Andrea Azzalin è laureato in Scienze Motorie all’Università degli Studi dell’Insubria, Dottore Magistrale in Scienze dello Sport all’ Università degli Studi di Milano, Ph.D. all’ Università degli Studi di Verona e a University of Kent.

PERCORSO:
Andrea Azzalin ha sempre voluto diventare un preparatore atletico di calcio professionista e per questo subito dopo la fine degli studi superiori si è iscritto e poi laureato a Scienze Motorie. L’altra passione di Andrea è sempre stata la ricerca, si iscrisse quindi alla magistrale di Milano e poi al dottorato all’università di Verona.

Non soddisfatto pienamente delle condizioni dei ricercatori in Italia è volato in Inghilterra, all’università di Kent dove ha continuato a studiare mentre iniziava la sua collaborazione con il Centro Mapei di Fagnano Olona.

Proprio grazie all’impegno e alla dedizione dimostrati che Roberto Sassi segnalò Andrea a Claudio Ranieri, non appena il tecnico cominciò la sua nuova avventura al Monaco. Da qui è iniziata la carriera di preparatore che lo ha portato a lavorare in grandi realtà e nell’ultima stagione di Premier League ad entrare nella leggenda del calcio mondiale, vincendo il campionato con il Leicester.

 

Giacomo Catalani:
“Come è iniziato il rapporto con Claudio Ranieri?”

 

Andrea Azzalin:
“Una mattina qualunque è arrivata una chiamata da Roberto Sassi, con cui collaboravo da tempo e avevo un ottimo rapporto, in cui mi diceva che lo aveva chiamato Claudio Ranieri perché era in cerca di un preparatore atletico per la sua nuova avventura in Francia, al Monaco. Roberto credo avesse lavorato oltre 10 con Ranieri e gli fece il mio nome e con lui penso ci sia stato anche la voce di Enrico Arcelli, altro grandissimo professionista che conoscevo meglio perché abitava a Varese, Varese a supportare questa candidatura.

Con Claudio c’è stato semplicemente una chiamata su Skype e quella è bastata per ottenere questa grande possibilità di andare a lavorare nel principato con una squadra che quell’anno era in serie B ma che era comunque il Monaco, la stessa squadra che aveva disputato solo pochi anni prima la finale di Champions League.

Ho ricevuto subito grande fiducia da parte di Ranieri e questo è stato fondamentale per iniziare questo straordinario percorso al suo fianco.”

 

Giacomo Catalani:
“Come hai affrontato il passaggio nei professionisti?”

 

Andrea Azzalin:
“Per me è stato un passaggio abbastanza semplice perché già quando lavoravo con Mapei ho sempre avuto la possibilità di fare test di valutazione sul campo con atleti di serie A. Quindi ho sempre avuto questo approccio con atleti professionisti, ma secondo la serie non conta, conta la serietà.

Quando un atleta è serio e lavora con costanza non ha differenze se gioca in serie A o nelle leghe dilettantistiche. Io per questo ho sempre lavorato con il massimo della professionalità, l’importante era farlo con atleti seri. Non ho mai guardato al livello in cui giocavano. Quando poi ho avuto la possibilità di lavorare con gli atleti dei livelli massimi non ho mai percepito il salto come una difficoltà, per me la professionalità era uno standard obbligatorio sempre.”

 

Giacomo Catalani:
“Quale è il tuo punto di vista sulle opportunità in Italia per i laureati in Scienze Motorie?”

 

Andrea Azzalin:
“Non vorrei creare delle polemiche ma credo che ultimamente la laurea in Scienze Motorie ha perso la sua natura, perché sempre più si sta creando delle figure che con lo sport vero, quello dove si corre, si salta, si suda o si schiaccia, hanno un rapporto troppo distante perché nel percorso accademico se ne fa sempre meno.

Se l’obiettivo di chi si laurea in Scienze Motorie, perché non è detto che tutti facciano la magistrale o il dottorato di ricerca, è quello di uscire dall’università ed essere in grado di gestire un gruppo di ragazzi o bambini o anziani, secondo me oggi si sta sbagliando. Questo perché a parer mio troppo poco oggi si fa a livello pratico, troppe poche cose sul campo vengono sperimentate e questo comporta che si esce dall’università con tante nozioni ma con quasi l’impossibilità di metterle in pratica che è poi quello che fa la differenza.

Quando vado a parlare alle università o ai congressi dico sempre che sono andato là la mia preoccupazione e andare via avendo lasciato almeno una cosa per la quale sarà valsa la pena avermi ascoltato. Secondo me bisognerebbe trovare delle soluzioni per inserire i laureati nel mondo del lavoro con più logica rispetto alla giungla che è oggi in Italia.

Nella mia esperienza internazionale ho notato che spesso fuori dall’Italia sono più pragmatici e l’approccio scientifico è migliore del nostro. Non sempre è così ma devo ammettere che a parte alcune realtà in cui si sta cercando di adeguarsi, il resto non è paragonabile. Di sicuro non può esserlo dal punto di vista economico, soprattutto perché in molti paesi europei le strutture sono quasi per la totalità private ed è quindi più facile aggiornare le strumentazioni che sono alla base di una formazione concreta e al passo con i tempi.”

 

Giacomo Catalani:
“Come è andata l’incredibile storia con il Leicester?”

 

Andrea Azzalin:
“Nell’estate 2015 aspettavo una chiamata dopo un anno difficile perché le esperienze a Bari con Devis Mangia e nella nazionale greca con Ranieri non erano andate come pensavamo e si erano interrotte prima del previsto.

Mi sono sposato il 16 giugno con Erika e sono rientrato in Italia per i funerali del professor Arcelli. Un paio di giorni dopo mi ha chiamato Ranieri, dicendomi che c’era la possibilità di allenare il Leicester. La Premier League è un obiettivo per chiunque lavori in questo mondo e non fu quindi difficile accettare con entusiasmo.

Nessuno pensava all’inizio a quello che poi è successo ed è stato bellissimo accorgersi giorno dopo giorno di quello che avevamo fatto. La determinazione dei ragazzi era contagiosa, dava forza a tutti: a me, al mister, all’ambiente, alla squadra, ai tifosi.

Abbiamo unito non solo Leicester, ma l’Inghilterra, l’Italia e poi il mondo intero. Credo che questa vittoria sarà ricordata per sempre Abbiamo unito il mondo calcistico e credo sia davvero qualcosa di incredibile. In Tailandia c’era 1 milione di persone ad attenderci, un’emozione incredibile.”

 

Giacomo Catalani:
“Quanto è importante il ruolo del preparatore atletico nel calcio?”

 

Andrea Azzalin:
“Non credo che il preparatore fisico possa spostare l’ago della bilancia, sia in senso positivo che negativo, se consideriamo il suo lavoro per gli esercizi che propone o l’intensità che richiede nel tempo che passa con i giocatori. Può invece essere un grandissimo valore aggiunto se visto nel lavoro in team, al fianco soprattutto dell’allenatore, giorno dopo giorno.

Il preparatore deve sapere tutto di quello che vuole fare l’allenatore, per capire se quella determinata richiesta può essere supportata con delle analisi e delle esercitazioni fisiche adatte in quel momento e in quel contesto.

In ogni realtà la figura del preparatore ha un peso diverso, in alcune non si fa niente se non c’è il benestare del preparatore, in altre invece viene considerato poco più che arredamento. Nella mia esperienza ho imparato che il nostro ruolo è tanto più importante quanto più si riesce a lavorare insieme agli altri. Contestualizzare quindi diventa fondamentale, solo così hai la possibilità di esprimere al massimo le tue competenze altrimenti rischi di rimanere una figura con l’aurea da scienziato ma che alla fine incide pochissimo.

Approfitto per parlare di quello che secondo me è l’aspetto più importante per la preparazione fisica oggi che è quello psicologico o psico biologico. Un aspetto che va allenato quotidianamente e che ti costringe a capire subito chi hai di fronte e instaurare un rapporto che sia immediatamente efficace e efficiente ma allo stesso tempo distante perché il rispetto dei ruoli è comunque necessario mantenerlo ben chiaro.

Per ragioni commerciali o per mancanza di competenze vedo sempre più andare alla ricerca di numeri e statistiche ma poi mancano spesso le prestazioni e i risultati concreti. Quindi secondo me è molto meglio avere qualche numero in meno ma un pò di cuore in più. Questa è un’altra delle mie linee guida.”

Giacomo Catalani:
“Cosa pensi della realtà italiana e cosa ti aspetti dal futuro?”

 

Andrea Azzalin:
“In Italia serve lo sforzo culturale di non pensare di essere i migliori. Sulla programmazione dell’allenamento infatti dobbiamo fare ancora dei bei passi avanti. In Italia sono ancora diffusi allenamenti lunghi con intensità non troppo elevata e secondo me questo non è l’approccio migliore anche se bisogna considerare che il campionato italiano è caratterizzato da una straordinaria cura dell’aspetto tattico e questo influisce sull’intensità.

Ho iniziato ad allenare ormai circa 10 anni fa in eccellenza, e fino a che non ho iniziato a lavorare al Monaco, non ho mai avuto particolari strumenti tecnologici a disposizione. Per cercare di capire come il giocatore poteva reagire al carico somministrato non avevo praticamente niente tranne la mia testa e i dati percettivi ottenuti mediante un approccio valido, ripetibile e a costo zero, quindi da utilizzare perché molto utile.

Oggi quando penso al futuro mi preoccupo di dimenticare quello che è stato fatto perché bisogna avere il focus sempre sul prossimo obiettivo, allontanando il più possibile il rischio di adagiarsi e pensare che quello hai ottenuto possa essere sufficiente per raggiungere gli obiettivi futuri. Mi piacerebbe tornare in Italia ma credo che non sarà possibile per ancora molto tempo.”