Filippo Massaroni è Laureato in Scienze Biologiche e Scienze Motorie

PERCORSO:
Filippo Massaroni ha iniziato il suo percorso nelle scienze motorie anche grazie al professor Pelliccia, oggi uno dei massimi esponenti della facoltà, che negli anni sessanta era il medico della palestra in cui si allenava quotidianamente Massaroni. Nella palestra dove si allenava Filippo era quello a cui piaceva di più lo studio di quello che facevano, e spinto anche dai compagni si iscrisse alla facoltà di Biologia, laureandosi qualche anno dopo.

Per quanto riguarda la carriera da body builder negli anni settanta e ottanta, si trasferisce negli Stati Uniti per allenarsi e gareggiare. Partecipa a Mr. Universo nella categoria amatoriale medium ottenendo un primo posto e, sul finire di carriera, un secondo posto nel torneo riservato ai professionisti.

Terminata la carriera di atleta, Massaroni è divenuto direttore della sezione italiana della NABBA (National Amateur Bodybuilders Association). Massaroni ha ideato un suo personale metodo di allenamento che ha chiamato “tecnica delle serie interrotte”.

Dal settembre del 2006 al giugno del 2007 è stato “professore” di algebra, geometria e scienze naturali presso la scuola superiore di primo grado Pietro Egidi di Viterbo. Docente Universitario “TorVergata”

 

Giacomo Catalani:
“Tu insegni anche matematica, come ha influito questo nella tua carriera?”

 

Filippo Massaroni:
“La matematica mi ha sempre aiutato, fondamentalmente perché con un approccio matematico è più facile definire bene le relazioni tra le variabili. La matematica è questo.

Parlando del nostro allenamento quali possono essere le variabili? Il valore della resistenza, cioè i pesi, la gravità, la quantità. Il numero delle ripetizioni che se si riflette un attimo, sono gli spostamenti. Ogni ripetizione è uno spostamento. Quindi io quando parlo di una serie di lavoro, i chili di lavoro per il numero di ripetizioni, in verità faccio la forza per spostamento.

La matematica quindi mi ha aiutato a definire bene sia le variabili dell’allenamento sia le relazioni che ci sono tra di loro che non è poco. “

 

Giacomo Catalani:
“Da dove hai cominciato a costruire un tuo metodo di allenamento?”

 

Filippo Massaroni:
“Mi sono sempre allenato sempre ma è quando ho conosciuto dei campioni che ho capito alcune cose che ritengo ancora oggi fondamentali.

Mi sono allenato con Serge Nubret e per lui era normalissimo fare una sessione di lavoro sui pettorali facendo anche 30 ripetizioni. Mi sono allenato poi anche con Mike Mentzer e lui si allenava non facendo mai oltre 3 o 4 ripetizioni. Erano entrambi grandi campioni quindi i due metodi non potevano essere corretti entrambi, avevano entrambi dei pro e dei contro.

Iniziai quindi a studiarci sopra e alla fine ho capito quanto è importante valutare il somatotipo a cui si prescrive un certo programma di allenamento. La personalizzazione sia dei carichi che delle ripetizioni è la base primaria per individuare un metodo di allenamento che sia il più efficace possibile.

Nel mio caso mi avvicinavo più allo stile di Mentzer, facendo massimo 4 serie per ogni esercizio su ogni gruppo muscolare. Inoltre non mi allenavo quasi mai più di 4 volte a settimana e quando passavo a 5, solitamente era lo stesso piano ma distribuito su un giorno in più quindi senza aumentare mai il carico complessivo.”

 

Giacomo Catalani:
“Cosa ne pensi di quello che riguarda gli integratori alimentari?”

 

Filippo Massaroni:
“Spesso nel mio ambiente sono risultato poco simpatico perché io non credo molto alla necessità di utilizzare con troppa intensità gli integratori alimentari, credo di più all’importanza della distribuzione dei nutrienti durante la giornata.

Soprattutto bisogna distinguere bene cosa è integrazione cosa è surplus. Io per esempio mangio molto volentieri le verdure e quindi molti minestroni. Mi capitava spesso quindi aver bisogno di un’integrazione e allora mi capitava di utilizzare l’albumina, ma non significa che ingerire albumina ogni giorno sia una buona cosa.

Per quanto riguarda le quantità non credo che 20 grammi più o in meno di proteine possa fare differenza o pregiudicare la salute di una persona. Il problema si pone quando le percentuali dei nutrienti vengono violentate e questo accade più spesso quando si abusa, come accade secondo me troppe volte, quando si delega agli integratori tutto il lavoro sull’alimentazione.

L’assunzione di proteine per gli atleti continua ad essere un’area di ricerca attiva. La quantità e il tipo di assunzione di proteine è continuamente dibattuta dagli atleti, nutrizionisti, allenatori e Personal Trainer.

La NSCA raccomanda agli atleti di ingerire tra 1,5 e 2,0 g / kg di peso corporeo di proteine su base giornaliera. L’esatta quantità di assunzione di proteine è influenzato da molti fattori, tra cui l’assunzione di energia totale, la qualità delle proteine, carboidrati, modalità e intensità di allenamento, e la tempistica della assunzione delle proteine. I tipi di proteine che gli atleti dovrebbero ottenere dai loro alimenti devono essere di alta qualità.

Questi tipi di proteine si trovano in alimenti di origine animale (pollo, uova, manzo, pesce). Le proteine che si trovano nel latte (siero di latte e caseina) sono due delle proteine utilizzate come supplementi più scientificamente studiate e sono di alta qualità.

Infine anche i tempi di assunzione di proteine sono importanti: gli atleti dovrebbero cercare di ingerire proteine di alta qualità in forma liquida il più vicino possibile al loro allenamento.”

 

Giacomo Catalani:
“Quali possono essere le aspettative per chi fa il percorso di Scienze Motorie?”

 

Filippo Massaroni:
“Sono convinto che c’è ancora molto spazio per il lavoro all’interno delle palestre e dei tanti centri benessere che oggi vanno sempre più di moda. Bisogna distinguere bene tra la figura del coach, che è la figura che aiuta chi ha bisogno di ottenere delle performance, e il personal trainer, che è il professionista che lavora sulle persone per il raggiungimento del benessere e di uno stile di vita più sano.

Il personal trainer dovrebbe lavorare a stretto contatto con i professionisti della salute, principalmente il medico, e lavorare con attenzione con una nicchia di persone molto grande che secondo me ha e avrà sempre più bisogno di questo genere di figure.

Oltre il 50% degli italiani ha più di 46 anni e sappiamo che perdendo gran parte della forza, che di conseguenza causa problemi di postura, molti di questi hanno dolori alla schiena. A 40 anni il 20% lamenta fastidi alla schiena, a 48 anni l’80% delle persone ha dei problemi alla schiena. Se pensiamo che i problemi alla schiena sono la causa principale delle assenze dal posto di lavoro, diventa abbastanza facile capire quale potrebbe essere il lavoro dei personal trainer oggi e in futuro.

Il movimento organizzato e la sana alimentazione sono riconosciuti a tutti i livelli come la giusta risposta a quasi tutte le degenerazioni conseguenti agli stili di vita correnti. Il personal trainer può essere la figura in grado di fornire ai clienti la necessaria motivazione sia attraverso programmi di esercizio appropriati sia modifiche del comportamento e stile di vita inclusa una consulenza nutrizionale per il raggiungimento dei loro obiettivi di fitness. Il non sentire il bisogno di aggiornamenti e approfondimenti professionali è un punto negativo caratterizzante la maggior parte di chi esibisce in Italia questo titolo.

In questa ottica credo sarebbe necessario che tra le specializzazioni del percorso di studi di Scienze Motorie fosse previsto qualcosa che formi le persone proprio nella direzione del personal trainer e della creazione di una figura professionale che non sia centrata sull’atleta ma sul cliente che non chiede performance eccellenti, ma benessere e salute.

 

Giacomo Catalani:
“Hai mentori o fatti che ti hanno cambiato?”

 

Filippo Massaroni:
“Ricordo sempre il mio primo allenatore, quando avevo 17 anni, Raffaele Vessicchio. Lui è stato il vero mentore. Per capire quale fosse il suo approccio mi ricordo che nel suo ufficio c’era questa scritta “la cultura fisica non ti darà un giorno in più, ma salute per tutta la vita”. Questo era l’approccio con cui ci allenavamo, con grande impegno e intensità, ma mai andando oltre rischiando di compromettere la nostra salute.

In seguito mi è poi capitato spesso di vedere persone affrontare il nostro sport mettendo a rischio la propria salute, approcciandosi come ci fosse una competizione come in tutti gli altri sport mentre io non credo sia così. Ho sempre preso le distanze da quel modo di allenarsi e credo che questo sia dovuto in gran parte proprio all’insegnamento del mio primo allenatore.”

 

Giacomo Catalani:
“Quali consigli puoi dare a chi intraprende il percorso di Scienze Motorie?”

 

Filippo Massaroni:
“La prima cosa che vorrei dire è che bisogna avere la passione di non fermarsi mai, di aggiornarsi sempre e continuare a studiare e aumentare le proprie competenze. La laurea non dà tutto ma mette in gradi capire e ti dà i mezzi per cominciare e sottolineo cominciare un percorso.

La prima cosa che dico sempre ai miei studenti di Scienze Motorie è “studiate bene l’inglese”. Tutti i lavori scientifici sono in inglese quindi se dovrai e vorrai approfondire, conoscere l’inglese sarà determinante”