anche alla mia famiglia. L’aspettativa di questo viaggio era principalmente capire che cosa si trovasse su se stessi nel momento in cui qualcuno avesse in qualche modo veicolato questa energia vitale, questo Qi.

È stata un’esperienza forte, nel senso che l’aspettativa è stata raggiunta in pieno. Lo scopo per me di questo lungo viaggio era questo sostanzialmente: quando dopo tanti anni di lavoro di studio nel comprendere la materia riduzionista della nostra medicina, che non tiene conto, pur parlando sempre di profilassi, dell’aspetto spirituale, entrare in quella terra che ha secoli e secoli di esperienza sulla spiritualità e su quello che è la complessità dell’analisi olistica è qualcosa di veramente meraviglioso.

L’abbiamo fatto con una persona decisamente capace, nel senso che io ho ricevuto questo trattamento e ho percepito cose che prima non ho mai percepito e quindi sicuramente è stata un’esperienza strapositiva.”

Giacomo:
“Da ricercatore cosa ti ha lasciato questa esperienza??”

Luca Deidda:

“Questa è una based evidence practice, nel senso che tu senti questa energia su di te praticamente. In genere tutte le ricerche evidence based passano attraverso prima la pratica, la formulazione di una teoria e poi identificazione di una legge che diventa un algoritmo matematico e alla fine abbiamo trovato scientificamente il problema.

Trovo che sia riduzionista se noi volessimo fare questa cosa anche in Cina, nel senso che non è proprio possibile. Ci sono troppi ostacoli, c’è per esempio la lingua che è un ostacolo enorme. Loro non parlano inglese e è decisamente difficile colloquiare e poter far capire perché l’interazione della comprensione passa attraverso la frase.

Ci dovrebbe essere un reciproco interesse nel comprendere in pieno i metodi e le profilassi ma se per noi c’è interesse nello scoprire il mondo della medicina tradizionale cinese, lo stesso non vale per loro. È comprensibile, in fondo loro vivono in una comunità di due miliardi di persone su 7 miliardi che sono nel mondo quindi loro si sentono forti della loro cultura giustamente o forse non sanno che c’è anche della bellezza nella nostra cultura, quindi l’interscambio è molto difficile.”

Giacomo:
“Tutti quelli che sono stati qui hanno vissuto un’esperienza simile, cosa ne pensi??”

Luca Deidda:

“La scienza passa attraverso metodi induttivi e metodo deduttivo. Il primo è un metodo che passa dal complesso per arrivare al particolare, dal generale al particolare. Questa è la nostra ricerca che una ricerca purtroppo riduzionista, la ricerca complessista è una ricerca induttiva quindi non è quantitativa, è soggettiva. Questo approccio è quello di tutte le discipline olistiche, purtroppo nella scala di valori e di quello che è la piramide dell’evidenza il metodo induttivo è alla base perché è un metodo descrittivo, neanche osservazionale.

 

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